Dietrofront Ue sui pagamenti del gas in rubli: ora è sconsigliato, due giorni fa era vietato

giovedì 19 Maggio 16:28 - di Paolo Lami

Dietrofront della Commissione Europea sul pagamento in rubli del gas alla Russia.

Se fino a due giorni fa pagare il gas in rubli equivaleva, per la Ue, ad una chiara violazione delle sanzioni, ora la Commissione Europea aggiusta il tiro e si mette in riga – come peraltro ha fatto ieri l’Eni – ai diktat di Putin. Che ha sollecitato i Paesi riforniti di gas da Mosca e allineati sulle sanzioni alla Russia ad aprire un conto in rubli presso Gazprombank.

Ora aprire un conto ‘K’ denominato nella valuta russa secondo l’esecutivo Ue non è “consigliabile“. Ma non è più considerata una violazione delle sanzioni.

“Qualsiasi cosa che vada oltre l’apertura di un conto presso Gazprombank nella valuta prevista dal contratto va oltre” il quadro di sanzioni contro la Russia adottato dall’Ue, avevano detto due giorni fa i portavoce definendo la posizione in maniera netta.

Dopo che ieri il vicepresidente esecutivo Frans Timmermans e il commissario all’Economia Paolo Gentiloni hanno detto sul punto due cose apparentemente diverse, se non opposte, oggi il portavoce capo Eric Mamer è tornato, durante il briefing quotidiano con la stampa a Bruxelles, a rispondere alle domande dei cronisti sulla questione del pagamento del gas in rubli alla Russia, che ancora non è stata chiarita dalla Commissione, come ha sottolineato il senior fellow di Bruegel, Simone Tagliapietra.

La questione, estremamente delicata, è che cosa succede esattamente a quelle compagnie energetiche, come Eni (che non è affatto la sola), che aprono un conto in rubli?

“Siamo stati molto chiari – ha detto oggi Gamerabbiamo dato linee guida agli Stati membri che dicono che cosa possono fare: possono aprire un conto bancario denominato nella valuta prevista dal contratto con Gazprom, fare un pagamento a questo conto nella valuta prevista dal contratto e dichiarare che hanno soddisfatto i loro obblighi contrattuali. Non riteniamo che fare qualsiasi altra cosa sia consigliabile”.

“Sta agli Stati membri dell’Ue – aggiunge Mamer – attuare le sanzioni e assicurare che siano correttamente rispettate dalle compagnie energetiche. Questo è quello che posso dire e che diciamo da settimane. Siamo sempre stati chiari sul fatto che rispettare il decreto russo nella sua interezza non sarebbe conforme alle sanzioni. Quello che diciamo è che abbiamo fornito agli Stati delle spiegazioni sulla nostra interpretazione del decreto e, nel quadro di queste spiegazioni, di ciò che pensiamo che le imprese possano fare”.

Un ragionamento che lascia gli Stati da soli di fronte al niet russo.

Riguardo alle dichiarazioni dell’Eni, che ha detto di aver agito in accordo con le autorità italiane, “vi invito a porre la domanda alle autorità italiane. La Commissione ha contatti regolari con gli Stati membri e sono sicuro che questo verrà evocato al momento opportuno tra la Commissione e lo Stato membro. Non sono in grado oggi di dire altro”.

Il portavoce capo ha poi chiuso il capitolo, evitando di raccogliere altre domande sul tema e passando ad altri argomenti. Una maniera pilatesca di lavarsene le mani.

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