Csm, Nordio contro lo sciopero delle toghe: «Vogliono proteggere la loro irresponsabilità»

martedì 12 Aprile 19:09 - di Valerio Falerni
sciopero

Chi tocca i fili muore. E alta tensione è anche quella che intercorre tra potere politico e giudiziario. Anche ora, sebbene finora sinistra parlamentare e toghe rosse abbiano giocato allo scaricabarile su Berlusconi, quasi che la denuncia dello strapotere di pm e giudici fosse una sua personalissima ossessione. Invece, l’anomalia giudiziaria continua a rodere l’Italia anche ora che la stella del Cavaliere si è parecchio eclissata. Indizio inequivocabile che il problema è strutturale e non dipende dall’Inquilino pro-tempore di Palazzo Chigi. Lo sa bene Mario Draghi e ancor di più la guardasigilli Marta Cartabia: la sua riformetta del Csm non ha ancora visto, ma già i magistrati minacciano lo sciopero, manco fossero metalmeccanici o ferrovieri. L’ultima volta fu nel 2002, vent’anni fa. Anche allora contro una riforma, quella del ministro Castelli, governo Berlusconi.

L’ex-procuratore intervistato dall’HP

A dar fuoco alle polveri è stata questa volta il registro relativo alla performance del magistrato introdotto da un emendamento di Enrico Costa, già in Forza Italia ora in Azione, già tradotta come la pagella per giudici e pm. In realtà si tratta di un registro in cui si annotano quale inchieste trovano riscontro nei tribunali e quante conferme le sentenze nei vari gradi di giudizio. Si tratta di una misura che introduce un minimo di responsabilizzazione oggi di fatto inesistente in nome dell’obbligatorietà dell’azione penale, da un lato, e della sottomissione alla sola legge, dall’altro. Comunque sia, al potere giudiziario non va giù: «Ci burocratizza», protestano da procure e tribunali. Chi invece giudica di assoluto buon senso questa norma è Carlo Nordio. In un’intervista all’Huffington Post, l’ex-procuratore ha censurato lo sciopero minacciato dalle toghe: «Credo sia inammissibile». Non in assoluto, ma solo quando le misure contestate riguardano il magistrato come «impiegato statale».

«A volere lo sciopero sono i pm progressisti»

Potrebbe essere il caso, ad esempio, di una riduzione dello stipendio. Il problema si pone però quando si contestano leggi che riguardano il magistrato come rappresentante del potere giudiziario. In quel caso parlare di sciopero «è illegittimo». Perché, spiega Nordio, «il magistrato ha il compito di applicare la legge, non può scioperare contro la stessa». Non sarebbe difficile da capire. Ma da tempo la magistratura ha perso la bussola. Neppure lo scandalo-Palamara è riuscito a farle riprendere la rotta. Di chi la colpa? Nordio non ha dubbi: il conservatorismo giudiziario. È una tesi lanciata da Luciano Violante e che lui condivide pienamente. Con una precisazione rilevantissima sotto il profilo politico. Questa: «Credo che il peggior conservatorismo sia di quelli che si dicono progressisti». Come a dire che a proclamare lo sciopero è il Gattopardo in toga.

 

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