Draghi in bilico e irritato. Lasciare per sempre Palazzo Chigi o ripensarci? SuperMario riflette

16 Lug 2022 9:37 - di Sara De Vico

Difficilmente tornerà sui suoi passi. E avrà ancora voglia di mediare le posizioni divergenti della sua ormai ex maggioranza. Di affrontare i capricci dei grillini e il gioco delle bandierine dei partiti. Mario Draghi appare irremovibile nella sua scelta di lasciare per sempre Palazzo Chigi. Chi conosce bene il carattere dell’ex governatore della Bce sa che è testardo. E non si muoverà dalla posizione assunta andando al Quirinale. Per ora. Perché in quattro giorni,  da qui a mercoledì,  tutto può ancora succedere.

Draghi in bilico: il governo ha ancora molte cose da fare

Ma in queste ore superMario, irritato,  dimostra un grande distacco da Roma, dai palazzi, dalle guerriglie interne ai partiti. E dal Colle. È nel suo buen retiro per riflettere.  Se Letta lo corteggia e si prepara a riportare all’ovile i grillini che non seguono, in casa 5Stelle va in scena una resa dei conti poco confortante per il premier dimissionario. Anche con Mattarella il clima è cambiato. Il presidente della Repubblica ha respinto le dimissioni e ‘costretto’ Draghi a parlamentarizzare la crisi. Non si incontrano più, neppure alla camera di ardente di Eugenio Scalfari. Dove qualcuno chiede al premier di tenere duro. “Ma intende tenga duro e fare marcia indietro dalla mia decisione? Oppure tenere duro e confermare le dimissioni?“, risponde sorridendo.

I colleghi internazionali: deve rimanere per il bene dell’Italia

Da Palazzo Chigi fanno sapere che il capo del governo dimissionario ha ricevuto molte telefonate. Banchieri, big internazionali. Dall’estero, Usa compresi, è un coro unanime perché ‘il titano’ rimanga al suo posto. Ma la risposta di ‘unità nazionale’ che avrebbe voluto finora non è arrivata. A chi lo ha sentito Draghi ha dato una risposta lapidaria che potrebbe aprire la porta a  un ripensamento. “Il governo ha ancora cose importanti da fare”. Con le comunicazioni di mercoledì alla Camera si aprono vari scenari possibili. All’indomani della rottura i sentimenti del premier non sono cambiati. “Sono venute meno le condizioni per proseguire la navigazione di governo, ha detto salendo al Colle, pur avendo ancora una maggioranza.

Il pressing del Pd per riportare a casa un pezzo di M5S

Basteranno le manovre del Nazareno e di Renzi per raccogliere una nuova squadra con i 5Stelle ‘buoni’ che gli giuri fedeltà? “Ci sono buone ragioni per andarsene e buone ragioni per restare”, avrebbe confidato Draghi. Senza specificare quali siano. Ma sono intuibili. Le sfide internazionali, le grandi manovre per ridurre le conseguenze tragiche della crisi energetica, le modifiche al Pnrr, la manovra finanziaria. Ma per affrontarle serve  una maggioranza coesa e determinata. Che non c’è (non c’è mai stata). Il salvataggio dell’Italia, per il quale superMario sarebbe l’unica seria garanzia, si scontra con la pazienza giunta al capolinea. Draghi non è disposto a farsi cuocere a fuoco lento dalle continue baruffe dei partiti e i fuor d’opera dei suoi ministri.

Gli scenari possibili dopo le comunicazioni di mercoledì

Se le “buone ragioni per restare” avranno la peggio si profilano due scenari. Che mercoledì, dopo il viaggio lampo in Algeria e l’intervento alla Camera, Draghi vada al Colle per confermare le dimissioni senza aspettare il voto parlamentare. A quel punto Mattarella sarebbe costretto a sciogliere le Camere e il premier dimissionario resterebbe in carica per gestire gli affari correnti. A cominciare dal decreto di Aiuti di fine luglio, pomo della discordia per la presenza ingombrante dell’inceneritore alle porte di Roma. E gli 8 miliardi in bilancio per i quali potrebbero essere riconvocato le Camere, anche se sciolte. Se invece tutti i  leader politici in Parlamento gli chiedessero pubblicamente di restare (Pd, Italia Viva, Lega, Fi e i 5Stelle nella figura del capogruppo Mariolina Castellone, dell’ala governista) con una mandato forte per affrontare la navigazione fino a scadenza naturale si aprirebbe l’ipotesi di un Draghi bis. Per ora lontanissima.

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