Draghi al Senato con bastone e carota: “Siete pronti a un nuovo patto?”. Ma non convince Lega e 5Stelle

20 Lug 2022 11:49 - di Romana Fabiani

Duro, sferzante, voce alta e viso tirato. Mario Draghi al Senato prende le mosse dalle dimissioni consegnate e respinte dal Colle e conclude con una sfida ai partiti. Che prima lo hanno sostenuto con forza e poi mollato. Con l’epilogo di una maggioranza ‘sfarinata’. Siete pronti a siglare un nuovo patto? incalza sul finale. “Al governo non serve una fiducia di facciata”, ha scandito. Chiedendo la sottoscrizione di una nuova “sacra alleanza” come condizione per proseguire la navigazione dell’esecutivo. “Lo dovete agli italiani, non a me”. L’uscita di scena sembra un’opzione lontana. Ora il pallino passa nelle mani dei partiti. Che ancora non scoprono le carte. La morale è chiara: sono pronto a restare ma la musica deve cambiare. Altrimenti non ci sto a farmi cucinare a fuoco lento.

Draghi al Senato sfida i partiti: resto solo se…

È  il giorno più lungo per l’esecutivo di unità nazionale che doveva traghettare il Paese fuori dalle secche della pandemia e della recessione economica. Nelle sue comunicazioni al Senato Draghi lancia il guanto di sfida. Ribadisce la frattura della scorsa settimana, non intende minimizzare perché “potrebbe ancora accadere”. Ma non drammatizza perché è chiaramente disposto a ‘sacrificarsi’ ancora per portare a termine gli obiettivi del suo mandato. Ma a condizioni molto chiare sulle quali torna più volte. Un nuovo patto che gli dia mano libera. Delle dimissioni parla di una scelta “sofferta  ma dovuta”. Il lungo intervento dell’ex governatore della Bce (accolto con freddezza inevitabile dai 5Stelle ma anche dalla Lega) è nettamente diviso in due parti. Che corrispondono alle due fasi del suo governo nei 17 mesi al timone di Palazzo Chigi. La prima rosa e fiori, con i partiti leali agli impegni di fare un passo indietro. La seconda costellata di prevaricazioni.

Il miracolo dei primi mesi. La maggioranza sfarinata

Rivendica la genesi di un esecutivo di alto profilo. “Lo scorso febbraio mi fu affidato l’incarico per affrontare tre emergenze: quella  pandemica, economica e sociale. Tutti i partiti, tranne uno, dissero sì. Nel mio discorso di insediamento feci riferimento allo spirito repubblicano del governo. Basato sul presupposto dell’unità nazionale. L’amplissimo consenso ha permesso di aver tempestività nelle decisioni richieste. A lungo la maggioranza ha saputo mettere da parte le divisioni per il bene dei cittadini”. E passa in rassegna gli obiettivi raggiunti, non senza autocompiacersi. “Grazie alla campagna di vaccinazione e al sostegno a famiglie e imprese abbiamo dato slancio alla ripresa economica. Siamo usciti più rapidamente di altri paesi dalla recessione della pandemia. L’economia cresciuta del 6,6 per cento. La stesura del Pnrr, approvato a larghissima maggioranza, ha avviato percorso di riforme e investimenti che non hanno precedente”.

Le riforme avviate e l’agenda futura

Fa riferimento alla riforma del fisco, della giustizia, degli appalti. Tutte medaglie sul petto nella gara per la modernizzazione dell’Italia. Coniuga al futuro i prossimi impegni e scadenze (anche vicinissime) dimostrando di voler restare al timone del governo. Per intestarsi la conclusione del miracolo avviato. Sullo scenario internazionale ha rivendicato, con l’aiuto di maggioranza e opposizione, il pieno sostegno all’Ucraina. “E la rinnovata centralità dell’Italia nella Ue e nel G7”. Partoni i primi applausi, replicati a lungo quando il premier nomina Falcone e Borsellino. “Dobbiamo tenere fuori la mafia dal Pnrr”, dice. Il migliore omaggio ai giudici e alle scorte uccise da Cosa Nostra.  Sulla politica estera è stato chiarissimo, sgombrando il campo da ambiguità e tentazioni filo Putin che si sono affacciate nella maggioranza. “Ci siamo mossi con celerità per evitare l’inaccettabile dipendenza energetica dalla Russia ridotto del 25 per cento della dipendenza. In futuro andremo ad annullarla”.  Chi si aspettava un intervento remissivo, da leone ferito è rimasto deluso. Draghi mostra i muscoli: è pronto a restare ma a condizione che i partiti la smettano con il gioco dei veti incrociati sui provvedimenti cruciali.

Economia, giustizia, sanità, ambiente

Economia, giustizia, sanità, ambiente. Draghi passa in rassegna tutte le sfide sull’agenda. Quelle già vinte e quelle da vincere. “Il merito è stato vostro”, dice ai senatori scandendo le parole. Poi si rivolge agli italiani che “hanno seguito questo miracolo civile”.  Un crescendo che si conclude con la frase strappa applausi. “Mai sono stato così orgoglioso di essere italiano”. La richiesta di unità nazionale e di coesione viene ribadita più volte.

“Non votare la fiducia è un gesto politico eloquente”

Ai grillini le manda a dire di santa ragione. “Non votare la fiducia al governo di cui si fa parte è un gesto politico eloquente. Non si può ignorare, non si può trascurare”. Tra le stoccate il passaggio sui rigassificatori a Piombino e a Ravenna. “Non è possibile volere la sicurezza energetica per gli italiani e poi protestare per queste infrastrutture”. La pazienza è finita fa capire chiaramente. Ma la strada non è quella del ‘me ne vado’. L’unico modo è uscire dal cul de sac è ricostruire insieme questo patto. “L’unica strada è farlo con coraggio, altruismo. Lo chiedono gli italiani”.

Commosso dall’appello dei sindaci

Il pressing trasversale avrebbe sortito l’effetto del ripensamento. “La richiesta delle associazione è senza precedenti e impossibile da ignorare. Ha coinvolto il terzo settore, la scuola, la società. Lo sport : è un sostegno immeritato ma per il quale sono grato”, dice molto ‘colpito’ dal sostegno di oltre 2mila sindaci. Ora paletti precisi: questo governo si identifica pienamente nell’Ue e nell’alleanza atlantica; “La Ue è la nostra casa”. Ai grillini chiede di cambiare marcia. Anche se lascia qualche spiraglio sul reddito di cittadinanza e sul salario minimo. Ora il boccino è nella mani dei 5Stelle. Conte andrà fino in fondo con le barricate a rischio di una nuova scissione? E Salvini come ne esce?  “Siete pronti a confermare quello sforzo che avete compiuto nei primi mesi, e che poi si è affievolito?”. Qualche brusio inevitabile. La presidente Casellati invita all’ordine: “Avete cinque ore e mezza per discutere”. Fiato sospeso fino all’ultimo con i partiti in rigoroso silenzio. Carte coperte. A giudicare dal silenzio assoluto dei grillini, che non applaudono mai insieme ai leghisti, la partita è ancora tutta da giocare.

 

 

 

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