Torna “Arcipelago Gulag”. Giornale britannico: la Russia sta deportando in Siberia 100mila ucraini

12 Apr 2022 16:38 - di Michele Pezza
Gulag

L’infinità come condanna, i deserti di neve come destino. L’invasione dell’Ucraina ha fatto riemergere alcune terrificanti costanti della storia russa, come la deportazione di migliaia e migliaia di uomini nelle zone più remote e inospitali di quell’immensa nazione. Ad attenderli, i Gulag, acronimo di conio staliniano che nascondeva la tragedia dei campi di concentramento. Una palestra di disumanità denunciata nel suo libro-inchiesta (Arcipelago Gulag) da un grande dissidente antisovietico come Aleksander Solženicyn. La questione è tornata d’attualità grazie ad un articolo pubblicato dal britannico The Independent basato su documenti interni del Cremlino. Vi si legge che Vladimir Putin ha inviato quasi 100mila (95.739) rifugiati ucraini a migliaia di chilometri, per reinsediarli in aree remote come la Siberia o il Circolo Polare Artico.

I Gulag erano i campi di concentramento dell’Urss

Un esodo cominciato lo scorso mese a seguito di un decreto di emergenza varato da Mosca per spostare fino a 8.800 km di distanza dalle loro case  persone provenienti dalla Federazione russa, dall’Ucraina, dal Donetsk e dal Lugansk. Le notizie in merito sono ancora parziali. Si sa, ad esempio, che 11mila rifugiati  andranno in Siberia, 7mila in Estremo Oriente e altri 7mila nel Caucaso settentrionale. Il decreto prevedeva l’invio dei profughi ucraini anche in Cecenia, Inguscezia e Daghestan. Particolarmente singolare, inoltre, è la formalità adottata dal governo russo per i residenti della città martire di Mariupol. A costoro – informa The Independent -, le autorità avrebbero infatti chiesto «di firmare documenti in cui si affermava che le truppe ucraine stavano bombardando la loro città».

Ufficialmente si tratta di profughi

Tra le dichiarazioni sottoscritte, anche quella in cui assicuravano di non poter tornare in Ucraina «perché avrebbero dovuto affrontare la persecuzione». Putin, insomma, ha riaperto i Gulag sotto forma di ricovero per chi sfugge dalla guerra: la sua. La speranza è che li abbia anche dotati di qualche comfort sconosciuto negli anni del terrore staliniano. Ironie a parte, è impossibile non scorgere tra le righe del giornale britannico il cupo riemergere di metodi che sembravano ormai irreversibilmente consegnati alla storia. Ma così non è. L’articolo di The Independent dimostra che l’infinità come condanna è pena ancora contemplata e comminata dalla Russia del XXI secolo.

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