Open Arms, la bufala della relazione psicologica di Emergency: gli immigrati soffrivano di rabbia e tristezza

17 Giu 2022 17:35 - di Paolo Lami
OPEN ARMS

La relazione psicologica sugli immigrati che erano a bordo dell’Open Arms – e sulla base della quale i clandestini furono fatti sbarcare in Italia – non fu fatta con colloqui psicologi individuali, immigrato per immigrato, come chiunque si aspetterebbe che fosse stata fatta ma fu invece fatta in maniera collettiva poiché, secondo il professionista che certificò lo stato di malessere degli extracomunitari, era “impossibile” fare colloqui individuali giacché, questa la motivazione, a bordo dopo tanti giorni di attesa si era creata una situazione di “chiusura” anche nei confronti dello psicologo.

Per questo motivo il professionista di Emergency non aveva prodotto relazioni specifiche e per questo – ha ricostruito l’avvocato di Matteo Salvini, Giulia Bongiorno – erano state reiterate richieste di informazioni precise per lo sbarco dei casi più gravi.

Non solo: gli immigrati fuori fatti sbarcare dalla Open Arms perché, secondo la certificazione dello psicologo di Emergency, soffrivano di “rabbia, tristezza, depressione”.

Quando lo psicologo di Emergency, Alessandro Di Benedetto, firmò delle relazioni individuali sullo stato di salute di cinque immigrati a bordo di Open Arms nell’agosto del 2019, “le persone – ha rilevato oggi l’avvocato Giulia Bongiorno, legale di Matteo Salvini, durante l’udienza Open Arms in corso a Palermo, che vede l’ex-ministro dell’Interno accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio – furono fatte scendere lo stesso giorno” insieme a quattro accompagnatori.

Durante la propria deposizione lo psicologo ha sottolineato che “tutti i migranti stavano male” e che “la sintomatologia dei migranti a bordo era uguale per tutti: rabbia, tristezza, depressione“.

Per Di Benedetto “appena il rapporto era stato più circostanziato, le 5 persone coinvolte erano scese a terra velocemente. Ma da parte di Emergency non ci furono altre risposte soddisfacenti”.

Nel corso dell’udienza è stata ascoltata anche Emanuela Garroni, che nell’agosto del 2019 era vice capo di gabinetto vicario del ministero dell’Interno.

Durante la sua deposizione al processo Open Arms, in corso all’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo la Garroni ha fatto precisazioni importanti.

Intanto, rispondendo all’avvocato Giulia Bongiorno, legale del leader della Lega, ha spiegato che “c’era da poco stata la vicenda di Anis Amri, l’attentatore dei mercatini di Natale di Berlino, ucciso poi in una piazzola di sosta a Milano, che era arrivato da Lampedusa. Si era diffusa anche da poco quell’informazione ed è chiaro che si è innalzato il livello di attenzione. Era nostro dovere farlo“.

In sostanza, “fermo restando che il salvataggio delle vite in mare è obiettivo primario e irrinunciabile e non può essere messo in discussione, a seguito di noti fatti di terrorismo internazionale, che hanno lambito anche l’Italia e di valutazioni specifiche nei confronti dell’immigrazione clandestina, nell’individuazione delle zone di sbarco venivano fatte valutazioni in cui prevaleva l’azione securitaria“.

Ma la Garroni ha precisato che anche senza l’intervento della magistratura all’Open Arms, che nell’agosto del 2019 rimase per giorni in attesa di poter sbarcare i 147 clandestini recuperati dalle Ong nel Mediterraneo centrale, sarebbe stato assegnato un Pos.

Non solo. La testimone ha precisato che “all’epoca in cui era ministro dell’Interno, Matteo Salvini, complessivamente sono stati adottati 9 decreti di interdizione di transito e sosta, firmati da tutti e tre i ministri competenti. E questo avvenne anche dopo il caso Open Arms“. Poi, invece, i ministri si sono chiamati fuori. Così come ha fatto anche l’ex-premier Giuseppe Conte.

Il prossimo 15 luglio, nell’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo, saranno ascoltati l’ex-ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. E, in caso di impedimento di quest’ultima potrebbe essere ascoltato l’ex-ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli.

“Un’udienza veramente positiva“, dice, alla fine, Giulia Bongiorno, legale dell’ex-ministro dell’Interno.

Per l’avvocato “nonostante siano stati ascoltati i teste dell’accusa” sono emersi “elementi estremamente positivi” e “la correttezza della procedura seguita nel caso di Open Arms“.

Riferendosi alla deposizione di Emanuela Garroni, Bongiorno ha aggiunto: “Come ha riferito oggi il sequestro della nave è arrivato quando si stava per dare il Pos“.

Per il legale di Salvini “era stata individuata una situazione di possibile rischio di immigrazione clandestina ed erano state individuate alcune anomalie delle stessa Open Arms che aveva effettuato dei soccorsi in autonomia“.

Nessuna dichiarazione invece dal leader della Lega. Matteo Salvini ha lasciato il carcere Ucciardone senza fermarsi a parlare con i cronisti.

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