Giornalista uccisa, i palestinesi rifiutano di consegnare il proiettile agli israeliani. L’Onu: indagine indipendente

giovedì 12 Maggio 12:13 - di Paolo Lami

I palestinesi rifiutano di consegnare a Israele, che lo ha chiesto dicendo di volerlo esaminare, il proiettile che ieri a Jenin, in Cisgiordania, ha ucciso Shireen Abu Akleh, la giornalista palestinese del canale satellitare al-Jazeera che stava lavorando durante un blitz delle forze armate israeliane. E ribadiscono il ‘no’ alle richieste di Israele di indagini congiunte sulla morte della giornalista di al-Jazeera, che aveva anche il passaporto Usa confermando di non voler consentire a Israele di esaminare il proiettile.

Israele ha chiesto un’indagine congiunta e la consegna del proiettile che ha ucciso la giornalista Shireen. Abbiamo rifiutato e detto che la nostra indagine sarà portata avanti in modo indipendente“, ha twittato questa mattina il ministro palestinese Hussein al-Sheikh, dopo le notizie diffuse dei media israeliani secondo cui il calibro del proiettile estratto durante l’autopsia a Nablus è compatibile sia con le armi in dotazione alle Idf che con quelle dei miliziani palestinesi.

Al-Sheikh assicura che “la famiglia, gli Usa, il Qatar, tutte le autorità ufficiali e l’opinione pubblica verranno informati dei risultati delle indagini con un alto livello di trasparenza“.

“Tutti gli indicatori, le prove e i testimoni – conclude il ministro palestinese confermano la sua uccisione da parte delle unità speciali israeliane“.

Shireen Abu Akleh che era insieme ad un collega, Ali Samudi, anche lui colpito ma ferito, stava seguendo per  al-Jazeera il blitz delle forze armate israeliane che erano alla ricerca dei responsabili di alcuni attentati che c’erano stati nelle scorse settimane, quando è stata raggiunta da un colpo in testa che l’ha ferita mortalmente.

Portata in ospedale, è però deceduta. Secondo le testimonianze Shireen Abu Akleh che indossava, così come il collega Ali Samudi, un giubbotto antiproiettile blu con la scritta ben visibile, “Press”, è stata uccisa con un colpo in faccia. Un’uccisione intenzionale secondo il canale satellitare al-Jazeera  che ieri, ha rilasciato un durissimo comunicato.

Shireen Abu Akleh che lavorava per al-Jazeera dal 1997 era considerata la voce dei palestinesi.

Il suo omicidio “a sangue freddo”, così lo ha definito al-Jazeera ha provocato un’ondata di sdegno.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha chiesto un’indagine “indipendente e trasparente” sulla morte di Shireen Abu Akleh.

Il vice portavoce del segretario generale dell’Onu, Farhan Haq, ha sottolineato che Guterres è “inorridito” dalla morte di Shireen Abu Akleh e ha inviato le sue condoglianze alla famiglia della giornalista, augurando una pronta guarigione al collega Ali Samudi, ferito durante lo stesso incidente.

Pertanto, ha chiesto alle autorità di garantire che i colpevoli “siano chiamati a rispondere delle loro responsabilità“.

“Il segretario generale condanna tutti gli attacchi e le uccisioni di giornalisti e sottolinea che i giornalisti non devono mai essere oggetto di violenze“, ha affermato, secondo una dichiarazione pubblicata sul sito web dell’organismo internazionale.

“Gli operatori dei media devono poter svolgere il loro lavoro liberamente e senza essere molestati, intimiditi o temendo di essere presi di mira. Il Segretario Generale ribadisce la sua ferma convinzione che una stampa libera sia essenziale per la pace, la giustizia, lo sviluppo sostenibile e i diritti umani“.

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