E San Valentino divenne il protettore degli amori gender fluid. A Sanremo ci faranno un monologo?

lunedì 14 Febbraio 10:16 - di Annalisa Terranova

Ci sono molti modi per coprirsi di ridicolo. Uno di questi è quello che Repubblica adotta oggi, 14 febbraio, giorno di San Valentino, piegando la tradizionale festa degli innamorati alle esigenze ideologiche degli imperativi gender fluid. Così il povero San Valentino, per secoli protettore delle coppie degli innamorati, doveva essere liberato dalla urticante patina dell’amore etero, ormai relegato nella soffitta delle anticaglie. Sottratto alle frasi caramellose dei baci Perugina. Alle cene al lume di candela. Alle varie romanticherie, insomma, che le futuriste ai primi del Novecento già fulminavano e condannavano disprezzando gli sdilinquimenti al chiaro di luna. Ma tale liberazione non avviene certo, oggi, in nome di un concetto di amore meno borghese o meno ottocentesco. No, anzi.

Repubblica, con un articolo di Marino Niola che fa ridere già dall’attacco, si incarica di una missione ben più gravosa. Fare di San Valentino un’icona dell’amore fluido. Degli amanti di genere neutro o, come si dice adesso con linguaggio vagamente ferroviario,  di genere non binario. Ma come è possibile, si dirà, utilizzare un santo per sostenere una tesi così bizzarra? Bè, nulla è impossibile al furore ideologico, che ha in sé una vis manipolatoria fuori dal comune.

“Lo ha detto Damiano dei Maneskin…”

Ma veniamo all’articolo in questione. L’attacco, si diceva, sfiora vette di comicità impensabili. Eccolo: “L’amore non è mai sbagliato. Lo ha detto Damiano dei Maneskin“. Damiano è dunque l’auctoritas indiscussa in tema. Ci sarebbe stata, anche, la nota frase di Nietzsche: “Tutto ciò che avviene per amore è sempre al di là del bene e del male”. Ma l’autore ha preferito, evidentemente, citazioni più solide e contemporanee. Magari fornendo un canovaccio per il prossimo Sanremo: un bel monologo sul tema tra gli applausi di Amadeus e la benedizione del direttore di Raiuno Stefano Coletta.

San Valentino è un “rivoluzionario”

Dunque, Repubblica argomenta sulla citazione di Damiano. “Il bello è che San Valentino avrebbe sottoscritto la frase. Perché l’aureolato non è semplicemente il protettore dei fidanzatini, non è un santo per cuori di cioccolato. Ma è il patrono dell’amore di chiunque per chiunque. Senza limiti di genere e di generazione. Con le parole di oggi, un amore queer. E nonostante si faccia di tutto per trasformarlo in un santino zuccheroso, questo antico e simpatico martire del terzo secolo non si lascia ridurre ad una ghiotta occasione di marketing. Lui è molto più avanti. È un rivoluzionario“.

San Valentino protettore delle unioni scandalose?

A parte che oggi non c’è nulla di meno rivoluzionario che esaltare le dottrine gender, che dettano ormai i tempi di un nuovo e asfissiante conformismo culturale. C’è da notare, attenzione, quel “senza limiti di generazione” che infrange anche il tabù dell’età anagrafica. Una pericolosa deriva? Ma quando mai, il santo approverebbe tutto. Ogni tipo di amore. E così continua l’articolo: “Il messaggio contenuto nella sua storia è assolutamente contemporaneo. In fondo Valentino da Terni, diventa quel santo che è diventato perché difende una love story proibitissima fra una donna cristiana e un uomo pagano. Che per quel tempo è un amore sbagliato. Un’unione che fa scandalo, proprio come oggi fanno scandalo le unioni gender fluid. Ecco perché San Valentino avrebbe non solo sottoscritto la frase di Damiano ma anche approvato il bacio in diretta tv che il front man della band romana ha dato al suo chitarrista Thomas Raggi nel giugno scorso in Polonia, sul palco del Polsat SuperHit Festival 2021. Perché il gesto della rockstar aveva lo scopo di sostenere i pari diritti per la comunità Lgtqia+. Come dire che ciascuno dovrebbe essere libero di essere chi si sente di essere e di amare chi si sente di amare. E la vicenda di San Valentino ne fa un testimonial dell’amore senza se e senza ma. Un amore che è necessariamente alla pari. E fa fuori i ruoli fissi dell’eros e del pathos, dei sentimenti e dei trasalimenti. Il maschile e il femminile, il cacciatore e la preda, il cavaliere e la dama. Perché l’anagrafe del cuore non rilascia carte d’identità“.

Alle origini della Festa degli innamorati

Ebbene, compreso il fine dell’articolo di Repubblica, andiamo ora alle origini della festa degli innamorati per vedere se qualche appiglio per una tesi così risibile c’è. E gli appigli non ci sono. La ricorrenza è sicuramente collegata anche ai Lupercali dell’antica Roma, dove si intrecciavano riti di purificazione e riti di fecondazione simbolica. Il rito aveva inizio il mattino del 15 febbraio con la presentazione di due giovani nobili da parte della confraternita dei Luperci (lupacchiotti) nella grotta ai piedi del Palatino in cui si riteneva che la Lupa avesse allattato Romolo e Remo.  I due giovani venivano toccati sulla fronte dal sangue di due capre sacrificate. Quindi si davano a una corsa sfrenata durante la quale con le corregge colpivano le donne per assicurarne la fertilità.

San Valentino e la Leggenda di Jacopo da Varagine

Quanto a San Valentino, nella sua figura si fondono due martiri cristiani: un prete romano martire sotto l’imperatore Claudio e il vescovo di Terni. La responsabilità della fusione appartiene a Jacopo da Varagine che ci parla di Valentino nella sua Leggenda Aurea, descrivendolo come un cristiano molto abile nella propaganda della sua fede al punto da essere convocato dallo stesso imperatore Claudio. Non solo, ma fu protagonista di un miracolo guarendo dalla cecità la figlia di un nobile romano che si convertì alla fede di Cristo. Era l’anno del Signore 280. Il legame con la festa degli innamorati avviene più tardi, quando nel 1465 il papa Paolo II autorizza la nascita della confraternita della Ss. Annunziata che doveva procurare la dote per le fanciulle povere e che aveva sede a Santa Maria sopra Minerva. La prima cerimonia per la distribuzione delle doti fu fissata al 14 febbraio, festa di San Valentino, destinato a diventare giorno di festa per le ragazze in età da marito e successivamente per i loro fidanzati. 

Tutto, in questa tradizione, ci parla di fecondità, fertilità, sposi e spose. Un universo molto lontano dal mondo Lgbt, con buona pace di Repubblica e di Damiano dei Maneskin. In definitiva: amate chi vi pare, ma non scherzate con i santi…

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