Una vita nel Palazzo, il libro autobiografico di Michele Marino che lavorò fianco a fianco con Tatarella

venerdì 20 Maggio 16:10 - di Riccardo Angelini

Accompagnare il lettore a sbirciare nelle stanze del potere. E’ questo l’intento dell’autobiografia-reportage di Michele Marino, “Una vita nel Palazzo”. L’autore, esperto di comunicazione istituzionale, dedica gran parte del suo lavoro a Pinuccio Tatarella pur avendo collaborato con numerose autorità di Governo.

Come mai questa scelta?
Prima di tutto, essendo concittadino ed amico di famiglia del nostro, compianto Pinuccio, ho avuto il privilegio di poter collaborare nell’ufficio di Gabinetto alla giovane età di 39 anni, gratificato dalla fiducia che ripose in me, dimostrando nei fatti di voler svecchiare l’apparato burocratico in ogni modo. Tant’è che Vittorio Sgarbi ebbe modo di affermare che sono stato il più giovane Capo di Gabinetto (facente funzioni per alcuni mesi) a palazzo Chigi.
Quindi, le è rimasto un ottimo ricordo che le avrà segnato fortemente il suo excursus …
In realtà è stata l’esperienza più significativa, difatti scrivo testualmente: “L’esperienza affianco a Pinuccio mi ha insegnato tanto in poco tempo: la sua umanità in primis, quella passione vera per la politica ragionata … l’umiltà, l’ascolto e il rispetto per le idee altrui, anche se di un sottoposto o collaboratore”. Il “presidente” era uno di noi, una persona semplice ma non comune, una sorta di uragano o di “vulcano umano”, le cui idee geniali, le opinioni e intuizioni brulicavano costantemente, consentendogli di anticipare gli eventi ed i processi della politica, sempre mirando al raggiungimento degli interessi generali e del bene comune.

In pratica a cosa si riferisce?

Al fatto che mi conferì anche l’incarico “operativo” di coordinare istituzionalmente il Comitato per l’occupazione, istituito presso la Presidenza del Consiglio, ove ero da lui delegato a curare e risolvere le situazioni aziendali del Mezzogiorno in crisi finanziaria o occupazionale. E soprattutto mi delegò a concludere gli incontri con i sindaci e le parti sociali per la sottoscrizione del Protocollo d’intesa dell’area di Manfredonia, cui seguì due anni dopo il I Contratto d’area nazionale. E sottolineo l’importanza della creazione di una nuova area industriale in una zona, come quella della provincia di Foggia, che non ha più visto interventi del genere per decenni.

Lei definisce Tatarella “l’anticonformista”, ci spieghi.

Premesso che condivido anche la definizione famosa che coniò Gianni Letta di “Ministro dell’armonia”, ricordo bene che Pinuccio si autodefinì, ironicamente, “il numero 1-bis di An” forse perché non era un arrivista o carrierista; era capace, invece, di chiamarsi fuori dagli schemi stereotipi e stantii come quando mi assegnò l’incarico di Vicecapo di Gabinetto (all’epoca ero soltanto un funzionario), solitamente spettanti a magistrati, prefetti o dirigenti generali; e addirittura chiese lui a me se era opportuno e corretto che nominasse un viceprefetto a Capo di gabinetto! E poi, era del tutto originale il fatto che di regola si spostasse a piedi, rinunciando all’auto di servizio, evidentemente per mantenere quel contatto umano che per lui, “il gran tessitore della destra” era indispensabile per sentire tutti gli umori ed il chiacchiericcio della giungla politica (parlamentari, giornalisti, esponenti di partito) attorno al Palazzo. Tengo a
evidenziare dalla recensione che ha voluto farmi il dottor Letta due aggettivi, scelti con straordinaria capacità filologica e sensibilità di sentimenti: “… tenero e commovente il ricordo di Tatarella”, che tocca uno dei due profili che ho conosciuto e apprezzato meglio, la sua umanità. Oltre, chiaramente, al politico che sapeva dare il giusto peso ad ogni cosa.

Nel suo libro sottolinea anche un aspetto della personalità di Tatarella meno noto ai più: l’umiltà.

A differenza della generalità di quanti hanno toccato con mano il potere del Palazzo, egli aveva un’umiltà impareggiabile. Vi racconto un episodio particolare: un bel giorno delle prime settimane del Governo Berlusconi I mi chiese dove si trovassero gli uffici del Cerimoniale di Stato. Ed io gli dissi che ero pronto ad accompagnarlo come si usa fare. “Non ti muovere, vado io dal dottor Sgrelli!” Arrivato su indicazione dei commessi, bussa alla porta come fosse un quisque
de populo. E il capo del cerimoniale, scattando in piedi gli chiede cosa fosse successo … Era andato a chiedergli scusa per una “gaffe” del giorno precedente. Mai il personale di Palazzo Chigi era rimasto tanto sbalordito! E poi il suo ritorno a Bari nel 1997 per assumere la veste di Assessore alla cultura e al Mediterraneo che non era per Pinuccio una “retrocessione” istituzionale, bensì l’occasione di dare prova alla sua città d’adozione del proprio amore e della passione con cui sarebbe stato protagonista di una serie di iniziative di ampio respiro e spessore, di indefessi impegni che avrebbero restituito “Bari vecchia” al turismo internazionale e, peraltro, non gli avrebbero impedito di occuparsi del completamento dei lavori del nuovo ospedale di Cerignola – ora giustamente intitolato “Giuseppe Tatarella” – tant’è che incontrandomi davanti al Palazzo mi chiese di occuparmene al CIPE, ove ero stato designato come uditore dalla Presidenza del consiglio.

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