Con le sanzioni crescono i settori in crisi: dal vino al pesce. Batosta ristorazione e turismo. Lo studio

sabato 12 Marzo 15:00 - di Mia Fenice
Settori in crisi

Crescono i settori in crisi del Made in Italy. La mappa geo-politica dei prodotti alimentari a rischio in queste ore di rinnovate sanzioni dell’Ue e di contro-sanzioni in arrivo dalla Russia si aggiorna in continuazione: dal vino al pesce fino alla pasta e alle farine, il quadro disegna un affanno crescente soprattutto per i due settori terminali dell’approvvigionamento, la ristorazione , soprattutto quella collettiva (ospedali, scuole, mense) e il turismo.

Settori in crisi, lo studio di Alleanza coop

Seguendo il file rouge di un aggiornato studio di Alleanza coop depositato al Mise nel corso dell’incontro con la task force voluta dal ministro dello Sviluppo, Giorgetti, il flusso di export già fortemente ridimensionato nel 2014 per carni bovine e suine, pollame, pesce, formaggi e latticini, frutta e verdura si aggraverà ulteriormente. E con le nuove contro- sanzioni russe e l’esclusione delle banche dal sistema Swift, lo stop si allargherà inevitabilmente a quelle filiere alle quali ancora oggi era consentito l’ingresso nel mercato; tessile, arredamento, calzature, vini e altre bevande alcoliche.

I settori in crisi e le regioni più colpite

L’impatto, nel breve termine, annotano ancora dal mondo cooperativo, si registrerà soprattutto in quelle regioni italiane, Lombardia e Marche, e in quei distretti prevalentemente orientati al mercato russo. Venendo allo specifico dei settori economici, si legge ancora, a soffrire in misura maggiore più la chiusura del mercato russo i tabacchi, le bevande alcoliche, vini dop e gli spumanti, la pasta, caffè e tè. Per quanto riguarda i prodotti agroalimentari, ipotizzando l’estensione dell’embargo anche ad altri prodotti Ue, allo stato, il settore che risulta più penalizzato è quello del vino considerato che l’Italia è il primo paese per export nel mercato russo: per giunta, nell’ultimo anno aumentato del 70% per spumanti e 20% dei vini fermi.

Approvvigionamento del mais e dell’olio di girasole

Una situazione di “assoluta emergenza” è altresì l’approvvigionamento del mais e dell’olio di girasole per uso zootecnico. Le scorte di olio di girasole dovrebbero esaurirsi entro un mese per la chiusura dei porti sul Mar Nero che bloccano gli scambi dei due maggiori produttori mondiali, l’Ucraina e la Russia, che riforniscono anche l’Italia esclusivamente via mare. Le navi che trasportano olio o semi di girasole sono tutte ferme, in particolare presso Mariupol e Odessa. Quanto al mais, la previsione è che si possa andare avanti per due o tre mesi, al massimo fino a giugno. E non esistono mercati alternativi.

I settori in crisi: l’ortofrutticolo

Nel settore ortofrutticolo e lattiero-caseario, le sanzioni e la guerra inaspriscono i già gravi effetti collegati all’embargo. L’Ue infatti assorbe quasi l’8% di export lattiero-caseario; quindi, ogni piccola variazione della situazione potrebbe avere gravi conseguenze sulla tenuta del settore, già estremamente sofferente e sorretto solo dalle vendite estere. Spostandoci sulle importazioni dalla Russia, invece, il problema più serio lo vive il settore zootecnico legato alla crisi di approvvigionamento di cereali, in particolare per la mangimistica, visto che il 70% è in Ucraina. L’aumento del prezzo del grano, annota ancora Alleanza coop, è di una rapidità e intensità senza precedenti, del 40% in una settimana.

Per le importazioni di grano duro si guarda al Canada

Per quanto concerne le importazioni di grano duro, invece, al momento, la criticità è sopperita dalle importazioni dal Canada. Diverso però è il tema dell’approvvigionamento di frumento tenero, mais, oli (girasole, colza). Infatti, pur essendo ancora in vigore i contratti con gli importatori, per il mondo cooperativo non è certo che questi vengano onorati. Perla soia si riesce in qualche modo a coprire il minor apporto con importazioni dagli Usa e dal Brasile a che se i tempi appaiono lunghi e non sottovalutabile il fatto che le produzioni siano “geneticamente modificate”.

La pesca e gli aumenti del gasolio

Per quanto riguarda la pesca, il problema maggiore è rappresentato dall’esplosione del costo del gasolio che ha raggiunto livelli mai sfiorati neppure nel 2008. La marginalità delle imprese si è ridotta drasticamente e, in alcuni casi, è azzerata. Non è possibile immaginare che i rincari vengano trasferiti sui prezzi finali al commercio né si intravedono soluzioni particolari di intervento in un contesto di regimi di aiuti europei e nazionali piuttosto rigido che non lascia margini di manovre. Le barche sono ferme e i costi del personale restano a carico delle imprese cooperative, denuncia in settore che non tace il tema della sicurezza dei mari: le aree di pesca si riducono e dunque è difficoltoso per le imprese rimanere a galla.

Incremento dei prezzi per la ristorazione

Tutte queste conseguenze si ripercuoteranno dunque, conclude lo studio di Alleanza coop, anche sotto forma di incremento dei prezzi sul settore della ristorazione, con effetti particolarmente pesanti per quella collettiva, in particolare ospedaliera e scolastica, che non potrà scaricarsi a valle perché somministrata attraverso contratti pubblici, andando così ad aggravare una situazione già critica per imprese particolarmente colpite durante la pandemia. E infine il turismo: la perdita consistente del flusso turistico da Russia e Ucraina è significativa, dice lo studio, con una notevole ricaduta nei singoli comparti, come ad esempio quello del trasporto persone come accade a Venezia che registra un calo del trasporto persone nella città tra il 10 e il 12%. Ma l’elemento più preoccupante è il sostanziale blocco delle prenotazioni dal resto del mondo per il periodo successivo ad aprile.

 

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