Cinzia Bearzot: «Vi racconto mio padre: schiena dritta, capace di sfidare il mondo per un’idea»

giovedì 23 Giugno 9:39 - di Elsa Corsini

“Papà era così. Per un’idea era disposto a sfidare il mondo. Ed era indifferente alla popolarità”. A parlare, in un lungo colloquio con il Messaggero, è Cinzia. La figlia di Enzo Bearzot. Che ai Mondiali dell’82 aveva 27 anni. Oggi, ordinaria di Storia greca alla Cattolica di Milano, tratteggia un ritratto a tutto tondo del “patriarca”. Attraverso lo straordinario successo degli azzurri. Che fece voltare pagina all’Italia. Reduce da anni neri. Segnati dal terrorismo e da terremoti sociali.

La figlia di Bearzot ricorda il padre dei Mondiali di Spagna

Cinzia Bearzot ricorda la vigilia e la fase eliminatoria dei Mondiali. Con la qualificazione ottenuta a fatica. E il linciaggio nei suoi confronti. “Papà fu trattato malissimo. Con punte di cattiveria. Noi aspettavamo la sua telefonata tutte le sere. Si sforzava di apparire tranquillo. Gli rimproveravano di aver puntato su Paolo Rossi. Reduce da due anni di inattività per il calcio scommesse. Papà aveva sempre creduto nell’innocenza di Paolo. E decise di aspettare il suo ritorno in forma”. Ed ebbe ragione.

“Era convinto che con Pablito l’Italia si sarebbe sbloccata”

Bearzot era convinto che con i gol di Pablito l’Italia si sarebbe sbloccata. “La vittoria con l’Argentina diede fiducia all’intero ambiente”, dice con orgoglio. Da quel momento la a storia cambiò, fino al trionfo  con la Germania. “Fu un’epopea. Un viaggio degli eroi. Una grande avventura. Che tenne con il fiato sospeso una nazione intera.  Fu un magnifico crescendo. Che sarebbe entrato nell’immaginario collettivo”.

Lo storico bacio sulla guancia di Zoff

E poi lo storico bacio sulla guancia di Dino Zoff a Bearzot. ” Papà aveva un rapporto speciale con Zoff. Era il più anziano della squadra. Era il capitano ed era anche friulano. Quando Zoff al ritorno dagli europei del 2000 si dimise disse ‘non è possibile trattare Dino in questo modo'”. Il rapporto con la stampa fu difficile. “Con Gianni Brera ci furono stima e rispetto. Il legame più stretto fu con Giovanni Arpino, poi Gigi Garanzini e Alberto Cerruti”.

“Stimava Sandro Pertini. Due uomini con la schiena dritta”

E poi la grande stima per il presidente Pertini. Suggellata da un’altra foto storica. Quella della partita a scopone in aereo. “Papà lo stimava. Erano uomini con la schiena dritta. Capaci di andare fino in fondo per un’idea”. Continua nel suo racconto la figlia di Bearzot. Che ricorda il modo sobrio con cui il grande Enzo festeggiò la vittoria con la Germania. “Famiglia a pranzo. Era il suo stile”.

Nel 1986 uscì decise di ritirarsi

Nel 1986, dopo la sconfitta con la Francia, negli ottavi del mondiale messicano, lasciò la nazionale. “Prima dell’inizio del torneo sapeva che, se fosse finita male, la sua esperienza si sarebbe conclusa. La prese bene. ‘Ho guidato la nazionale undici anni, anche troppi’. Ricordo queste parole”. Da allora venne quasi  oscurato dai vertici del calcio. “In realtà papà aveva deciso di ritirarsi. Aveva vissuto sempre con disagio la lontananza dalla famiglia. Si sentiva in colpa. E cercò di recuperare con i nipoti. Ricevette offerte da squadre di club. Ma lui non voleva un impegno quotidiano”.

Voleva fare il medico, ma il calcio lo conquistò

Insomma non volle monetizzare il successo del mondiale. Aveva altre passioni. Che influenzarono la famiglia. “Aveva frequentato il liceo classico. Aveva studiato dai Salesiani. Il suo poeta preferito era Orazio. Ma leggeva anche i contemporanei. Voleva fare il medico, ma fu conquistato dal calcio”. E voleva essere ricordato semplicemente come “una brava persona”.

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