L’affondo di Veneziani: “Alla sinistra resta solo un’egemonia subculturale da Ztl snob e presuntuosa”

29 Lug 2022 17:41 - di Adriana De Conto
sinistra Veneziani

“Alla sinistra resta solo un’egemonia subculturale“: Un Marcello Veneziani monumentale descrive in maniera spietata la parabola di quella che fu una cultura di sinistra,  finita in un abisso di idiozie politicamente corrette. L’editorialista, scrittore e filosofo interviene sull’argomento osservando come la cultura di sinistra sia ormai scomparsa dai radar. Alla sinistra resta, pertanto, solo il potere da difendere, da rivendicare, scrive sulla Verità oggi in edicola. Una constatazione che si invera una volta di più assistendo a questi primi giorni di campagna elettorale. “Un tempo la contrapposizione politica tra i due poli aveva una linea di confine: quelli di sinistra avevano un pensiero politico alle spalle;  un’ideologia su cui fondavano l’egemonia culturale; gli altri, invece, dai democristiani alle destre,ai berlusconiani ai leghisti, dai moderati ai conservatori, erano i pragmatici; puntavano diritti sulla realtà, sui fatti…”.

Veneziani, lezione magistrale: “La sinistra si è nascosta dietro la ‘dragocrazia’

Cosa rimane di questo lascito a sinistra? Nulla – scrive Veneziani-. “Oggi, il retropensiero della sinistra non è un pensiero, non c’è una cultura politica alle spalle: gli intellettuali non contano nulla, spesso le menti migliori sono in dissenso sui temi cavalcati dai dem: dalle misure restrittive sulla pandemia all’interventismo militare filo Nato, dall’insistenza ossessiva sui cavalli di battaglia del politically correct alla perdita di ogni visione sociale”. Dunque, cultura no, temi sociali nemmeno: “Spariti i grandi temi che facevano della sinistra la forza politica più vicina ai ceti proletari e operai (…); cancellata ogni residua critica al sistema capitalistico e al modello occidentale, cosa è rimasto oggi del suo asse culturale?”.

Veneziani, la subcultura della sinistra, dal politically correct agli asterischi

E’ presto detto: “La difesa a oltranza dell’Unione Europea, il filo atlantismo e la subalternità assoluta alla Nato e ai dem american; la difesa delle oligarchie e degli assetti di potere vigenti; la subalternità della politica alla tecnofinanza”. Signori, è la “dragocrazia”. “Si rifugiano dietro il volto «neutrale» del Commissario straordinario”. Sul piano dei diritti le battaglie della sinistra sono ridotte al catechismo del politically correct. La battaglia “epocale” riguarda la disfida su “presidenta o presidente”, su “sindaca o sindaco”, per intenderci. Una battaglia  finita pure male, con la norma  sulla parità di genere bocciata dal Senato. Insomma, tutte battaglie che non hanno incidenza né presa “nella vita reale delle persone. Ha solo una ricaduta ideologica e feticistica funzionale ai movimenti femministi e lgbtq+”.

“Antifascismo puerile e ignorante”

Come stiamo notando, l’altro caposaldo di questa preudo-cultura è l’antifascismo da operetta; “esagitato e puerile”. Una “caricatura criminale del fascismo”. Un “antifascismo al ketch up, ignorante e sanguinolento”, scrive Veneziani con il suo linguaggio fiorito. Con il quale recita il de profundis: “È nata l’egemonia subculturale della sinistra condita da un radicalismo da ztl, snob e presuntuoso”.

Le nuove icone della sinistra: da Cacciari ai Ferragnez

E corrosivo ma realistico conclude:  “Resta il potere sulla cultura al posto del potere della cultura. Le nuove icone della sinistra nn sono più i Cacciari, gli Asor Rosa, ma Fedez e Ferragni. E tutti i vip che si accodano alla demonizzazione della destra. Ieri Giorgia, l’altro ieri Mannoia, prima Elodie., prima ancora Vanessa Incontrada.

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