Lo Stato pagherà il risarcimento per la morte di Vanessa Russo, uccisa con l’ombrello da una rumena

sabato 7 Maggio 14:43 - di Marta Lima

L’ultimo scandalo giustizia ha a che fare con uno dei delitti più efferati e “gratuiti” commessi a Roma negli ultimi anni. Ricordate Vanessa Russo, uccisa da una rumena dopo una lite in metropolitana, infilzata con un ombrello e lasciata agonizzante a terra? Sarà lo Stato, saremo noi, a risarcire i familiari della ventiduenne ragazza romana uccisa agli inizi del 2007 in una stazione della metropolitana della Capitale. L’assassina, la rumena Doina Matei, senza permesso di soggiorno, l’aveva colpita all’occhio da quest’ ultima con la punta di un ombrello che arrivò a sfondargli la calotta cranica. La sentenza fu mite: inizialmente accusata di omicidio volontario, la rumena fu poi condannata per omicidio preterintenzionale aggravato, chiese il giudizio abbreviato ed ebbe un forte sconto di pena. Sedici anni di carcere, in primo grado, scontati poco più di dieci, e al risarcimento del danno in favore dei familiari di Vanessa.

Vanessa Russo, il dolore dei familiari e la beffa del risarcimento

I familiari di Vanessa, però, non hanno mai ottenuto i soldi dall’assassina: 260.000 euro da versare al padre di Vanessa, 300.000 alla madre, 100.000 al fratello e 100.000 alla sorella. Ma la Doina, con due figli in Romania, risultava essere nullatenente. A quel punto non restava che rivolgersi allo Stato, nell’impossibilità di avere i soldi da chi aveva ucciso la figlia, ma dopo l’opposizione dell’Avvocatura dello Stato, solo a seguito di una causa, i parenti di Vanessa Russo aveva ottenuto il diritto a ricevere 760mila euro. Come scrive Libero oggi, non finiva qui. “La Presidenza del Consiglio, attraverso l’Avvocatura dello Stato, a sua volta proponeva ricorso contro questa pronuncia, sostenendo tra l’altro che la Repubblica Italiana avrebbe congruamente recepito la direttiva europea attraverso l’emanazione di un ddl che istituiva un adeguato sistema di indennizzo in relazione ai reati violenti commessi nel proprio territorio da soggetti nullatenenti. La palla passava quindi alla Corte d’Appello di Roma che rinviava il giudizio in attesa della risposta della Corte di Giustizia Europea”. E da Lussemburgo era arrivata la decisione: risarcimento ma dallo Stato italiano, non dall’assassina e neanche dalla Romania, dopo 15 anni di calvario…

Lo scandalo, ovviamente, sono i tempi, i modi, l’impunità economica della condannata, l’opposizione dello Stato, non certo le richieste della famiglia della povera Vanessa…

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