Di Maio e i suoi lasciano al M5S 600.000 euro di debiti tra multe, cambi di poltrone e mancate restituzioni

venerdì 24 Giugno 10:30 - di Chiara Volpi
Di Maio debiti M5S

Di Maio e i suoi se ne vanno lasciando 600.000 € di debiti da saldare al M5S? Ma non si diceva che, chi rompe paga, e i cocci sono i suoi? Stando al Fatto Quotidiano, nel caso di Luigi Di Maio il detto non varrebbe. Lo strappo di Giggino ha un costo, e non solo politico. Un prezzo che la testata diretta da Travaglio quantifica in 600.000 euro. Una cifra a sei zeri pari ai debiti che la fuoriuscita dal Movimento di una ventina tra le decine di parlamentari che seguiranno il ministro degli Esteri in Insieme per il Futuro, lascerebbe a gravare sulle casse malconce del partito a guida Giuseppe Conte. Un rosso accumulato per non aver aver onorato gli impegni sulle restituzioni. E altro…

Di Maio e il suo seguito lasciano debiti al M5S per 600.000 euro

Non solo. Il salvadanaio dei pentastellati diventa sempre più vuoto visto l’assottigliamento delle fila grilline sia alla Camera che al Senato e, dunque, il proporzionale  ridimensionamento del corrispettivo dal parlamento. Ossia: meno consistenza numerica, meno soldi. È Il Fatto Quotidiano, come anticipato, a fare i conti in tasca. Una contorta spirale a perdere, quella che sta per risucchiare i conti del Movimento, che comprenderebbe anche il vuoto a perdere della multa per i voltagabbana. Quella che proprio Di Maio annunciò nel febbraio del 2018, con il M5S in piena campagna elettorale per le politiche, dicendo: «Chi dovesse cambiare partito e collocazione dopo essere stato eletto con noi pagherà una multa da 100mila euro. Così ci penserà su un migliaio di volte prima di tradire la fiducia che ha ricevuto».

Di Maio, i debiti col M5S e quei conti in sospeso (non solo politici)

Ebbene, proprio nelle scorse ore, al Consiglio nazionale grillino, sarebbe stato proposto di multare precisamente il ministro degli Esteri e i parlamentari entrati nel suo gruppo Insieme per il futuro. Tutto fa brodo, del resto, e anche i 100 mila euro in più della sanzione farebbero comodo a Conte & Co. Ma al momento, non sembra che gli scissionisti abbiano intenzione di pagare e chiudere, oltre ai conti politici in sospeso, anche un altro genere di “conti”… E allora torniamo ai debiti non saldati che pendono sulla ventina di fuoriusciti grillini, ora “Insieme per il futuro”. Un pregresso relativo alle restituzioni mancate. Ossia al mancato versamento di chi – disattendendo alla norma secondo cui ciascun eletto nel Movimento 5 Stelle in parlamento deve tributare mille euro al partito come autofinanziamento – se ne è andato senza saldare il debito accumulato. Altri 1500 euro, invece, rientrerebbero nel computo delle restituzioni, ovvero i soldi che il M5s “restituisce” al popolo decurtando gli stipendi troppo alti dei politici.

Tra multe per i voltagabbana e mancate restituzioni la cassa langue…

Tra loro, Il Fatto ripreso da Open, cita gli ex grillini più in arretrato. E tra questi, riferisce il quotidiano diretto da Travaglio e rilancia Open: «C’è Vincenzo Spadafora, che in 14 mesi (da aprile 2021, appunto) ha versato al M5S 10.500 euro dei 30 mila dovuti. Primo Di Nicola, che sarà il capogruppo di Insieme per il Futuro in Senato, è invece fermo al 2021, anno in cui ha versato 20 mila euro. Mattia Fantinati, che a febbraio 2021 versò 6 mila euro, poi più nulla. Il suo debito da aprile 2021 è di 30 mila euro». Pochi esempi e non proprio spiccioli in ballo: sì, perché il cahier de doleances sarebbe ancora lungo. Fino ad arrivare a poco più di venti esponenti. E se la matematica non è un’opinione…

 

 

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