La Procura di Caltanissetta smonta la “bufala” di Report sulla pista nera per l’omicidio di Falcone

24 Mag 2022 11:05 - di Lucio Meo

La procura di Caltanissetta smentisce la pista nera. E’ una “bufala” la ridicola tesi – già da noi stigmatizzata ieri – sulla “destra” protagonista occulta della strage di Capaci, come denunciato nell’inchiesta che ieri Report ha mandato in onda in prima serata, nel giorno del trentennale del delitto di Giovanni Falcone, nella quale si sosteneva che tra i “registi” e i “mandanti” ci fosse un esponente della destra italiana, Stefano Delle Chiaie, fondatore di Ordine Nuovo e di Avanguardia Nazionale. Una tesi costruita sulle presunte rivelazioni di un pentito e di alcuni ex funzionari di polizia: documenti andati in onda ieri sera e che hanno fatto scattare questa mattina la perquisizione della Dia su mandato della Procura di Caltanissetta, presso l’abitazione dell’inviato di Report Paolo Mondani e la redazione dei Report di Sigfrido Ranucci. Documenti che – lascia intendere la Procura nissena – sarebbero filtrati da altre procure a sostegno di tesi già valutate da quella di Caltanissetta, quindi con fatti già smentiti da altre indagini.

“Il motivo – ha detto Ranucci – sarebbe quello di sequestrare atti riguardanti l’inchiesta di ieri sera sulla strage di Capaci nella quale si evidenziava la presenza di Stefano Delle Chiaie, leader di Avanguardia nazionale, sul luogo dell’attentato di Capaci. Gli investigatori cercano atti e testimonianze su telefonini e Pc”, ha fatto sapere il conduttore, denunciando l’iniziativa.

Poi è arrivata la nota della Procura di Caltanissetta che fa chiarezza anche sulle presunte rivelazioni che avrebbero consentito – se non ignorate – di catturare Totò Riina prima della strage e di bloccare la stessa e sulla “macroscopica” fuga di notizie da altre procure…

Il video con l’inchiesta “La bestia nera”

Report e la pista nera dietro l’omicidio Falcone

“Nell’ambito della trasmissione televisiva Report, andata in onda in data 23.5.2022, sono state inserite le interviste al Luogotenente dei Carabinieri in congedo Walter Giustini ed alla signora Maria Romeo, dalle quali è emerso complessivamente che, nel corso delle indagini condotte nel 1992 dai Carabinieri del Gruppo 1 – Palermo, coordinate dalla Procura di Palermo, sono state fornite da parte di Alberto Lo Cicero, prima quale confidente e poi quale collaboratore di giustizia, preziose informazioni circa la preparazione della strage di Capaci (quindi prima del tragico evento), nonché circa la funzione svolta da Biondino Salvatore quale autista del latitante Salvatore Riina, molti mesi prima che lo stesso venisse catturato in compagnia dello stesso Biondino”, scrive il Procuratore capo di Caltanissetta Salvatore De Luca, commentando la perquisizione nella redazione di Report dopo la puntata su Giovanni Falcone.

Tali dichiarazioni sono totalmente smentite dagli atti acquisiti da questa Procura sia presso gli archivi dei Carabinieri, sia nell’ambito del relativo procedimento penale della Procura di Palermo – dice – Il riscontro negativo emerge dalle trascrizioni delle intercettazioni ambientali fatte nei confronti del Lo Cicero, prima della sua collaborazione, nonché da tutti i verbali di sommarie informazioni e di interrogatorio dallo stesso resi prima dei su indicati eventi”.

“In particolare, nel corso delle sommarie informazioni in data 25 agosto 1992, il Lo Cicero dichiara di aver riscontrato delle anomalie nel comportamento di alcuni uomini d’onore poco prima della strage di Capaci, pensando però che volessero organizzare qualcosa per ucciderlo (il Lo Cicero era già stato vittima di un tentato omicidio nel dicembre del 1992), concludendo “mai avrei pensato quello che poi è avvenuto” (e cioè la suindicata strage)”.

