Alberi tagliati e polli di allevamento: riparte il “processo” al Jova Beach Party degli ambientalisti

5 Lug 2022 14:45 - di Marta Lima

Jovanotti sulla graticola per l’impatto ambientale del Jova Beach Party. Ad acuire le polemiche ambientaliste, che già avevano accompagnato i Beach Party del 2019 e preceduto l’esordio di quelli del 2022, è stata la comparsa di uno striscione a Marina di Ravenna, dove la carovana del megashow a tre palchi approderà per due concerti l’8 e il 9 luglio. “65 metri di tamerici abbattuti per Jovanotti, in periodo vietato (per nidificazione). Sindaco, l’ha autorizzato lei? Wwf, Fiab (Federazione Nazionale Ambiente e Bicicletta, ndr.), ambientalisti dove siete?”, recita la scritta sul lungo striscione, fotografata e rimbalzata sui social in centinaia di post.

Il Jova Beach party nel mirino degli ambientalisti da due anni

Va detto che, come già nel 2019, Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, ha messo in atto una serie di azioni per mantenere l’impatto dei concerti in spiaggia il più basso possibile ma proprio la sua ‘fede’ ambientalista e salutista viene chiamata in causa nei post più urticanti: “Talmente ‘green’ che a Marina di Ravenna più di 65 metri lineari di piante di tamerici, alte oltre quattro metri, sono stati rasi al suolo per l’evento di Jovanotti. Talmente ‘green’ che il partner food è un allevamento intensivo di polli: Fileni”, scrive un utente su Twitter.

Le precauzioni del cantante Jovanotti

L’artista prima del via al tour Jova Beach Party , ha annunciato in collaborazione con Intesa Sanpaolo e WWF Italia il progetto ambientale Ri-Party-Amo che si propone di agire su tre aree di sviluppo: “Puliamo l’Italia” con l’obiettivo di pulire 20 milioni di metri quadri spiagge, laghi, fiumi e fondali; “Ricostruiamo la natura” per realizzare 6 macro azioni di ripristino degli habitat; “Formiamo i giovani” con un piano formativo per più di 250 mila studenti, 8 workshop universitari, borse di studio e programmi didattici per la scuola.

Ma da ieri, il tam tam critico sui social oppone post anche sarcastici come questo: “Jovanotti è inutile che te magni le pappette bio estirpate dalle rocce dell’Himalaya prodotte dal monaco Buddista che ha vissuto nel pozzo di Batman per 30 anni se poi mi fai una ca**o dì ammucchiata sulle spiagge alla faccia della sostenibilità ambientale”, scrive tale Visconte Rampante su Twitter.

Le accuse di Sabrina Giannini, la conduttrice Rai

“Al Jova Beach Party va in scena un’insopportabile ipocrisia che andrebbe fermata. Dai concerti in spiaggia alla Marmolada, nelle questioni ambientali tutto si tiene. E purtroppo l’approccio di molti è improntato alla stessa dissociazione cognitiva, che abbiamo il dovere di colmare. Noi da 6 anni con ‘Indovina chi viene a cena’ cerchiamo di collegare i punti per dare agli spettatori gli strumenti per fare scelte che portino un cambiamento concreto”. A parlare così con l’Adnkronos delle polemiche sui concerti di Lorenzo Jovanotti sulle spiagge è l’autrice e conduttrice tv Sabrina Giannini, dal 2016 al timone del programma di Rai 3 “Indovina chi viene a cena”, che si occupa, in particolare, dei sistemi alimentari attuali e del loro impatto sull’ambiente e sulla salute di uomini e animali.

I concerti nelle aree naturali e protette

“Jovanotti che si dichiara ambientalista, dice di non mangiare carne e poi ha come main sponsor dei suoi concerti sulla spiaggia Fileni, che è tra i maggiori allevatori intensivi di polli, risulta incongruente. Come è strano che gli sia concesso di fare concerti accanto a parchi naturali ed aree protette, visto che ad oggi l’art. 9 della Costituzione non tutela più solo il paesaggio, ma anche l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, mettendo per altro verso, un limite all’iniziativa economica privata che non può svolgersi in contrasto con la salute e l’ambiente”.

Io sinceramente mi chiedo perché ancora nessun magistrato abbia disposto il blocco di questi concerti del Jova Beach Party  sulle spiagge, che notoriamente sono habitat delicati e tutelati”, sottolinea Giannini che con il suo programma (e prima anche per ‘Report’) ha condotto inchieste che hanno prodotto autentiche rivoluzioni culturali, da quella sul mercurio nell’amalgama usata per le impronte dentali a quella sull’olio di palma, solo per citarne due.

“Avere molti fan non significa avere ragione…”

“Il numero dei fan del Jova Beach Party – prosegue la giornalista – non fa passare necessariamente dalla parte della ragione. Io credo che di fronte alla verità scientifica non ci sia molto spazio per il pluralismo. Ormai è assodato, ad esempio, che l’impatto sui gas serra dell’allevamento intensivo degli animali e di tutto quello che è collegato all’allevamento intensivo (produzione di mangimi, deforestazione per creare pascoli, ecc.) sia enorme. E allora come si fa a far sponsorizzare un tour di un artista che si dichiara green ad uno dei più grossi allevatori intensivi avicoli italiani? Io da giornalista sento di dover dire la verità, quella supportata ormai da una grandissimi quantità di studi scientifici. E mi chiedo come faccia il Wwf ad associare il suo nome a questa operazione”.

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