Profumo ammette: nessun mandato a D’Alema. Fratelli d’Italia: allora Leonardo denunci l’ex-premier

mercoledì 6 Aprile 13:11 - di Paolo Lami
D'Alema

Alessandro Profumoamministratore delegato di Leonardo, chiamato davanti alla Commissione Difesa del Senato a riferire sulle prospettive dell’export italiano per la difesa e la sicurezza, affronta la vicenda imbarazzante delle trattative segrete di Massimo D’Alema per la vendita di armi alla Colombia. E ammette, nel corso dell’audizione, rispondendo a una domanda del senatore Maurizio Gasparri, di aver partecipato alla videocall con l’esponente Pd.

“Doveva essere di saluto al ministro della Difesa colombiano che non si è presentato ed ha avuto tempi estremamente rapidi”, ha cercato di minimizzare Profumo.

Un uomo di esperienza come lui dovrebbe sapere cosa significa, sia per l’intraprendente  D’Alema, sia per il governo colombiano, sia per Leonardo, il suo saluto in quella circostanza.

E aggiunge Profumo scaricando, ma solo un po’, l’ex-premier piddì inventatosi  venditore di armi come il grande Albertone nazionale in “Finché c’è guerra c’è speranza”: “Lo voglio sottolineare in maniera forte: D’Alema non aveva alcun mandato, sia formale che informale a trattare per conto di Leonardo“.

Sembra un ceffone a D’Alema e al Pd. Ma non sufficientemente forte per scavare il solco fra le esilaranti attività di commesso viaggiatore di D’Alema e la contestata gestione Profumo ai vertici di Leonardo.

L’Amministratore delegato di Leonardo si dice “certo che verrà vista la totale correttezza dei nostri comportamenti“.

Siamo molto attenti alla compliance“, sottolinea Profumo. Che ricorda come il gruppo venda all’estero l’83 per cento del proprio giro d’affari. E questo “dà l’idea della competitività di quanto realizziamo grazie allo sviluppo congiunto, e sottolineo congiunto, con le nostre forze armate“.

Parole che, tuttavia, non sono sufficienti a spiegare che stava combinando D’Alema.

Poi Profumo aggiunge, rispondendo alle domande dei parlamentari nel corso dell’audizione al Senato, sul ruolo dell’ex-premier su potenziali commesse alla Colombia e chiarendo meglio i contorni della vicenda: “Il presidente D’Alema, anche in relazione alla sua storia istituzionale, ha prospettato a Leonardo che queste opportunità potessero essere maggiormente concrete. Ma fin da subito ha chiarito che sarebbe rimasto del tutto estraneo alle future eventuali attività di intermediazione nei nostri confronti”.

Strano, poi, che nella clamorosa telefonata registrata a sua insaputa, D’Alema dica che una parte di 80 milioni di euro pagati da Leonardo resta a noi, l’altra va ai colombiani.

“Solo sulla base di questa assunzione, l’azienda ha avviato un’attività di verifica sulla fattibilità di tali opportunita'”, evidenzia Profumo che pone l’accento sulla strategicità del mercato dell’America Latina.

“Per noi è estremamente rilevante, sarebbe estremamente importante capire se riuscire a entrare sul quel mercato”, sottolinea l’Ad.

“Noi abbiamo, come società – ammette Profumo – effettuato una valutazione sulla Robert Allen Law, cioè è stato avviato in processo di compliance, del quale io sono estraneo, ed è stata avviata una interlocuzione con lo studio Robert Allen Law proprio per verificare tutti gli elementi di compliance e gli elementi contrattuali“, riferisce ancora Profumo.

“Ci tengo a sottolineare – puntualizza – che non siamo arrivati a nessuna sottoscrizione di contratti. È stato sottoscritto un non-disclosure agreement proprio perché necessario per realizzare questo scambio di informazioni, ma non siamo arrivati alla sottoscrizione di un contratto“.

“La trattativa con la Colombia non rappresentava un accordo G2G (cioè governo italiano con governo colombiano, ndr). Questo dobbiamo averlo molto chiaro perché altrimenti creiamo confusione – puntualizza l’amministratore delegato di Leonardo. – Avevamo avviato la procedura con Uama nel 2019, in tempi ampiamente antecedenti a queste vicende ed eravamo ancora nella fase in cui si cerca di capire come trasformare una pontenziale opportunità in una realtà”.

Nel suo intervento introduttivo, Profumo aveva indicato le 4 fasi che contrassegnano il modello di Leonardo di operatività internazionale.

In pratica come la società di piazza Monte Grappa sviluppa il suo business.

La prima fase è quella di promozione del brand e dei prodotti, la seconda è di scouting e ricerca di opportunità commerciali, entrambe queste sono costanti nel tempo.

La terza fase è quella del perseguimento dell’iniziativa commerciale: si tratta di un’attività puntuale su una specifica opportunità di durata variabile, tipicamente 1-2 anni.

La quarta fase è quella operativa di vendita, negoziazione ed esecuzione dei contratti e supporto logistico, un’attività puntuale conseguente alla fase 3, di durata variabile in base alla durata del contratto (tipicamente 2-5 anni).

FdI tira le somme dell’imbarazzante audizione di Profumo: “Fratelli d’Italia trova insoddisfacente l’audizione in Commissione Difesa dell’amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo.”.

“Dalle sue dichiarazioni emerge chiaramente che la vicenda della vendita di mezzi e sistemi d’arma alla Colombia impone dei chiarimenti da parte del Governo che, per adesso, fatto salvo il ministro della Difesa e solo grazie al question Time proposto da Fratelli d’Italia, ha potuto dichiararsi estraneo ai fatti – accusa FdI chiamando direttamente in causa tutti quelli che hanno fatto finta di nulla. – Dal Ministero dell’Economia, dello Sviluppo Economico e da quello degli Esteri c’è invece un silenzio assordante. Chi ha avuto contatti con l’ex-premier D’Alema e a che titolo i vari soggetti emersi dall’inchiesta giornalistica si sono adoperati per una trattativa che, come legge impone, deve essere autorizzata dagli organi competenti e portata avanti solo da soggetti registrati in apposito elenco?”

Fratelli d’Italia ha già depositato una interrogazione che aspetta risposte e con ogni strumento parlamentare cercheremo di fare chiarezza – avverte FdI. – Nel frattempo, se come afferma l’Ad Profumo, Massimo D’Alema non aveva alcun mandato per trattare, ci auguriamo che lo stesso Profumo e tutte le istituzioni coinvolte procedano immediatamente a intraprendere azioni legali per tutelare il nome dell’azienda”, dicono i deputati di Fratelli d’Italia della Commissione Difesa, Salvatore Deidda, Davide Galantino e Giovanni Russo.

“Il dottor Profumo ha affermato che il coinvolgimento dell’ex-presidente del Consiglio Massimo D’Alema è avvenuto attraverso il settore commerciale e senza il suo coinvolgimento – dice il senatore Lucio Malan. – Resta il fatto che un ex-presidente del Consiglio ed ex-segretario di un importante partito viene coinvolto da un’azienda strategica dello Stato in una trattativa per l’acquisto di armi, non senza importanti prospettive di guadagno, come abbiamo sentito dalla voce dello stesso D’Alema. Evidentemente Leonardo è così connessa al Pd da farlo ritenere normale. Giusto promuovere le nostre produzioni, anche nel settore della Difesa, ma assai anomalo farlo attraverso un importante esponente del partito “amico”.

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