Centrodestra, la Meloni avverte: «Senza accordo sul criterio per il premier, l’alleanza non ha senso»

25 Lug 2022 19:20 - di Redazione
Meloni

No premiership, no party. No nel senso della pubblicità del Martini, ma nel senso che non si parte proprio. Almeno non uniti nel nome del centrodestra. È tanto secca quanto pacata la replica di Giorgia Meloni ai rinvii e alle palle spedite in tribuna da molti esponenti di Forza Italia ogni qualvolta l’argomento scivola sulla guida del governo in caso di vittoria del centrodestra. «Se non dovessimo riuscire a metterci d’accordo su questo – ha spiegato la leader di Fratelli d’Italia al Tg5 -, non avrebbe senso andare al governo insieme. Confido – ha aggiunto – che si vorranno confermare, anche per ragioni di tempo, regole che nel centrodestra hanno sempre funzionato, che noi abbiamo sempre rispettato e che non si capisce per quale ragione dovrebbero cambiare oggi».

La Meloni replica a Tajani

L’ultimo “” in ordine di tempo all’ipotesi di Meloni premier reca la firma di Antonio Tajani, la voce ufficiale degli “azzurri” quando tace Silvio Berlusconi. Il suo nome è tra quelli in lizza, anche perché godrebbe – così pare – della sponsorizzazione del Ppe. Ma lui taglia corto: «Sto bene dove sto». Più loquace è il numero due di FI sul tema, appunto, della premiership. «Non abbiamo alcun pregiudizio nei confronti di chicchessia – premette -. Sederanno al tavolo i leader e decideranno le regole».

Salvini: «Giusto. Chi avrà più voti indicherà il nome»

In ogni caso, puntualizza, «a me interessa che il centrodestra vinca, poi penseremo a chi alza la coppa. Perché se non si vince, la coppa non la alza nessuno…». Parole apparentemente sagge, ma che in realtà si prestano a strumentalizzazioni da parte degli avversari, che potrebbero cogliervi uno scarto rispetto alle parole della Meloni. È quel che teme anche Matteo Salvini. «Lasciamo a sinistra litigi e divisioni – esorta il capo della Lega -. Per quanto ci riguarda, siamo pronti a ragionare con gli alleati sul programma di governo partendo da tasse, lavoro, immigrazione e ambiente. Chi avrà un voto in più, avrà l’onore e l’onere di indicare il premier».

 

 

 

 

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