Oltre 2.300 bambini fra le migliaia di ucraini deportati in Russia. Kiev: «Crimine di guerra»

21 Mar 2022 18:38 - di Sveva Ferri
bambini deportati

Non solo quelli uccisi o feriti. Dall’Ucraina arrivano notizie di un ulteriore orrore che sta coinvolgendo i bambini: la deportazione. A lanciare l’allarme su migliaia di persone portate contro la loro volontà in Russia sono state le autorità comunali di Mariupol e poi il ministero degli Esteri di Kiev, che ha parlato di ben oltre 2mila bambini «deportati» da diverse città.

I bambini uccisi sono 115, quelli feriti 148

Il bilancio dei bambini uccisi dall’inizio della guerra è arrivato ormai a 115, sono poi 148 quelli feriti. Il numero più alto di vittime fra i più piccoli si registra nella regione di Kiev, con 58 bambini morti;  seguita da quella di Kharkiv, dove i bambini morti sono stati 38; Cernihiv, che ha avuto 31 piccole vittime, e Donetsk, che ne ha avute 29.

Finora 2.389 bambini deportati in Russia

C’è poi il drammatico bilancio delle deportazioni. «Secondo le informazioni ricevute, le forze di occupazione russe hanno deportato illegalmente nel territorio della Federazione Russa 2.389 bambini, che si trovavano nei distretti occupati della regione di Donetsk e Lugansk. Lo spostamento forzato di civili verso il territorio dello Stato aggressore, in particolare bambini costituisce una grave violazione del diritto internazionale», ha sottolineato il ministero degli esteri di Kiev.

A Mariupol tra i 4mila e i 4.500 residenti trasferiti a forza

Un funzionario del Comune di Mariupol, Pyotr Andryuschenko, parlando con il New York Times ha detto che tra 4mila e 4.500 residenti sono stati portati a Tangarog, città oltre il confine sud est dell’Ucraina, senza che potessero portare con sé i loro passaporti. Mosca ha confermato i trasferimenti, sostenendo però che quello che sta facendo è “aiutare” gli ucraini che vogliono lasciare il Paese per la Russia. Una lettura totalmente smentita dalle testimonianze locali, che parlano di veri e propri rastrellamenti nei sotterranei usati come rifugio dalla popolazione. Secondo il difensore civico dei diritti umani dell’Ucraina, Ludmila Denisova, i deportati, destinati in treno a «città economicamente depresse della Russia», non potranno tornare indietro «per almeno due anni con l’obbligo di lavorare nel posto di lavoro specificato».

 

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