L’Anpi rifiuta la guerra ma prende soldi come associazione d’arma. Veneziani: grottesco

20 Apr 2022 18:57 - di Redazione
Anpi
Per chi non lo sapesse l’Anpi, che ora rifiuta la guerra, che sventola le bandiere della pace e che ricorda a tutti l’art. 11 della Costituzione, è un’associazione combattentistica e d’arma. E a questo titolo, come ricorda Il Giornale, riscuote contributi pubblici.
Il Giornale riporta anche quali e quanti sono questi contributi. “Pacifisti integrali dunque, che ottengono contributi con le sigle combattentistiche e d’arma. Avviene in vario modo dalla fine degli anni Novanta (12 miliardi concessi dal ’98 al 2000) e in particolare dal triennio 2005-2007, quando le sigle combattentistiche e partigiane – riunite in Confederazione nel ’79 – hanno organizzato col ministero le celebrazioni per il 60° della Liberazione. Un dossier prodotto nel 2020 dal servizio studi della Camera contiene una tabella da cui si evince un totale di 800mila euro circa di fondi, per l’Anpi, dal 2013 al 2020. Nel 2021 la cifra annuale è stata sostanzialmente confermata e come da prassi l’ultimo schema di decreto – per il 2022 – è stato trasmesso una settimana fa dal ministro Lorenzo Guerini al Parlamento – per il canonico parere della commissione Difesa. Prevede altri 94mila euro“.
Marcello Veneziani, che ha seguito “con distaccato divertimento” il dibattito pubblico, rimarca che è “grottesco pensare che ci possa essere l’Anpi senza i partigiani. Il mainstream ha scoperto solo adesso – osserva – che l’Anpi non formata da partigiani non ha nessun titolo per parlare a nome della Resistenza. Inoltre, scoprono solo adesso che l’Anpi sostiene cose difformi rispetto alla verità codificata dei nostri giorni”.

“Stiano tranquilli tutti quelli che si stanno accanendo contro l’Anpi – si giustifica il presidente Anpi Gianfranco Pagliarulo dinanzi alla marea di polemiche – continueremo a condannare senza se e senza ma un’invasione sanguinosa di cui Putin ha ogni responsabilità”.

“In questo periodo non c’è giorno in cui l’Anpi non sia attaccata da qualcuno. Ecco la tecnica: far dire al bersaglio della polemica, cioè io, esattamente il contrario di quello che ho detto, ho parlato di unità e scopro che le mie parole sono di divisione. Oggi- aggiunge – nel pieno di una guerra terrificante e un’invasione la cui responsabilità ricade su Putin, sembra che chiunque stia fuori dal coro diventi un pericoloso putiniano”.

 

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