Grano ucraino, Lavrov chiede di sminare i porti. Ma Kiev non si fida: «Ci attaccheranno»

mercoledì 8 Giugno 13:44 - di Luciana Delli Colli
grano ucraino

C’è il tema dello sminamento dei porti al centro del braccio di ferro tra Russia e Ucraina sulle esportazioni di grano, che a sua volta, con la sponda turca a Mosca, sembra sempre di più accreditarsi come leva per l’eventuale ripartenza dei negoziati. «Siamo disponibili a garantire la sicurezza delle navi che lasciano i porti ucraini per dirigersi agli stretti. Siamo pronti a farlo in cooperazione con la controparte turca», ha detto il ministro russo, Sergej Lavrov, da Ankara, dove ha incontrato il suo omologo turco Mevlet Cavusoglu, accusando però l’Ucraina per la mancata disponibilità a sminare i porti ucraini.

Non solo grano: la Turchia punta a un incontro tra Putin e Zelensky

Per quanto riguarda il grano, il piano sarebbe quello di consentire l’uscita dei cargo dai porti sotto la supervisione dell’esercito turco. Ma la Turchia punta più in alto: parlando di «un’atmosfera molto più positiva», Cavusoglu ha detto che Ankara è pronta a ospitare un incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e quello ucraino Volodymyr Zelensky. Incontro che però, ha precisato Lavrov, potrà eventualmente avvenire solo dopo la ripresa del processo negoziale tra Mosca e Kiev, che – ha aggiunto – è fermo per colpa dell’Ucraina. «Partiamo dal fatto che all’inizio è necessario che le squadre negoziali riprendano a lavorare», ha detto Lavrov, aggiungendo che «la palla è stata dalla parte degli ucraini per quasi due mesi, da metà aprile, quando hanno cambiato l’approccio delineato a Istanbul, che eravamo pronti ad accettare come base. Gli abbiamo presentato una bozza di accordo a metà aprile, ma da allora non abbiamo ricevuto alcun riscontro».

La sponda tra Ankara e Mosca

La Turchia, ha ribadito oggi il suo ministro degli Esteri, considera «legittima» la richiesta di Mosca di revocare le sanzioni sulle esportazioni agricole russe per facilitare quelle ucraine.«Se dobbiamo aprire il mercato internazionale ucraino, pensiamo che revocare gli ostacoli alle esportazioni russe sia legittimo», ha aggiunto Cavusoglu, lodando come «ragionevole e realistico» il piano delle Nazioni Unite per aprire un corridoio che consenta la ripresa delle esportazioni di cereali dall’Ucraina. Per Lavrov, invece, il pur apprezzabile «interesse dell’Onu», non aggiungerà altro che «un po’ di simbolismo».

Mosca chiede di sminare i porti per far passare il grano

Il ministro degli Esteri russo, che è tornato a sostenere che a crisi alimentare non avrebbe nulla a che fare con l’esportazione del grano ucraino, ha detto che per discutere il piano per sbloccare l’esportazione del grano la Russia è «pronta ad ulteriori incontri a Istanbul». Mosca, ha aggiunto, è pronta «in un modo o nell’altro» a rilasciare garanzie di sicurezza per l’esportazione di grano ucraino attraverso i porti del Mar Nero. «Il presidente Putin – ha proseguito il ministro degli esteri russo – ne ha già parlato, ha affermato pubblicamente che garantiamo la sicurezza di tali rotte e garantiamo che quando e se l’Ucraina procederà allo sminamento e consentirà il ritiro delle navi dai suoi porti, non approfitteremo di questa situazione nell’interesse dell’operazione militare speciale in corso. Queste sono le garanzie del presidente della Russia, siamo pronti a formalizzarle in un modo o nell’altro».

L’Ucraina non si fida: «Se lo faremo, ci attaccheranno»

Il problema è che le «garanzie» della Russia si sono dimostrate piuttosto fallaci, a partire da quelle sul fatto che non Mosca non aveva alcuna intenzione di dare vita a un conflitto. E così, ora, la diffidenza pesa più di qualsiasi tentativo di mediazione, anche sulla questione del grano. «Se smineremo il porto come chiede la Russia, le forze russe ne approfitteranno per attaccare», si legge nel messaggio postato su Telegram dall’amministrazione regionale di Odessa, che sottolinea anche che «la flotta russa farà finta di ritirarsi verso la Crimea, ma non appena saranno sminati gli accessi al porto di Odessa, la flotta sarà qui».

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