Vaiolo delle scimmie: 3 casi allo Spallanzani. Gli esperti fanno il punto e tentano di farsi spazio in tv

venerdì 20 Maggio 13:36 - di Prisca Righetti
vaiolo delle scimmie

Il vaiolo delle scimmie è il nuovo convitato di pietra dello Spallanzani che allerta medici e pazienti. E il grimaldello su cui fanno leva le virostar per provare la rimonta mediatica dopo aver abdicato alle ragioni della guerra e dei generali che li hanno detronizzati dai salotti tv. Come già per il Covid, infatti, il nuovo inquietante virus in circolazione alimenta il dibattito scientifico e spacca la comunità degli esperti e addetti ai lavori. Divisi tra chi prova ad arginare i rumors su pericolosità e infettività. E chi, al contrario, profetizza foschi scenari futuri. Intanto, però, l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, aggiorna sulla situazione in corso e annuncia nuovi casi sospetti. «Ho appena ricevuto notizia dal Seresmi (Servizio regionale per la sorveglianza delle malattie infettive) che anche gli altri due casi sospetti correlati con il caso zero italiano, sono stati confermati. Pertanto salgono a 3 i casi di vaiolo da scimmie. Tutti presi in carico dall’Istituto Spallanzani».

Vaiolo delle scimmie, l’esperto di malattie tropicali: «Poco contagioso e si risolve da solo»

Una realtà, quella che si agita intorno al vaiolo delle scimmie, frammentaria e ancora indefinita, su cui Francesco Vaia (direttore generale dell’Istituto Spallanzani di Roma) ha cercato di fare luce poco fa. In una conferenza stampa in cui ha dichiarato netto: «Nessun allarme, ma attenzione. Abbiamo tre pazienti positivi al vaiolo delle scimmie, il virus sarà isolato a inizio settimana». E sui prova a fare chiarezza anche Luigi Toma, infettivologo ed esperto di malattie tropicali dell’Ire-S.Gallicano di Roma.

Il vaccino anti-vaiolo «protegge, ma stiamo parlando di due ceppi virali diversi»

Il quale, interpellato dall’Adnkronos Salute, intanto spiega: «Finora il vaiolo delle scimmie ha fatto registrate un numero di casi limitati in Europa». Segnalando che la possibilità di contagiarsi «è inferiore rispetto al Covid o ad altre malattie respiratorie. E rilevando che, «ad oggi, questo virus ha dato forme lievi di malattia e sempre autolimitanti». Non solo. L’esperto ha anche specificato che il vaccino anti-vaiolo «protegge. Ma ricordo che stiamo parlando di due ceppi virali diversi. Anche se, comunque, in linea di massima chi ha ricevuto il vaccino in passato è abbastanza coperto».

Ecco perché, spiega l’infettivologo Toma, «non ricorrerei subito al vaccino»

Una precisazione dovuta, quella di Toma, che contestualmente ricorda come su questo punto «la comunità scientifica non è del tutto d’accordo. Io ad esempio – sottolinea l’infettivologo – non ricorrerei subito al vaccino. La forma del vaiolo delle scimmie, che può colpire anche i roditori, è benigna e si risolve quasi sempre senza l’uso di farmaci – osserva –. Su alcune fasce di popolazione immunodepresse si potrà prendere in considerazione una dose di vaccino. Ma magari tra qualche mese. E se le condizioni epidemiologiche cambieranno».

Pistello: il vaiolo delle scimmie è «molto meno contagioso rispetto a Sars-CoV-2 e morbillo»

Domande, che preludono in questa fase, a risposte parziali e momentanee. E a cui segue, a stretto giro, l’interrogativo più inquietante: il caso del paziente zero a Roma segna l’inizio di un focolaio? A provare a rispondere interviene in questo caso il virologo Mauro Pistello, direttore dell’Unità di virologia dell’Azienda ospedaliera universitaria di Pisa. Oltre che vicepresidente della Società italiana di microbiologia. Il quale, a domanda diretta risponde che: «È un po’ presto per dirlo». E che «c’è un periodo di incubazione di 2-3 settimane», avverte Pistello. Che poi aggiunge anche: «Ma credo che sia difficile. L’infezione ha sintomi evidenti. Ed è quindi facile da intercettare e isolare. Non credo si debba essere allarmati. Monitoriamo e tracciamo i contatti dei casi».

Il virus riscontrato in Europa è quello meno virulento dell’Africa occidentale

Sentito sempre dall’Adnkronos Salute, l’esperto spiega anche: «Ci sono varie tipologie del vaiolo delle scimmie. Quello che è stato riscontrato per ora è quello meno virulento dell’Africa-Occidentale. Poi c’è il lignaggio del Congo, con una mortalità intorno al 10%. Ma che ha avuto sempre una diffusione molto locale. Per quanto riguarda i casi europei abbiamo un vantaggio, che questo vaiolo delle scimmie è molto meno contagioso rispetto a Sars-CoV-2 o al morbillo».

Vaiolo delle scimmie, Bassetti rilancia l’allarme

Decisamente su posizioni più allarmiste il professor Bassetti. Secondo il direttore della Clinica di malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, infatti, «finora sono stati accertati una ventina di casi. Ma ne vedremo molti di più. Arriveremo a qualche migliaio», prevede l’esperto ligure, prima di aggiungere: «Il vaccino del vaiolo funziona. Chi non l’ha fatto – perché questa vaccinazione dal 1974 in poi non è stata più somministrata – non è coperto», avverte infatti Bassetti ai microfoni di Un giorno da pecora. Uno spazio radiofonico in cui l’infettivologo, provando a ridimensionare allarme e preoccupazione, si allinea con altri colleghi. E spiega anche che: «Non c’è una cura specifica per il vaiolo. In genere queste forme si autolimitano. Hanno una durata e poi si risolvono. I rischi – spiega allora Bassetti – sono quelli di un’infezione intra-umana. Ovvero che ci possa essere trasmissione a più persone se esce da questi cluster che abbiamo avuto. E può diventare un problema».

Fosche previsioni da Bassetti: «Nei prossimi mesi avremo qualche migliaio di casi in Europa»

E allora, conclude Bassetti, «più che dal Covid, oggi dobbiamo cercare di metterci in sicurezza dal vaiolo delle scimmie. È molto più leggero di quello degli uomini per quanto riguarda i sintomi. Si trasmette anche attraverso respiro. Ma solo se si sta molto vicini. Ma non vanno commessi gli errori del passato. Dobbiamo esser tutti uniti tra Paesi europei. Scambiandoci informazioni e monitorando eventuali focolai. Nei prossimi giorni arriveremo a qualche migliaio di casi» in Europa, ipotizza l’esperto. Che apre il campo a nuove incognite. Preoccupazioni e diffidenze…

 

 

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