Perché non mi ha convinto il monologo di Lorena Cesarini che ha creato qualche polemica

giovedì 3 Febbraio 15:53 - di Hoara Borselli
Lorena Cesarini

Il palco dell’Ariston diventa una cattedra dove tra gag comiche e stucchevoli monologhi si è consumata una lezione morale e moralistica sul razzismo. Chiamare sul palco più ambito d’Italia un’attrice di colore, Lorena Cesarini, per farci raccontare tra le lacrime che tutti gli esseri umani hanno lo stesso sangue, è stato uno spaccato di demagogia a tratti noioso e anche un po’ patetico.

La premessa che Amadeus, il mattatore della Kermesse, ha fatto in apertura del Festival , era di aver voluto fortemente che le cinque donne che lo avrebbero affiancato sul palco fossero bravissime attrici. Scelte proprio per solidarizzare simbolicamente con il settore dello spettacolo così fortemente penalizzato in questi due anni di pandemia. Proprio in virtù di tale premessa, il sermone sulla discriminazione razziale portato in scena durante la seconda serata da Lorena Cesarini, conosciuta dal grande pubblico per la sua partecipazione alla serie ‘Suburra’, ha suscitato non poche polemiche.

Relegare una persona di colore a dover parlare del colore della sua pelle è semplicemente banale e a tratti offensivo. Cesarini si è prodotta in dieci minuti di monologo alternati alla lettura del libro “Il razzismo spiegato a mia figlia” dello scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun.

Prima ha ribadito a gran voce e con grande orgoglio che in trentaquattro anni nessuno l’aveva mai fatta sentire diversa o non italiana.  Nessuno aveva mai sentito la necessità di porre l’accento sul colore della sua pelle facendola sentire discriminata. Lecito quindi pensare che la sua vita non sia stata in alcun modo sfiorata dall’ombra di quel razzismo che poco dopo fra le lacrime si è sentita di voler condannare.

C’è qualcosa che non va diciamo noi. Allora ci dovrebbe spiegare cosa sia accaduto di così traumatico da sentire la necessità di bacchettare milioni di italiani su quanta sofferenza generi il sentirsi trattata da diversa. Una volta ufficializzata la sua partecipazione sul palco dell’Ariston, i leoni da tastiera hanno iniziato a praticare il loro sport preferito, ovvero scaricare con le offese le loro frustrazioni, nascosti come conigli dietro lo schermo. Questo però cara Lorena tocca tutti, bianchi, neri, belli ,brutti, grassi, magri, ricchi, poveri.

Lungi da noi non riconoscere che fra i milioni di spettatori ci fossero dei cretini che ancora oggi ritengono un discrimine il colore della pelle. Quelli sempre ci sono e sempre ci saranno e ahimè non colmeranno il loro vuoto culturale grazie ad un monologo. Visto però il periodo storico che stiamo vivendo, dove una minoranza di non vaccinati è esclusa dalla vita sociale, i pensionati non immunizzati non possono neppure ritirare la pensione e su quel palco a detta del direttore artistico, ai cantanti non è richiesto il lasciapassare verde per esibirsi per  rispetto della loro privacy, parlare di discriminazione ci sembra fortemente ingeneroso.

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