“Lo Cicero non ha mai citato Delle Chiaie”

Il collaboratore Alberto Lo Cicero, “sia nel corso delle conversazioni intercettate, che nel corso degli interrogatori da lui resi, al Pubblico Ministero e ai Carabinieri, non fa alcuna menzione di Stefano Delle Chiaie”, dice il Procuratore di Caltanissetta sulle rivelazioni di Report sul delitto di Falcone.

“Non compete a questo Ufficio esprimere valutazioni generali in ordine alla completezza e tempestività delle indagini coordinate da altra autorità giudiziaria a meno che le stesse non abbiano una rilevanza penale in un procedimento di sua competenza; qui si intende solamente affermare che sono del tutto destituite di fondamento le affermazioni circa la sussistenza di specifiche e tempestive dichiarazioni rese dal Lo Cicero sugli argomenti sopra indicati e, quindi, che sarebbe stato possibile evitare la strage di Capaci ed anticipare di alcuni mesi la cattura di Salvatore Riina” dice il magistrato.

“Questa Procura ha già espresso il proprio convincimento circa la sussistenza di mandanti e concorrenti esterni nella strage di via D’Amelio, chiedendo nel processo per il c.d. depistaggio la condanna degli imputati con la contestata aggravante di mafia, riguardante la finalità di coprire le alleanze di alto livello di cosa nostra in quel periodo. Tuttavia, le difficilissime indagini che possono consentire l’accertamento della verità devono essere ancorate ad elementi di fatto solidi e riscontrati. Per tali motivi questo Ufficio, che si era imposta la rigorosa consegna del silenzio, è costretto ad intervenire per smentire notizie che possano causare disorientamento nella pubblica opinione e profonda ulteriore amarezza nei prossimi congiunti delle vittime delle stragi, che si verrebbe a sommare al tremendo dolore sofferto”.

La perquisizione in casa del giornalista Mondani

La perquisizione della Dia nella redazione di Report e a casa del giornalista Paolo Mondani, inviato della trasmissione, in atto da questa mattina all’alba, è stata disposta dalla Procura di Caltanissetta “per verificare la genuinità delle fonti“, come conferma la Procura. Mondani, dicono i pm “non è indagato”.”La perquisizione non riguarda in alcun modo l’attività di informazione svolta dal giornalista, benché la stessa sia presumibilmente susseguente ad una macroscopica fuga di notizie, riguardante gli atti posti in essere da altro ufficio giudiziario”.

“Infatti, secondo quanto accertato da questo Ufficio, in una occasione, il detto giornalista avrebbe incontrato il suindicato Luogotenente in congedo Giustini, non per richiedergli informazioni, ma per fargli consultare la documentazione in possesso di esso giornalista in modo che lo stesso Giustini fosse preparato per le imminenti sommarie informazioni da rendere a questa Procura dice Salvatore De Luca – E’ necessario verificare la natura di tale documentazione posta in lettura al Giustini, che presumibilmente costituisce corpo del reato di rivelazione di segreto d’ufficio relativo alla menzionata attività di altra autorità requirente. Tale accertamento è tanto più rilevante in considerazione dell’importanza che Giustini attribuisce a tale documentazione, nonché a seguito delle contraddittorie versioni fornite da quest’ultimo in materia di comunicazione nel 1992 delle informazioni da parte dell’Arma all’Autorità Giudiziaria di Palermo”.

La nota dell’Associazione Stampa Romana

“Suscitano perplessità e sconcerto le perquisizioni a casa dell’inviato di Report Paolo Mondani e della redazione del programma di inchiesta di Raitre”, è la nota di Stampa Romana, il sindacato dei giornalisti della Capitale. “Ci chiediamo se questa iniziativa della magistratura, pur in presenza di una novità rilevante sulle vicende di Capaci, sia tuttavia compatibile con la tutela del segreto professionale. La tutela delle fonti, l’inviolabilità dei luoghi dove si svolge il lavoro di una intera redazione e degli strumenti di lavoro sono beni preziosi costituzionalmente garantiti sui quali si fonda non solo il giornalismo ma anche il diritto/dovere di informare l’opinione pubblica”.

 

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