Le presidenziali francesi rilette da Lollobrigida: schiaffo a Macron e all’Europa che rappresenta

12 Apr 2022 10:42 - di Ginevra Sorrentino
Macron Le Pen

Con le presidenziali i francesi hanno cercato nella Le Pen e nella destra un’alternativa a Macron e al modello europeo che rappresenta. Entrambi deludenti e fallimentari. Questa in sintesi, la ben più articolata analisi del voto francese che il capogruppo alla Camera di Fdi, Francesco Lollobrigida, propone oggi sul Foglio commentando i risultati delle urne d’oltralpe. Il ballottaggio per l’Eliseo tra Emmanuel Macron e la sfidante Marine Le Pen scuote il mainstream a caccia di un “colpevole”. Quei numeri che danno il presidente uscente al 27,4 per cento circa (e il sostegno di quasi tutti gli avversari) e il 24 per cento conquistato dalla leader di Rassemblement National sparigliano le carte sul tavolo. E decisamente non fanno tornare i conti a avversari politici, media e attivisti, che da sempre si adoperano per sbarrare la strada all’ascesa dell’unica temibile avversaria del presidente uscente. Riaccendono i riflettori sullo stato di salute della Ue e sul suo futuro. Ma, soprattutto, ha evidenziato come, dal problema del controllo sull’immigrazione selvaggia, al dramma della sostenibilità del costo della vita, in Francia sia la destra di Marine Le Pen l’unica alleata concreta della cittadinanza.

Macron e Le Pen, le presidenziali viste da Fratelli d’Italia

Non a caso questo ultimo passaggio alle urne ha dimostrato che, Marine Le Pen: che ha passato gli ultimi 5 anni a riscattare azione e immagine del suo partito. Che ha parlato al cuore del Paese con argomenti reali e proposte concrete. Insistendo su salari. Potere d’acquisto. Prezzo della benzina. Bolletta dell’elettricità, dispone di una roccaforte che non solo è solida. Ma ha anche esteso i suoi confini elettorali, forte di una classe elettorale fin qui appannaggio della sinistra al caviale. Una popolazione delusa. Arrabbiata. E in cerca di riscatto e di risposte da un presidente-candidato che ha intravisto tardi il “pericolo” della defenestrazione popolare. Che ha considerato fuori tempo massimo i rischi di una Francia profonda arrabbiata.

Meloni: «L’attuale mainstream non è in grado di dare risposte alle persone»

Un dato che ieri Giorgia Meloni, dal Vinitaly di Verona, ha sottolineato con parole che colgono nel segno. E che rilevano l’esistenza di una parte della politica, nazionale ed europea, del tutto disconnessa dalle reali esigenze dei cittadini. Ne è esempio proprio la Francia: la somma tra astenuti (26 per cento) e voti alla Le Pen (23) a Melenchon (22) e a Zemmour (7) fa emergere un’insoddisfazione incredibilmente diffusa. Un malcontento sottolineato dalla numero uno di Fratelli d’Italia, che a riguardo ha evidenziato: «Vogliamo parlare di quelli che ti dicono che va tutto bene e poi ci sono milioni di persone che votano in modo diverso perché chiedono risposte che l’attuale mainstream non è in grado di dare. Questo – sottolinea la presidente di Fdi – è il problema».

Lollobrigida: i francesi cercano un’alternativa

Un problema che oggi, ripropone e commenta dal Foglio anche il capogruppo alla Camera di Fdi, Francesco Lollobrigida, dicendo: «In base a quello che abbiamo visto, la Francia ha avuto cinque anni di inconcludenza, con Macron. Un presidente che peraltro ha sposato un modello di Europa che non ci convince. E che un’ampia parte dell’elettorato francese non condivide». E ancora. «Il modello Macron a me pare deludente per molti aspetti, se non fallimentare», incalza l’esponente di Fratelli d’Italia. Aggiungendo a stretto giro: «E i francesi hanno dimostrato infatti di voler cercare un’alternativa sia a destra, con Le Pen. Sia a sinistra, con Jean-Luc Mélenchon». Concludendo: «La Francia è un grande Paese. Che sta dimostrando di avere voglia di non continuare, a livello europeo, sul solco fin  qui seguito».

Presidenziali, un’Europa da ripensare

Certo, anche lo scenario bellico pesa sulle elezioni. Ma, ribatte Lollobrigida sul Foglio, «la guerra, a mio avviso, influenza il voto ma non direttamente. Un ragionamento si può fare: la guerra evidenzia cioè un altro aspetto, quello del “che cosa poteva fare l’Europa per evitarla?”. E sappiamo che l’Europa, a differenza che nei momenti immediatamente successivi al deflagrare del conflitto, è stata incapace di mostrarsi unita come dopo lo scoppio delle ostilità. Ci sono grandi responsabilità – prosegue il capogruppo alla Camera di Fdi – presso le grandi nazioni europee, responsabilità nel non aver saputo creare un’Europa forte. La fragilità europea è tra le possibili concause della guerra. Al di là dell’atteggiamento prepotente di Vladimir Putin, a cui va unanime condanna». Un’Europa che nelle vicende ucraine, è tornata a ribadire ieri Giorgia Meloni, «dovrebbe essere un gigante politico e un nano burocratico. E invece noi oggi abbiamo un gigante burocratico e un nano politico».

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