3700 chilometri in 4 giorni: nella missione “Solidarietà all’Ucraina” anche gli autisti ci hanno messo il cuore

lunedì 28 Marzo 16:09 - di Valter Delle Donne
Solidarietà Ucraina

Oltre 3700 chilometri percorsi in appena quattro giorni: da Roma fino al confine tra Polonia e Ucraina e ritorno. Partiti carichi con 60mila euro di aiuti umanitari, tornati con 49 persone fuggite dalla guerra. Bastano questi numeri per intuire quale peso abbia avuto la squadra di autisti dei tre pullman nella missione umanitaria della Fondazione An “Solidarietà all’Ucraina”.
Da Giancarlo Liti a Sandro Sciotti, da Yuri Cipolletti a Sandro Ponzi, da Enrico Carbini ad Alessio Valeriani. Vanno aggiunti doverosamente anche i loro nomi a quelli dei 15 volontari che hanno condotto in porto la missione Solidarietà all’Ucraina. Alla Schiaffini travel che ha fornito i tre pullman alla Fondazione Alleanza nazionale, hanno selezionato gli autisti espressamente tra chi se la sentiva di affrontare un tour de force particolarmente pesante, non solo dal punto di vista professionale, ma anche da quello emotivo.
“Per me è la prima volta. Aiutare questa gente è il minimo che si poteva fare, l’ho fatto con orgoglio”, dice Giancarlo, che ha trascorso quasi la metà sei suoi 59 anni, svolgendo questo lavoro. “Quello che ho visto in questi 4 giorni mi resterà dentro per sempre, se non lo vedi non puoi crederci”.

Il medico della spedizione, Alessandro Rosponi, operativo fino all’ultimo

Tre frontiere superate (Austria, Repubblica Ceca e Polonia) con gli imprevisti a costituire la regola. Incluse deviazioni e cantieri stradali. All’andata in Austria, tanto per dirne una, abbiamo vissuto un’esperienza degna della Salerno-Reggio Calabria (quella degli anni peggiori) con una deviazione che ci ha portato dall’autostrada direttamente nelle strade urbane a un’andatura a passo d’uomo. Un brusco rallentamento sul percorso di marcia di venerdì che ci ha regalato un pit stop più che un soggiorno in un hotel di Brno: arrivo alle 2 di notte, partenza alle 6 di mattina.

Solidarietà all’Ucraina: il ruolo delicato delle due volontarie

Imprevisti che si succedono fino all’ultimo, come la febbre alta a 5 piccoli tra i 2 e i 5 anni, che il medico della nostra spedizione, Alessandro Rosponi, ha monitorato senza tregua, preparando una dettagliata scheda per il presidio sanitario della Capitale.
In un convoglio umanitario dove prevalgono donne e bambini hanno avuto un ruolo cruciale le due donne del team. Giulia Pilloni, 31 anni, nella vita quotidiana lavora in un vivaio in Veneto e ha già avuto esperienze nel volontariato internazionale. Un’esperienza che si è rivelata preziosa nella gestione dei rapporti con i soggetti più fragili. Era invece al battesimo in una missione umanitaria, Lisa Guerra, 27 anni, friulana, la più giovane della spedizione. Se la missione umanitaria ha avuto successo, il grazie va anche a loro.

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