Nordio: solo il referendum può promuovere la rivoluzione che serve alla giustizia malata

venerdì 11 Febbraio 10:20 - di Redazione
Nordio

Carlo Nordio, magistrato oggi in pensione ma già titolare di inchieste sulle Br e sul Mose, commenta, nel suo nuovo libro, le prospettive della magistratura investita da una crisi senza precedenti. Il libro si chiama “Giustizia Ultimo Atto. Da Tangentopoli al crollo della magistratura“, un testo (edito da Guerini e in libreria dal 17 febbraio) nel quale Nordio ammette che Mani pulite si è rivelata una cura più “dannosa” della malattia” che avrebbe dovuto guarire.

Nordio: giustizia al capolinea

“La giustizia è al capolinea – commenta Nordio in un’intervista a Libero – il discredito del Csm, le lotte intestine tra correnti, le ulteriori rivelazioni di Palamara, l’incertezza del diritto, la lunghezza dei processi, la devastazione delle nostre prerogative costituzionali attraverso l’invasività delle intercettazioni poi sapientemente tagliate e divulgate, e tante altre anomalie richiedono una radicale rivoluzione del nostro sistema giudiziario”.

I settori politicizzati della magistratura

Nordio, uno dei nomi che il centrodestra aveva proposto per la successione a Mattarella, si sofferma poi sulla persecuzione giudiziaria che ha colpito Silvio Berlusconi, definendola una forma di “prostituzione giudiziaria”.  Così risponde, poi, alla domanda su come sia crollata la magistratura da Tangentopoli in poi. «È crollata – afferma – per eccesso di protagonismo e di arroganza da parte di alcuni settori politicizzati della magistratura. Questo purtroppo ha coinvolto l’intero complesso di magistrati che non si merita una simile delegittimazione, perché fa il proprio dovere lavorando in silenzio, tra mille difficoltà operative».

Nordio: alcuni magistrati si sono sostituiti al potere politico

Tornando infine a Mani pulite, Nordio spiega: “All’inizio avevamo scoperto quel sistema di corruzione generalizzata che ci aveva sorpresi e disgustati. Io stesso, tra il ’92 e il ’94, ho talvolta usato la mano pesante nella carcerazione perché l’allarme sociale suscitato dai reati che stavamo scoprendo non ci lasciava altra scelta. Poi però la situazione è degenerata, e alcuni magistrati si sono sentiti investiti di una missione salvifica e redentrice, e si sono sostituiti al potere politico. Questo pericolo l’avevo già denunciato nel mio primo libro, “Giustizia” del 1997. Per tutta risposta sono stato chiamato dai probiviri dell’Anm a rispondere delle mie affermazioni. Li ho mandati al diavolo, ma l’intimidazione c’è stata”.

Ormai, è l’auspicio del magistrato, “solo il referendum prossimo può costituire un messaggio del popolo per cambiare le cose. È questo il momento per la politica di riprendere il suo ruolo legittimato dal voto popolare“.

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