Uno studio racconta la lotta tra dinosauri: la ferita sul collare del più famoso, Big John, svela la dinamica

mercoledì 13 Aprile 14:27 - di Redazione
dinosauri

Uno studio che ha coinvolto i ricercatori dell’Università degli Studi Gabriele d’Annunzio Chieti-Pescara. Del laboratorio Zoic di Trieste. E dell’Università di Bologna, racconta di una lotta tra dinosauri, che gli studiosi hanno ricostruito – e descritto – attraverso un’accurata analisi sui resti fossili del più grande triceratopo mai scoperto: il famoso “Big John”. Il quale mostra lesioni al cranio che potrebbero derivare da un combattimento con un altro esemplare della stessa specie.

Dinosauri: uno studio rivela la lotta tra triceratopi

La scoperta – pubblicata su Scientific Reports, rivista del gruppo Nature – come anticipato nasce da uno studio congiunto degli atenei abruzzese ed emiliano con il laboratorio triestino. E parte dalla considerazione del dato che il triceratopo è una specie di dinosauro con le corna. Caratterizzato da un ampio collare formato da ossa parietali e squamose che si estendono a partire dal cranio. Pertanto, secondo molti studiosi, questo collare serviva come protezione contro le ferite inflitte da altri triceratopi durante i combattimenti. L’esemplare, che gli studiosi hanno scoperto nel 2014 nella Formazione Hell Creek, in Sud Dakota (Stati Uniti). E che hanno ribattezzato “Big John”, risale a circa 70 milioni di anni fa. Ed è il triceratopo più grande mai individuato finora. Di lui, al momento, i ricercatori dispongono del 60% del suo scheletro. Mentre il suo cranio è completo al 75%.

Dinosauri, lo scheletro di Big John: un patrimonio di preziose informazioni

Ma oltre che per le sue grandi dimensioni, “Big John” è noto anche per essere stato battuto pochi mesi fa in una rinomata casa d’aste di Parigi per quasi 6,5 milioni di euro. Prima che il dinosauro fosse spedito all’anonimo collezionista privato che lo ha acquistato, è stato però possibile analizzare l’esemplare in modo da poter mettere a disposizione della comunità scientifica il patrimonio di preziose informazioni che racchiude. Un’indagine da cui è nata la scoperta delle lesioni al cranio dovute al combattimento.

Dinosauri, lo studio ha esaminato nel dettaglio le ferite

«Questo studio nasce grazie ad un’iniziativa inedita, pensata per preservare il grande insieme di dati e informazioni contenute in esemplari unici come questo anche dopo il loro eventuale passaggio a soggetti privati», ha spiegato allora Federico Fanti, professore dell’Università di Bologna, tra gli autori della ricerca. “Grazie ad un accordo nato da un’idea sviluppata insieme a Giorgia Bacchia del laboratorio Zoic di Trieste, abbiamo infatti attivato un progetto di formazione e ricerca che ha garantito ad uno studente di Paleontologia dell’Alma Mater – Giacomo Gobbo, co-autore dello studio – la possibilità di svolgere un tirocinio formativo e una tesi di ricerca proprio su Big John».

L’ipotesi di depositi ossei causati da un’infiammazione o forse da un’infezione

Proprio grazie ai campioni ottenuti con questo accordo, infatti, il gruppo di ricerca ha potuto esaminare nel dettaglio le ferite e le patologie chiaramente visibili sullo scheletro del triceratopo. Ad attirare l’attenzione degli studiosi, in particolare, è stata una grande apertura sul collare nella quale si vedevano depositi ossei che potrebbero essere stati causati da un’infiammazione o forse da un’infezione. «Le sezioni istologiche hanno mostrato che il tessuto osseo attorno all’apertura sul collare è più poroso e con molti più vasi sanguigni rispetto a quello più lontano dalla ferita.

La lotta e il ferimento 6 mesi prima della morte di “Big John”

Questo suggerisce che si trattava di osso di nuova formazione», dice ancora Fanti. “Questi indizi insieme a una serie di segni di rimodellamento sul tessuto osseo ci fanno dire che l’apertura sul collare ha avuto origine da un trauma, probabilmente il corno di un altro triceratopo. E che la lesione era ancora in fase di guarigione quando Big John è morto». Dalle analisi è emerso infatti che la ferita potrebbe risalire ad almeno sei mesi prima della morte del grande triceratopo. E i meccanismi alla base del processo di guarigione che è stato possibile ricostruire sembrano essere simili a quelli che ancora oggi vediamo nei mammiferi.

 

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