Calenda, bordate a Pd e M5S. Il sogno del campo largo diventa un incubo: “Sarà un gran casino di no a tutto”

lunedì 11 Aprile 12:04 - di Chiara Volpi
Calenda

Carlo Calenda, l’uomo che punta a diventare premier. E che ha seriamente pensato di ambire alla poltrona di Roma, sogna di diventare come Giorgia Meloni e di realizzare la parabola straordinaria di Fratelli d’Italia. E nel frattempo, spara a zero sul Pd. Polverizza ad ogni dichiarazione utile il M5S. E oggi, in un’intervista a tutta pagina su Libero parla di «due poli a pezzi, e non solo in Parlamento». Senza mancare di aggiungere che: «Anche nelle amministrazioni passano la giornata a litigare». E di politici che, una volta approdati al governo, non combinano nulla, scaricando «ogni responsabilità sui boiardi di Stato. Sui burocrati che dovrebbe gestire. E via con gli alibi: “Non sono riuscito per colpa dei burocrati, dell’Europa, degli alieni”. Ma anche basta!»…

Calenda e il sogno più che confessato di diventare come Giorgia Meloni

Lui, aspirante sindaco di Roma, che in campagna elettorale aveva promesso di restare sul pezzo e di occuparsi di cinghiali e rifiuti pure anche in caso di sconfitta elettorale. Ma che non sembra ottemperare a impegni e promesse. Lo stesso che, prima invoca il campo largo – e che fin qui ha richiamato all’ordine Letta invitandolo a dialogare con Azione e scoraggiandolo con veemenza ad abbandonare intesa e alleanza malridotta con Conte – palesando quasi una sorta di gelosia per il dialogo aperto tra il numero uno del Nazareno e la leader di Fratelli d’Italia. Una disagio che, già nei giorni delle Suppletive suppletive nel collegio Roma 1 della Camera, induceva l’europarlamentare a dire: «È inutile che si continui a parlare di campo largo. La verità è che oggi Letta parla più con Giorgia Meloni che con noi. Mi fa piacere per lui e lo trovo anche positivo: non ho preclusioni. Però se vuole fare un campo largo deve parlare».

Calenda e il fatidico campo largo che non decolla

Del resto, sull’argomento campo largo Calenda parla. E parla pure tanto. Soprattutto per attaccare il Pd e ostracizzare il M5S a guida Conte. Una spina nel fianco, quella della difficile costruzione di larghe intese nel centrosinistra, su cui oggi il leader di Azione torna a parlare nell’intervista a Libero, anche dicendo: «Alla fine il Pd abbraccerà il populismo, per inseguire Conte, che nei sondaggi risulta ancora il leader preferito dagli italiani, sopra la Meloni, Letta e me. Più che un campo largo sarà un gran casino all’insegna dei sussidi infiniti, del no a tutto e delle dichiarazioni retoriche. Per dare una misura del caos in cui versano i partiti tradizionali le dico che tutti al Parlamento Europeo hanno votato per lo stop totale e immediato al gas russo sapendo che è una follia che distruggerebbe l’economia italiana. Lo hanno fatto per dare un segnale, sostengono, ma che vuol dire?».

Il solito refrain di un’area «alternativa a destra e sinistra»

E allora, chiede l’intervistatore pragmaticamente, lei cosa farà? «Daremo vita a un’area alternativa a destra e sinistra. A questo bi-populismo che sta distruggendo l’Italia. Una proposta fondata su contenuti. Progetti realizzabili e persone competenti. Smetteremo di parlare solo di comunisti contro fascisti. Ci vogliono persone che sappiano gestire. Dobbiamo superare il 10%. Altrimenti tutto rimane come prima». E il sogno di cosa diventare da grande eleva al cubo ambizioni e speranze, delineando di Calenda un ritratto in cui manca il segno della modestia… Un tratto mancante che il giornalista non manca di rimarcare. E a cui l’ex Pd replica ancora una volta in chiave auto-celebrativa: «Sempre detestato i politici piacioni e finti modesti. Quelli che fanno le battute per risultare simpatici ma a cui nella vita reale non affideresti un chiosco di bibite. Non sono pagato per essere simpatico ma per cercare di dare un contributo a questo Paese. Io dico le cose come le vedo, e in modo diretto. Fine. Poi se i cittadini preferiscono battute e selfie hanno un’ampia possibilità di scelta alternativa».

Calenda, «l’uomo che vorrebbe farsi premier»

E quello che emerge è il volto di un «uomo che vorrebbe farsi premier», «fumantino». E con tanti sassolini nella scarpa rispetto a Letta e al suo ex partito. Alla disperata ricerca di un centrismo con forza propulsiva a sinistra, pur avendo asserito solo a febbraio, stavolta in un’intervista a La Stampa, che «La parola “centro” mi fa schifo». E che «il percorso di Azione e +Europa andrà avanti distinto da quello delle forze centriste». Che critica Draghi: «Investe troppo poco per alleggerire le bollette e fermare l’inflazione. Ripete gli errori del governo Conte». Torna a centrare nel mirino gli odiati Cinquestelle: «Ebbene sì, sono il nemico, non mio ma del Paese. L’Italia deve estirpare politicamente i grillini. Per questo sono uscito dal Pd. E mi rammarica che Letta sia ancora vittima della tragica visione di Zingaretti. Bersani e Bettini, che hanno fatto di Conte, un politico inconcludente, un leader che ora è in grado di dettare l’agenda ai dem».

Molte idee e ben confuse?

E ancora. Calenda è anche il leader di Azione che voterà i referendum della Lega sulla la magistratura, perché «se la Lega propone una cosa giusta la voto». L’uomo del campo largo in cui spizzicare un po’ qua e un po’ là con la scusa dell'”alternativa a destra e sinistra”, ma schivando il temuto centro. E dettando le restrizioni del caso: limiti ai partiti e confini all’azione. Insomma, molte idee e ben confuse?

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