Alpini, anche i complimenti sono offese alle donne. E il sindaco di Trieste dice: ma siamo maschi o no?

sabato 14 Maggio 18:18 - di Redazione
dipiazza

Chiunque si schieri con gli Alpini viene trattato come un appestato. E’ accaduto alla consigliera di parità dem dell’Emilia Romagna, costretta alle dimissioni. Si è poi cercato di imbastire una gogna mediatica contro l’assessore del Veneto Elena Donazzan. E oggi è il turno del sindaco forzista di Trieste, Roberto Dipiazza eletto per la quarta volta alla guida della città nello scorso ottobre. 

Ecco le sue “scandalose” dichiarazioni. “Ma stiamo scherzando? Una ha detto: ‘mi hanno detto che ho un bel paio di gambe’ e mi sono sentita violentata’. Quando vediamo passare una bella ragazza, cosa pensiamo? Siamo maschi“. Così Roberto Dipiazza alla trasmissione Ring dell’emittente televisiva locale TeleQuattro a proposito della polemica sul raduno degli Alpini a Rimini.

Dipiazza se l’è presa anche con chi ha denunciato gli episodi, parlando di “gentaglia”. “Ma stiamo scherzando? Se le avessero detto ‘hai un bel c…’, cosa avrebbe fatto allora? Viva gli Alpini! Viva gli Alpini! Ma poi è tutta gentaglia…”. E ha aggiunto: “Vorrei dire a questa persona: Signora guardi che la violenza è un’altra cosa”. E ancora: “Si fanno degli apprezzamenti, è normale” e “fare queste polemiche significa fare male a tutto”.

La presidente di Telefono Rosa, Gabriella Carnieri Moscatelli, accusa il sindaco di avere offeso tutte le donne perché anche i complimenti “devono essere cose che accetto”. A proposito della polemica dopo il raduno di Rimi afferma che “si tratta di storiacce di molestie che si ripetono. Due -tre anni fa raccogliemmo telefonate di donne che, in occasione di altre adunate degli Alpini, denunciavano di avere ricevuto apprezzamenti, molestie, e ci chiedevano sul da farsi. Noi dicemmo di denunciare. E’ una questione culturale, una mentalità incivile che evidentemente non cambia. E allora i miei sentimenti mi portano a dire: se questa gente non mette giudizio, che siano abolite queste parate. Così non hanno più significato”.

 

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