Il dominicano Meran che uccise i due agenti nella Questura di Trieste non è imputabile perché schizofrenico

venerdì 4 Marzo 20:55 - di Paolo Lami

Non è imputabile perché “all’epoca dei fatti e a tutt’oggi, affetto da schizofrenia, di gravità severa, con episodi multipli”, il dominicano Alejandro Stephan Meran che il 4 ottobre 2019 uccise, negli uffici della questura di Trieste, gli agenti di polizia Pierluigi Rotta e Matteo Demenego e che oggi è accusato del duplice omicidio.

Lo ha stabilito il professore di Psicopatologia Forense alla Sapienza di Roma Stefano Ferracuti, incaricato, dalla Corte d’Assise di Trieste, di effettuare una nuova perizia psichiatrica sull’uomo detenuto a Verona.

La perizia di 70 pagine – in possesso dell’Adnkronos – sarà discussa in aula nell’udienza del 14 marzo prossimo.

Meran – che aveva interrotto le terapie prescritte dopo il ricovero in Germania – “è da considerarsi – sostiene il docente di Psicopatologia Forense – “socialmente pericoloso, con necessità di internamento in residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza dal momento che presenta a tutt’oggi un grado di compenso clinico marginale, manca completamente di consapevolezza di malattia, non presenta alcun elemento di rivalutazione critica della propria condotta e presenta una marcata tendenza a comportamenti impulsivi e aggressivi“.

Alejandro Stephan Meran, secondo Ferracuti, non ha esitato a sparare contro altri agenti per agevolarsi la fuga e ha agito ritenendo che lo stessero minacciando “al punto da porre in pericolo la sua vita e lui si è comportato come una persona che lotta per la sopravvivenza“.

Quando è stato portato in questura “era in una situazione di delirio persecutorio, conseguentemente era anche molto spaventato, e viveva una condizione di percezione complessiva dell’ambiente intorno a lui come espressione di un cambiamento del mondo in termini a lui ostili e minacciosi“, spiega l’esperto.

Se la presenza del fratello lo ha inizialmente rassicurato, quando li hanno separati “la situazione mentale del Meran è stata totalmente soverchiata dalle istanze persecutorie, di pregiudizio, minacciose e dalla paura psicotica“.

Il suo comportamento “nei tragici minuti 5 minuti e 30 secondi in cui si compie l’intera sequenza omicidaria e viene poi fermato dagli operanti appare finalizzato alla fuga. (…) A prescindere di come sia avvenuto materialmente il fatto, dove è evidente alla luce dei riscontri autoptici sull’agente Rotta che è difficile che i colpi siano partiti mentre il Meran si contendeva l’arma con la vittima, o che l’arma sia caduta e il Meran l’abbia semplicemente presa, il pensiero del Meran era determinato dall’ideazione delirante persecutoria e riteneva, per davvero, nella sua prospettiva psicotica, di essere in autentico pericolo di vita e di essere perciò legittimato a qualsiasi gesto per salvarsi la vita“.

Non solo. Per lo psichiatra, Meran “è capace processualmente per quanto concerne l’apprezzamento di base della condizione giudiziaria, ovvero ha cognizione del processo, e identifica le parti in modo adeguato”.

Ma “il basso grado di compenso clinico in atto, la persistenza di una condizione interpretativa persecutoria, la facile irascibilità e la tendenza agli acting-out quando confrontato con le problematiche processuali rendono problematica la sua effettiva capacità di collaborare adeguatamente alle scelte difensive o di poter scegliere tra diverse strategie processuali, come anche di fornire dichiarazioni scevre da influenze psicopatologiche“.

In sostanza l’indagato non è imputabile: sarà quindi prosciolto da tutte le imputazioni e laddove la corte di Assise dovesse ritenerlo ‘socialmente pericoloso’ dovrà pronunciarsi su una misura di sicurezza per il suo ricovero in una Rems, ma non sarà più in carcere.

Si ritengono “soddisfatti” dall’esito della perizia, Alice e Paolo Bevilacqua, avvocati del foro di Gorizia, che da sempre hanno assistito e difeso Alejandro Stephan Meran.

I due legali dell’assassino dei due agenti hanno sempre sostenuto “fermamente” fin dalla prima perizia “la totale infermità del Meran generata dallo scompenso psicotico in soggetto affetto da schizofrenia“.

Lo scorso 13 dicembre la corte d’Assise di Trieste presieduta dal giudice Enzo Truncellito aveva concesso una nuova perizia psichiatrica vista la discordanza delle conclusioni tra consulenti e periti sulla capacità di volere.

A Meran, detenuto nel carcere di Verona, i periti del gip Massimo Tomassini avevano riconosciuto il vizio parziale di mente e la capacità di stare nel processo.

Oggi il perito della corte d’Assise dà ragione ai consulenti della difesa: il 32enne di origine domenicana non è imputabile, se verrà ritenuto socialmente pericoloso avrà una misura di sicurezza rispetto al suo ricovero in struttura di cura.

 

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