La perdita dell’Umanesimo: un precipizio dal quale possiamo ancora salvarci

giovedì 23 Giugno 14:57 - di Antonio Saccà

Qualcosa di atrocemente sbagliato c’è nella situazione filosofica, direi, che stiamo vivendo: la perdita radicale dell’Umanesimo, non se ne ha l’idea e non si ha l’idea di quel che si perde, ma si sta perdendo. Non si tratta di essere negatori del proprio tempo, avversatori del cambiamento e del  futuro, è la realtà. Non soltanto ci neghiamo ma  siamo ostili a chi nega che ci inoltriamo nella dissoluzione; anzi a parlare di dissoluzione si viene considerati dissolutori. Ma che sta rimanendo dell’umanesimo? La cultura classica è sparita insieme alle lingue classiche; la storia e la storia dell’arte, fondamento delle civiltà per conoscerle e difenderle amandole, non predominano. E come sorge il bisogno di difendere la propria civiltà se si ignora la propria civiltà?

La tecnica non degeneri nell’utilitarismo

Non dico la filosofia, che dovrebbe immettersi in tutte le modalità scolastiche anche professionali. Inoltre e soprattutto, rigore, selezione, merito, passione dei docenti attrattiva per gli studenti. Un docente appassionato alla sua disciplina trae gli studenti. Insegnare non è una gestione burocratica. Questo è umanesimo, il valore dell’uomo interiore che si esteriorizza; non il valore dello strumento, del mezzo, della tecnica. Nel momento in cui la tecnica diventa un valore in sé l’uomo è finito, e finisce la civiltà. Esiste la società, agglomerati tecnici utilitaristici.

Il male del nostro tempo

Il male radicale del nostro tempo: stiamo precipitando verso la società abbandonando la civiltà, il percorso opposto, siamo passati dalle società alle civiltà, noi stiamo passando dalla civiltà alle società, aggregati utilitaristici. La esaltazione non della scienza, che è strabiliante, ma della tecnologia,  che è la degradazione della scienza ci sta rovinando. La tecnologia, se all’interno della scienza, è meravigliosa. Ma  se diventa  culto di per sé  perde quell’aspetto cognitivo, indagatore  che le conferisce la scienza e diviene uno strumento di mera potenza che vale in quanto mera potenza. La potenza scissa dalla qualità dei fini, la potenza senza altri fini che la potenza quale che sia può annientare l’uomo qualitativo.

Tecnologia e umanesimo

E’ quanto sta accadendo: la tecnica prova, sperimenta la sua idoneità distruttiva e ricostruttiva. Al di sopra o al di sotto del minimo criterio qualitativo (insisto, è la scissione tra potenza tecnica e qualità che rende problematicissima la nostra epoca). Compiamo la separazione tra potenza e qualità della potenza, purché vi sia potenza, la potenza vale in sé, ribadisco. Certo,  la capacità di trasformare un alimento in un altro è mostra di potenza tecnica; ma fondamentale è se la trasformazione è apprezzabile. Suscitare un uomo-donna, un uomo che partorisce, è portentoso: ma vale,  o si  crea una caoticità psicofisica,  a quanto pare il fine di questo chimerismo odierno? Rischiamo di degenenerarci orgogliosi del potere tecnologico non messo sotto controllo umanistico. Non c’è limite alla possibilità di usare la tecnica per trasformare ed orientare la società. Questo è il pericolo insito nelle esasperate conquiste tecniche, che possono annientare ogni particella dell’individuo.

Non dare per scontato i risultati

Occorre una adeguata contrapposizione umanistica: l’umanesimo, la cultura classica danno l’antitesi del primato della tecnica aqualitativa, come valore in sé, potenza assolutizzata. L’umanesimo rivolge alla tecnica la questione decisiva: a qual fine la potenza tecnica?Ecco l’umanesimo: non dare per scontato che il risultato superiore della tecnica sia di per sé una vittoria da apprezzare. Che è, al dunque, l’umanesimo? E’ la convinzione deliberata di apprezzare l’uomo nella sua interiorità culturale, etica, estetica. Finchè è possibile occorre rivitalizzare la civiltà estetica-etica dell’uomo che vale interiormente, non per la tecnologia. La tecnologia, come valore assoluto, non è l’insegna di una società che può dirsi civiltà. Che sta accadendo? Vogliamo svuotare l’uomo, ci siamo stancati di noi stessi o  Qualcuno si è stancato dell’uomo? Chi?

 

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *