Ucraina, Alemanno: «Draghi appiattito su Biden. Serve una proposta unitaria del centrodestra» (video)

27 Mag 2022 18:53 - di Natalia Delfino
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Di fronte a un Mario Draghi «totalmente appiattito» su Biden e sull’Ue, serve «una proposta univoca del centrodestra», che si basi sulla «tutela del nostro interesse nazionale». A sollecitare «un approfondimento e un ragionamento» di coalizione è stato Gianni Alemanno, nel corso del convegno Fermare la guerra. L’Italia protagonista per la pace in Europa, organizzato a Palazzo Wedekind, a Roma, dal Centro Studi Eurasia Mediterraneo (Cesem) e dall’Associazione “Identità europea”, in collaborazione con l’Associazione di Partite Iva, Partitalia.

Alemanno: «Draghi appiattito su Biden e Ue. Serve una proposta di centrodestra»

«Sicuramente la posizione di Fratelli d’Italia contro questo governo è quella più giusta e significativa dal mio punto di vista», ha spiegato l’ex sindaco di Roma, sottolineando poi l’importanza di una proposta unitaria del centrodestra di fronte alla guerra che, ha chiarito, «può essere la spinta per far cambiare posizione a Draghi e costringerlo o a dimettersi o a non essere puramente appiattito nei confronti dell’amministrazione Biden come ha fatto finora».

«I governi tecnici non fanno mai un buon lavoro»

«Draghi non sta facendo un buon lavoro, come nessun governo tecnico ha mai fatto. I governi tecnici sono separati dalla volontà popolare e agiscono sempre con il condizionamento degli obblighi e interessi economici», ha detto ancora Alemanno, con il quale al convegno hanno partecipato il vicepresidente di Partitalia, Michel Fabrizio; il vicepresidente del Cesem, Stefano Vernole; lo storico Franco Cardini; il generale Marco Bertolini; il presidente di sezione del Consiglio di Stato e sottosegretario del primo governo Conte, Luciano Barra Caracciolo; il giornalista, Toni Capuozzo; il vicedirettore de La Verità, Francesco Borgonovo.

I rischi per l’Italia se la guerra prosegue fino all’autunno

«Noi – ha quindi proseguito Alemanno – se arriviamo in autunno con il conflitto ancora aperto, entreremmo in recessione e avremmo un problema drammatico dal punto di vista economico. Il centro del nostro ragionamento deve essere: dobbiamo aiutare l’Ucraina, ma dobbiamo condizionare questo aiuto a uno sforzo negoziale di pace». Allo stato attuale, invece, «da parte dell’Occidente, dei Paesi europei e degli Usa, non c’è nessuna proposta negoziale. Ed è grave». «Ci si limita a dire che i russi si devono ritirare, ma è chiaro – ha sottolineato Alemanno – che la proposta è irricevibile da parte russa: nella storia non si è mai visto un esercito invasore che sta vincendo girare i tacchi e tornare indietro senza ottenere nulla».

La necessità di lavorare con Germania e Francia

Dunque, «serve una proposta di pace credibile», rispetto alla quale l’Italia deve «trovarsi in sintonia con Germania e Francia, che sono i Paesi più interessati alla pace in Europa». Insieme a loro va formulato «un piano di pace che deve basarsi su due punti: il contestuale cessate il fuoco con lo stop all’invio delle armi e indicare una strada per garantire l’autodeterminazione dei popoli nella regione del Donbass. Bisogna fare dei referendum neutrali per capire cosa vogliano fare davvero quelle regioni, che sono il vero centro del conflitto e causa di questa guerra». Per Alemanno, inoltre, «bisogna rompere questo unanimismo della propaganda di guerra: non si può solo dire che i russi sono folli, serve parlare delle cause reali di questa guerra. Sicuramente la Russia ha la responsabilità di questa invasione, ma ci sono cause profonde che devono essere comprese e rimosse se si vuole la pace».

Bertolini: «Situazione sul campo ancora troppo fluida per l’intesa»

È stato poi il generale Bertolini a ribadire la stretta interconnessione che esiste tra la situazione sul campo e la possibilità di arrivare a un’intesa tra Mosca e Kiev. Per il generale un accordo resterà difficile «fino a quando la situazione sul campo sarà così fluida». Per questo, ha chiarito, «non credo la possibilità di arriva a un’intesa a breve termine». «Attualmente – ha aggiunto – i russi stanno conseguendo gli obiettivi tattici che avevano dichiarato dall’inizio della “operazione speciale”, così definita da Putin, ovvero il controllo del Donbass, la sovranità sulla Crimea, alla quale si è aggiunto questo collegamento territoriale dalla Crimea al Donbass attraverso la città di Mariupol».

Capuozzo: «Ora si adegui il diritto internazionale»

Per Toni Capuozzo, poi, questa guerra va usata come «occasione tragica per adeguare il diritto internazionale, per ridefinire i crimini di guerra e il ruolo dei tribunali internazionali, che troppo spesso sono stati quasi delegittimati». «È un problema che, ad esempio, non ci si è posti in Afghanistan. Basti vedere quello che è successo in Kosovo, dove è stato bombardato di tutto e tutti sono stati assolti. È arrivato il momento – ha concluso Capuozzo – di allargare le convenzioni e rivedere le funzioni del tribunale per i crimini di guerra».

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