Borsellino, Meloni lo ricorda e attacca le fiction che trasformano i criminali in eroi: servono valori positivi

19 Lug 2022 20:04 - di Redazione

“Da quel giorno del 1992, in cui vedevo immagini laceranti in televisione della strage di via d’Amelio in cui moriva Paolo Borsellino, tutto è cambiato ed è iniziata la lunga storia che ci ha portato qui. La lotta alla mafia è una delle ragioni per cui facciamo politica, perché la battaglia contro la criminalità non è conclusa”. Lo ha detto la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni in  un videomessaggio mandato nel corso di “Parlate di Mafia”, il convegno organizzato a Palermo nel trentennale della strage di via d’Amelio: “La mafia continua a spingere per rendere più morbido il trattamento penitenziario dei detenuti, come con la rivolta delle carceri durante la pandemia – ha detto – Purtroppo il governo ha scelto di cedere: non dobbiamo abbassare la guardia, la lotta alla criminalità organizzata è un impegno che deve vederci tutti uniti dal punto di vista culturale, come diceva Borsellino”.

Meloni ha ricordato l’impegno per la conservazione dell’ergastolo ostativo, istituto nato dall’intuizione di Falcone e che ha consentito di impedire ai mafiosi non pentiti di ritornare in società. “Abbiamo presentato due proposte di legge per salvare i principi ispiratori dell’ergastolo ostativo. Chi è in carcere per mafia – ha detto – se vuole ottenere benefici deve dimostrare di non avere più alcun contatto con la criminalità mafiosa”.

L’Italia ha diritto alla verità – ha aggiunto Meloni – “per questo sono contenta che la proposta di istituire una Commissione d’inchiesta stia proseguendo l’iter in Parlamento. La politica dia un segnale forte e compatto”.

La leader di FdI ha anche criticato la scelta culturale di presentare i criminali come eroi. “Dal punto di vista culturale – ha detto – fu decisiva la scelta della Rai di trasmettere il maxiprocesso di Palermo, un esempio di servizio pubblico attraverso il quale gli italiani maturarono la consapevolezza che la mafia poteva essere sconfitta. Ricordo anche i 17 mln di italiani davanti all’ultima puntata della serie La Piovra. Avvertimmo allora la sensazione che la mafia si può combattere. Trenta anni dopo le stragi le cose sono cambiate. Oggi troppo spesso gli eroi di film,  libri e serie tv sono criminali. L’eroe è  oggi che cerca di ottenere il potere attraverso l’illegalità. Il male è affascinante e romantico, così la criminalità può prosperare. Promuoviamo invece – ha concluso – prodotti culturali che raccontano eroi positivi e non solo Gomorra o Suburra”.

 

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