La Consulta boccia il referendum sull’eutanasia: domani la decisione sugli altri

martedì 15 Febbraio 19:57 - di Giovanni Pasero
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La Corte costituzionale ha bocciato il referendum sull’eutanasia promosso dai Radicali. Ne dà notizia l’ufficio stampa della Consulta, comunicando che sugli altri quesiti i giudici si riuniranno domani mattina.

La Consulta, «si è riunita oggi in camera di consiglio per discutere sull’ammissibilità del referendum denominato “Abrogazione parziale dell’articolo 579 del Codice penale (omicidio del consenziente)”. In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio comunicazione e stampa fa sapere che la Corte ha ritenuto inammissibile il quesito referendario perché, a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili. La sentenza sarà depositata nei prossimi giorni».

Eutanasia: bocciato il referendum dei radicali

“L’inammissibilità” del referendum sull’eutanasia legale è stata discussa oggi in Consulta tra gli altri da Scienza & Vita e dall’Unione Giuristi Cattolici Italiani, realtà vicine alle Cei rappresentate da Alessandro Benedetti, docente di diritto penale all’Università Europea di Roma, che le assiste insieme all’avvocato Alberto Gambino. Tre i motivi su cui si è articolata il ragionamento di S&v e Ugci: “gli elementi di contraddittorietà e carenza di chiarezza riscontrabili nella formulazione del quesito referendario; il fatto che il presente referendum abrogherebbe una legge costituzionalmente necessaria che dà tutela minima a un bene protetto dalla Costituzione, ovvero la vita umana; nelle sue conseguenze, la vera natura di tale referendum non è abrogativa (modalità propria dell’istituto referendario), ma di fatto manipolativa e propositiva”. E’ quanto si apprende da Scienza & Vita.

“La difesa ha concluso evidenziando come, peraltro, la triste ed inaccettabile conseguenza dell’abrogazione richiesta dal quesito referendario sarebbe quella di lasciare ‘privi di ogni forma di tutela i soggetti vulnerabili, che vivono in una condizione di difficoltà e debolezza, ma comunque capaci di esprimere un consenso valido’, aprendo così la possibilità di abusi per la vita di numerose persone e non solo dei pazienti in condizioni terminali”.

“Al contrario – ha sottolineato Benedetti – le persone gravemente malate, unitamente ai loro cari, “reclamano piuttosto che il dolore/sofferenza fisica si affronti con precisi e competenti presidi farmacologici e una seria preparazione specifica, con il potenziamento della legge 38/2010 – richiamata quale precondizione di qualunque eventuale scelta esiziale proprio dalla Corte costituzionale n. 242/2019, che un’eventuale declaratoria di ammissibilità del quesito referendario ora finirebbe per demolire”.

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