Utero in affitto, dopo Nichi Vendola anche Tiziano Ferro diventa papà: «Ecco Margherita e Andres»

martedì 1 Marzo 9:52 - di Francesca De Ambra
Tiziano Ferro

Una foto in bianco e nero su Instagram con lui seduto con in braccio i due bebè e, alle spalle, il suo compagno, Victor Allen. Così Tiziano Ferro ha annunciato l’arrivo di Margherita e Andres i figli ottenuti grazie alla maternità surrogata. «Sono diventato papà – scrive Ferro – e voglio presentarvi queste due meraviglie di 9 e 4 mesi. Margherita e Andres, la vostra vita è appena iniziata. Ma anche la nostra. Per me e Victor l’esperienza da genitori rappresenta il più alto degli onori, il più impegnativo degli oneri. Che affronteremo con amore, attenzione, tenerezza e dedizione». Non c’è motivo di dubitarne. Siamo tutti sicuri che il cantante e il manager conosciuto ad Hollywood riverseranno sui due bimbi tutto l’affetto e tutto l’amore di cui dispongono. Ma questo dato soggettivo, pur essenziale, non basta a mettere in second’ordine le questioni più “oggettive” o, se si preferisce, di contesto.

Cosi Tiziano Ferro su Instagram

A cominciare dal metodo scelto da Ferro e Allen (come pure, a suo tempo, da Nichi Vendola), cioè la maternità surrogata, definizione meno brutale della pratica dell’utero in affitto. Strano che a nessuno sia mai venuto in mente di pensare a questo sfruttamento intensivo della donna e del suo corpo come ad un nuova forma di schiavismo. Si discute sulla sua liceità (Giorgia Meloni chiede che diventi reato universale), ma non su questo aspetto. È vero che le proto-femministe degli anni ’70 nelle piazze urlavano “l’utero è mio e lo gestisco io“, ma è altrettanto vero che non per questo auspicavano l’avvento di una maternità come paradigma del modello produttivistico-commerciale: catena di montaggio e distribuzione a terzi. E la cui “materia prima” è appunto il corpo femminile.

Maternità surrogata o nuovo schiavismo?

Non sappiamo se Tiziano Ferro e il suo compagno abbiano pagato la nascita di Margherita e Andres e neanche ci interessa perché nulla toglierebbe alla forza ed alla intensità del loro sentimento verso i due cuccioli. Ci interessa, invece, sottolineare come quei bambini siano il frutto sublime di una pratica profondamente innervata nella miseria, nel dolore e nello sfruttamento. Di popoli e di singole donne. «In India – ha spiegato a Libero il professor Maurizio Bini, del Niguarda di Milanoci fu un grosso dibattito perché una donna aveva guadagnato nei 9 mesi di gestazione come in 25 anni di lavoro». Come a dire che a godere il frutto sublime del travaglio è solo chi può permetterselo. Come Ferro, appunto, o Vendola.

La felicità degli adulti, i diritti dei bambini

Accanto a questa, l’altra questione di contesto riguarda il diritto dei bambini ad avere uno sviluppo armonico della personalità. In tal senso, molti studi assicurano che i figli di coppie omogenitoriali non risentono di alcuna criticità rispetto ai loro coetanei figli di genitori eterosessuali. Ma c’è chi, come Paul Sullins, docente di sociologia alla Catholic University of America di Washington, sostiene l’esatto contrario. E cioè che «i figli di genitori omosessuali hanno il doppio delle probabilità di sviluppare problematiche emotivedepressione e ansia – rispetto agli altri bambini». È lecito dedurne che sul punto non vi siano certezze. Auguri perciò a Tiziano Ferro e Victor Allen, ma non dimentichiamo che prima della felicità degli adulti vengono i diritti dei bambini.

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