Gas, Draghi: abbiamo stoccaggi al 52%, siamo tranquilli. Ma nasce il problema del rigasificatore a Piombino

giovedì 16 Giugno 20:19 - di Paolo Lami

Parla di uso politico del gas e del grano ma sfoggia sicurezza sulle scorte che l’Italia è riuscita ad ammassare il premier Mario Draghi durante la conferenza stampa a Kiev dopo l’incontro con Zelensky assieme a Macron e Scholz.

Siamo arrivati al 52% dei livelli di stoccaggio del gas, il che ci rende abbastanza tranquilli nell’immediato e per l’inverno“, assicura. Ed è più o meno quello che aveva detto in mattinata il ministro Cingolani.

“I motivi per i tagli di forniture che colpiscono un po’ tutta l’Europa ci viene detto sono tecnici, una delle spiegazioni (da parte russa, ndr) è che la manutenzione è difficile a causa delle sanzioni. Da parte della Germania e nostra e di altri – sostiene Draghi – riteniamo che queste siano bugie, che in realtà ci sia un uso politico del gas, come c’è un uso politico del grano“.

Secondo Gentiloni per ora dalla Russia arrivano “segnali” sulle forniture di gas naturale nei confronti di “alcuni Stati membri“, ma non “decisioni“.

Nelle previsioni economiche, ricorda il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni, a margine dell’Eurogruppo a Lussemburgo, dopo i tagli nelle consegne di gas da parte di Gazprom ad alcuni Paesi Ue, Italia compresa, l’emergere di problemi nelle forniture di gas era incluso negli scenari avversi e “questo porterebbe la crescita entro l’anno in territorio negativo, ma per ora non è così, perché abbiamo segnali, non decisioni“.

“Da ieri Gazprom ha annunciato una restrizione dei flussi di gas. Questa restrizione è stata calcolata sulle capacità totali e ieri è stata circa del 10%. Sta di fatto che stiamo ricevendo meno gas e questo impatta non tanto sulle nostre attività giornaliere quanto sugli stoccaggi”, calcola il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, in occasione di Forum Pa.

Le motivazioni alla base della riduzione dei flussi, spiega Cingolani, “possono essere tecniche ma anche di pressione politica. Ora noi stiamo monitorando costantemente con gli operatori i flussi e se dovesse trattarsi di una cosa contingente, di uno o due giorni, allora l’emergenza rientra. Se invece dovesse rientrare in una dimensione stabile, per metà della settimana prossima, abbiamo tutti i nostri operatori pronti ad intervenire”.

“Stiamo valutanto tutto quanto. Al momento la situazione è sotto controllo, il danno è limitato ed è, in questa fase, compensabile” afferma il ministro spiegando di avere più di 2-3 piani di riserva: “Abbiamo gli stoccaggi, comprese le riserve, intorno al 54% e dobbiamo arrivare al 90%. Ci sono in corso delle operazioni per accelerare e stiamo monitorando tutto quanto. Adesso non c’è altro da fare, dobbiamo avere dei dati statistici più accurati per decidere eventuali livelli di intervento”.

Quanto alla questione dei rigasificatori, il sottosegretario al Mipaaf, il leghista Gian Marco Centinaio, ha esposto al premier e ai ministri Patuanelli, Cingolani e Garavaglia le criticità dell’opera chiedendo garanzie sulla sua sostenibilità.

“Il progetto di un impianto di rigassificazione nel porto di Piombino – ha avvertito Centinaio – rischia di causare ingenti danni ai produttori ittici e a tutto l’agroalimentare della zona, non solo sul piano strettamente produttivo, ma anche su quello dell’immagine, oltre a compromettere le attività turistiche e balneari“.

Il sottosegretario al Mipaaf si è rivolto al presidente del Consiglio Mario Draghi e ai ministri delle Politiche agricole alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, e del Turismo, Massimo Garavaglia, per esprimere loro la forte preoccupazione, sua e di tanti rappresentanti del settore primario della Toscana, riguardo al posizionamento di un rigassificatore nel golfo di Follonica, dove – ricorda il sottosegretario – “operano aziende di itticoltura e di maricoltura, per un totale di quasi duecento addetti, che lo rendono il primo polo produttivo italiano con circa 7mila tonnellate di pescato all’anno, pari a oltre il 60 percento della produzione nazionale”.

“Sarebbe insensato se per compensare le perdite dovessimo poi essere costretti a importare dall’estero”.

Non solo, sul territorio circostante l’area interessata ci sono “numerose attività agricole, produzioni ortofrutticole, allevamenti di bestiame e la zona di produzione di indicazioni geografiche agroalimentari e vitivinicole, quali il Val di Cornia Rosso Docg ed il Suvereto Docg” oltre a “numerose attività turistiche e balneari che da tanto tempo hanno puntato su uno sviluppo economico sostenibile, naturalistico, e di basso impatto ambientale”.

“Oltre ai pericoli legati al funzionamento stesso del rigassificatore” – continua Centinaio – si pagherebbe anche un alto prezzo in termini d’immagine “dal momento che buyers della media e grande distribuzione acquistano pescato locale per la qualità del prodotto e per la garanzia offerta dalla localizzazione geografica dal momento che la Toscana ha una fortissima immagine di marketing soprattutto nell’agroalimentare”.

Considerata dunque “l’assenza ad oggi di garanzie di un simile impianto e le perplessità alla realizzazione dell’opera” il sottosegretario chiede a premier e ministri di “acquisire i dettagli del progetto e le garanzie sulla sostenibilità in tutte le sue fasi”.

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