Draghi “arringa” il Senato: «Sul gas basta dipendere da Mosca. È una questione di libertà»

martedì 1 Marzo 13:14 - di Michele Pezza
Draghi

«L’eroica resistenza del popolo ucraino, del suo presidente Zelensky, ci mettono davanti una nuova realtà e ci obbligano a compiere scelte fino a pochi mesi fa impensabili. Voglio ribadire, ancora una volta, tutta la mia solidarietà, quella del governo e degli italiani al presidente Zelensky e a tutte le cittadine e cittadini dell’Ucraina». Il tono solenne usato da Mario Draghi al Senato non è una concessione alla retorica di circostanza ma si fonda sulla realistica presa d’atto di una situazione che nessuno più immaginava di rivivere in Europa. Non a caso, in riferimento all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, il premier ha parlato di «svolta decisiva» nella storia europea. «Negli ultimi decenni – ha scandito -, molti si erano illusi che la guerra non avrebbe più trovato spazio in Europa. Le immagini che ci arrivano da Kiev, Kharkiv, Maripol segnano la fine di queste illusioniı».

Draghi condanna il revanscismo di Putin

Il presidente del Consiglio ha ripercorso tutte le tappe dell’escalation voluta dal Cremlino con l’obiettivo di realizzare il «disegno revanscista» di Putin. Vi rientra anche la minaccia di ricorrere al nucleare. «Un ricatto estremo», ha commentato il premier, che impone «una reazione rapida, ferma, unitaria». Non contro la Russia e i suoi cittadini, ha precisato, ma contro Putin. Una sottolineatura doverosa, alla luce dei 6mila russi arrestati per aver manifestato contro l’invasione dell’Ucraina. «Ammiro il coraggio di chi vi prende parte», ha puntualizzato l’ex-capo della Bce. Quanto alle sanzioni, Draghi ha definito quelle adottate «senza precedenti». Ma «ove fossero necessarie», l’Italia è «pronta a ulteriori misure restrittive. Contro gli oligarchi, creando un registro internazionale pubblico inserendovi i magnati con un patrimonio superiore ai 10 milioni di euro. E contro la Banca centrale russa. «Chiederò alla Banca dei Regolamenti Internazionali, che ha sede in Svizzera, di partecipare alle sanzioni».

Il Viminale al lavoro per accogliere i profughi

L’altro punto dolente riguarda i profughi. L’Onu «ha stimato in 18 milioni il numero di persone che potrebbe necessitare di aiuti umanitari nei prossimi mesi». Ammontano invece a circa 400mila le persone che hanno lasciato l’Ucraina per i Paesi limitrofi. Il Viminale è già al lavoro per studiare apposite norme per accogliere gli sfollati ucraini nelle strutture nazionali. «Faremo la nostra parte, senza riserve per garantire la massima solidarietà – ha annunciato Draghi -. Renderemo più facile l’esame delle domande di protezione internazionale che verranno presentate». Infine, le ripercussioni della guerra e delle sanzioni sugli italiani. Sul punto il premier ha fornito ampie assicurazioni. Sia per quel che riguarda la vigilanza a protezione degli obiettivi sensibili sia per gli aspetti legati ai controlli di sicurezza dei rifugiati.

«Riserve per 2,5 miliardi di gas»

Fa storia a sé la questione energetica. «L’Italia – ha ricordato il presidente del Consiglio – ha ancora 2,5 miliardi di metri cubi di gas negli stoccaggi e l’arrivo di temperature più miti dovrebbe comportare una significativa riduzione dei consumi da parte delle famiglie». Ma la dipendenza dell’Italia dalla Russia impone una svolta. A cominciare, dalla diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico. «È un obiettivo da perseguire indipendentemente da quello che accadrà alle forniture di gas russo nell’immediato – ha concluso Draghi tra gli applausi -. Non possiamo essere così dipendenti dalle decisioni di un solo Paese. Ne va anche della nostra libertà, non solo della nostra prosperità».

 

 

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