“Per carità, non chiamatemi arbitra”: Ferrieri Caputi “espelle” le femministe. Il plauso della Meloni

venerdì 27 Maggio 9:20 - di Gabriele Alberti
arbitro

“Per carità, non chiamatemi arbitra”.  E’ passata sotto silenzio in queti giorni l’affermazione di Maria Sole Ferrieri Caputi, che si appresta a diventare la prima donna arbitro in serie A. Lo schiaffo alle paladine della parità di genere a parole, ossia calibrata solo sulle desinenza, è servito. Livornese, dopo la sua prima partita a dicembre in Coppa Italia, ora si appresta a debuttare nella massima serie del Campionato italiano di calcio. 32 anni,  laureata in Sociologia a Firenze e con un impiego a Bergamo in un centro studi di diritto al lavoro, pronunciò parole chiare in un’intervista al Corriere della Sera, ricordata in questi giorni: Non chiamatemi arbitra, serve solo a sottolineare il fatto che sono donna“. Paradossalmente i titoli dei giornaloni vanno proprio nella direzione opposta agli auspici della Caputi. Repubblica scrive: “Maria Sole Ferrieri Caputi pronta a scrivere la storia: sarà la prima arbitra in serie A”. Anche il Foglio: “Maria Sole Ferrieri Caputi, arbitra”. Non se ne può più.

Maria Sole Ferreri Caputi, Meloni: “Merito e non quote rosa: forza arbitro “

Il linguaggio politicamente corretto persevera senza tregua. Ad agosto – quando comincerà il campionato – verrà arruolata nel gruppo degli arbitri, «per merito e non per privilegio», come ha sottolineato anche il presidente dell’AIA – Associazione Arbitri Italiani – Alfredo Trentalange. E infatti sono questi i termini con cui Giorgia Meloni, attenta e sensibile, ha voluto fare il suo augurio di buon lavoro all’arbitro Caputi dalle sue pagine social. “La notizia del primo arbitro donna in serie A si fa sempre più concreta. A ricoprire il ruolo sarebbe Maria Sole Ferrieri Caputi, una giovane donna che punta e crede nel merito e non nelle quote rosa. Forza arbitro“. Nel post su Fb la leader di FdI riporta le parole testuali dell’ arbitro livornese: “Non chiamatemio arbitra ma arbitro. Novanta volte su cento, quando mi chiamano arbitra è per sottolineare che sono una donna. Quindi preferisco arbitro. Credo che quando non ci sarà più l’esigenza di sottolinearlo, allora vorrà dire che ci sarà davvero parità”. Lei vuole essere solo e soltanto brava. Il merito, appunto. C’è chi ha della professionalità un’idea alta e al di sopra delle parole o delle disnenze vuote.

Ferreri Caputi come il direttore Beatrice Venezi

E aggiunse: “Come preferisco sindaco a sindaca”. Una legnata alle femministe che si innamorano della forma senza sostanza; delle desinenze senza prospettive concrete; che combattolo la battaglia delle parole perché è troppo difficile fare battaglie di sostanza. Si chiama conformismo. Maria Sole Ferrieri Caputi richiama un’altra grande professionista, il direttore d’orchestra Beatrice Venezi che rivendica il suo ruolo, appunto,  di “direttore” d’orchestra, senza etichette ridicole. Il direttore è intervenuto anche alla Conferenza programmatica di FdI a Milano contro le lobby di sinistra. E che il merito femminile non abbia bisgno della “stampella” di una desinenza o di un asterisco lo dimostano i fatti. Rimanendo in ambito calcistico, ad esempio, ci saranno tre arbitri donna ai mondiali in Quatar, dove l’Italia purtroppo non ci sarà: la francese Stéphanie Frappart, la ruandese Salima Mukansanga e alla giapponese Yoshimi Yamashita. Segno che chi è capace si fa strada. La marcia delle donne sul cammino delle pari opportunità prosegue, va avanti, mentre le vestali del politicamente corretto vanno indietro.

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