Céline, arriva a ottobre in Francia il romanzo inedito su Londra. Era tra le carte scomparse nel 1944

3 Lug 2022 19:07 - di Vittoria Belmonte
Céline

Un nuovo romanzo inedito di Louis-Ferdinand Céline (1894-1961) sarà pubblicato in Francia da Gallimard: si intitola “Londres” e arriverà nelle librerie il prossimo 13 ottobre, come ha annunciato la casa editrice che detiene i diritti di autore dell’intera opera letteraria dello scrittore francese. Il romanzo ambientato a Londra fa parte dei manoscritti recuperati dopo decenni e restituiti nel giugno 2021 agli eredi del sulfureo autore di “Viaggio al termine della notte“.

Il manoscritto di “Londres” era tra le carte scomparse nel 1944 durante il saccheggio dell’appartamento parigino in Rue Girardon a Montmartre da parte di militanti della Resistenza, dopo che Céline, accusato di collaborazionismo e antisemitismo, lo aveva lasciato per la Germania poco prima della Liberazione della capitale francese. Per molti anni quelle carte sono state in possesso del giornalista Jean-Pierre Thibaudat che le ha tenute segrete fino a un anno fa.

Gallimard ha pubblicato nello scorso maggio il romanzo inedito “Guerre” (si stimano già 140mila copie vendute in Francia), incentrato sulla convalescenza del soldato Ferdinand gravemente ferito al fronte nel 1915. “Guerre” si conclude con la partenza del protagonista, il brigadiere Ferdinand, per l’Inghilterra. “Londres”, scritto nel 1934, è la sua diretta continuazione, ha spiegato Gallimard. Il secondo romanzo inedito, ha precisato la casa editrice francese, si distingue come la grande storia di una doppia vocazione: la scrittura e la medicina. “O come tenersi il più vicino possibile alla verità degli uomini, in mezzo a questa farsa oltraggiosa e ingannevole che è la vita”, ha aggiunge l’editore nella scheda di presentazione destinata ai librai. A Londra Ferdinand abita in una mansarda della Leicester Pension, dove Cantaloup, un pappone di Montpellier, organizza un intenso commercio sessuale con la complicità di un poliziotto.

Anche Céline gravemente ferito nella Grande Guerra partì per la capitale britannica nel 1915, assegnato al consolato francese, dove rimase per circa un anno. Questo periodo è stato rievocato in “La banda di Guignol“, romanzo pubblicato nel 1944, e in “Le Pont de Londres” (La banda di Guignol II), pubblicato nel 1964, tre anni dopo la morte dell’autore.

Céline (vero nome Louis Ferdinand Auguste Destouches) proveniva dalla piccolissima borghesia di provincia: il padre era un modesto impiegato, la madre una merlettaia. Ragazzino precoce, abituato ad arrangiarsi, autodidatta, a Parigi lavora come fattorino. Di notte se la spassa al cinema («la mia materia preferita, perpetuamente»). Allo scoppio della Grande Guerra si becca una ferita al timpano nella Fiandra occidentale e una medaglia al valore. Trasferito a Londra, ha una relazione con l’entreneuse Suzanne Germane Nebout, sposata nel 1916. Ma fu «un errore di gioventù».

Segue un soggiorno nelle colonie francesi dell’Africa, dove è divorato dall’enterite cronica. Tornato a Parigi, si appassiona di medicina, convinto che «il pensiero medico, così bello, così generoso, sia l’unico pensiero veramente umano che forse esista al mondo». Consegue la laurea a Rennes, nel 1923, con una tesi intitolata “Vita e opere di Philippe Ignace Semmelweis“. Lo scritto, più letterario che scientifico, è dedicato al medico ungherese ed ebreo scopritore delle cause virali dell’infezione delle puerpere.

Nel frattempo ha sposato Edith Follet, da cui si separa nel 1925: «Non voglio trascinarti piagnucolosa e brontolona appresso a me». Troncare. Recidere. Non desidera fare carriera, ma vuole la libertà. Eccolo quindi in missione, per conto della Società delle Nazioni, a Cuba e negli Stati Uniti e poi a convivere con la danzatrice Elizabeth a Montmartre, dove finisce di scrivere il suo Viaggio al termine della notte («quattro ore di fatica al giorno per cinque anni…») pubblicato nel 1932 e accolto dai metaforici applausi di Jünger, Sartre, Bataille, Miller.

Dopo Elizabeth arriverà un’altra ballerina, Lucette Almanzor, che gli resterà accanto fino alla fine, il primo luglio del 1961. Il Viaggio rivoluziona il modo di scrivere e rompe tutti gli scemi narrativi tramandati. Per Stefano Lanuzza, autore di vari libri sulla figura e l’opera di Céline, è un libro «antimilitarista, anticolonialista, anarchico, nichilista, il drammatico manuale di quel caos che, nell’Europa di primo Novecento, sembra avvolgere l’umano consesso».

Nel 1936 soggiorna nella Russia post rivoluzionaria e ne trae un sovrano disgusto per il comunismo realizzato, che gli ispira il libro Mea culpa, e la conclusione di essere «totalmente anarchico». Allo scoppio della guerra, le illusioni pacifiste di Céline si infrangono su uno scenario di fumo, morte e disperazione. Radio Londra lo bolla come collaboratore dei nazisti, ma le Ss lo giudicano un idolo della stampa ebraica e di sinistra.

In Germania le sue opere sono proibite anche se sul suo Bagatelle per un massacro si accaniscono tutte le specie di avvoltoi. Scomoda posizione quella dello scrittore anarchico: per lui se il bolscevismo è la peste, il nazionalsocialismo è il colera. Quando in Europa tutto crolla è esule in Danimarca: «Sono povero, non ho più niente, mi hanno predato tutto, le decorazioni, le pensioni da mutilato, i diplomi di medico, i libri, tutto…». Arrestato per collaborazionismo, trascorre 14 mesi nel carcere di Vesterfangsel da dove si consola scrivendo alla sua Lucette: «Mangia bene, cerca di danzare. Questo mi dà forza…».

Tornato in libertà nel 1947, lo troviamo medico a Meudon, nel tempo libero cura i suoi cani e i suoi gatti. Dai suoi pazienti, sporchi e afflitti, non prende denaro. Continua a scrivere: nella sua scrittura libera è il succo della sua dignità. «Orgoglioso come 36 pavoni, non traverserei la strada per raccogliere un milione caduto nel fango…». Disprezza i giochi del parlamentarismo, dove si trovano a loro agio le «cacature d’eunuchi».

La moglie racconta così i suoi ultimi giorni: «Girava vestito con una palandrana tenuta su con una corda, era una specie di pulcinella che metteva, perché negarlo, un po’ paura. Ormai quasi non mangiava più. Saltava a piè pari pranzi e cene; aveva solo una grande passione per i croissant… scriveva nelle poche ore mattutine in cui non lo affliggevano le emicranie sempre più forti».

 

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