Consumi a picco, il Pil frena, gli esperti pessimisti: non ne usciremo anche dopo la fine della pandemia

16 Feb 2022 12:21 - di Angelica Orlandi
Consumi a picco

Nuova seria battuta d’arresto nei consumi con -25,1% su gennaio 2020 e un dato degli ultimi 12 mesi a -19,9% rispetto al periodo febbraio 2019 – gennaio 2020. E’ uno dei dati che emergono dall’Osservatorio Confimprese-EY sui consumi di mercato, che analizza i dati di gennaio 2022 sullo stesso mese del 2020: quando la pandemia non era ancora scoppiata, con un trend mese rispetto al 2021 molto positivo ma relativo a un gennaio 2021 di fase lockdown (+62%). Se fermiamo il confronto degli ultimi 12 mesi rispetto ai 12 mesi precedenti le vendite sono cresciute invece del +31,5%. Siamo, dunque, di fronte a una situazione di criticità del retail, che dopo la fiammata dell’ultimo trimestre 2021, accusa la forte spinta inflazionistica e l’aumento del prezzo dell’energia. Il caro bollette e l’economia reale che non riparte, gli italiani hanno paura a spendere. Si aggiunge la “tassa nascosta” dell’aumento dell’inflazione a pegguiorare il quadro. Il governo “studia” le contromosse, ma per ora con scarso profitto.

Consumi a picco: i settori più colpiti

“Gennaio segna una battuta di arresto verso il periodo pre-pandemia – conferma Mario Maiocchi, direttore Centro studi retail Confimprese –. Il mese chiude a -25,1% e mostra la debolezza della ripresa, circoscritta all’ultimo trimestre 2021. Nel mese di gennaio è avvenuto un cambio di passo a causa dei fattori congiunturali che impattano sulle decisioni di acquisto delle famiglie e sui conti delle imprese. A incidere maggiormente sull’andamento dei consumi è il settore abbigliamento/accessori, che ha imboccato un trend preoccupante. I saldi, partiti male, non hanno fatto recuperare il terreno perso”. La situazione è pesante. Recrudescenza della pandemia (a dicembre- gennaio), inflazione e caro energia impattano negativamente sulla stabilità dell’economia; e gelano la propensione all’acquisto dei consumatori. Forti le differenze fra settori di attività.

Solo le spese per la casa resistono

Il comparto abbigliamento-accessori registra una caduta di -38,5% in gennaio 2022 vs gennaio 2020 e di -24,1% negli ultimi 12 mesi rispetto a febbraio 2019-gennaio 2020. Sempre negativa anche la ristorazione a -18% nel mese di gennaio e -24,3% se confrontata a 2 anni fa. Continua il recupero del retail non food, che chiude gennaio a +5,3% su gennaio 2020 e raggiunge pressoché la parità, -0,2%, anche nel benchmark su due anni fa (febbraio 2019-gennaio 2020). Si tratta di un comparto che, complice la pandemia, ha costretto la maggior parte degli italiani a passare maggiore tempo in casa e a un utilizzo più frequente dei canali digitali per gli acquisti.

Trend negativo anche per i centri commerciali

Quanto ai canali di vendita, il travel si conferma quello più in sofferenza con -36,6% nel mese; mentre lo shopping di prossimità (aree periferiche delle metropoli e cittadine di provincia) rimane la destinazione preferita dai consumatori registrando un -12,9% nel mese. Trend negativo per i centri commerciali che chiudono gennaio a -33%, gli outlet -26,7% e le high street -30,9%. Nelle aree geografiche, sempre nel mese di gennaio 2022 vs gennaio 2020, troviamo tutti trend negativi, che confermano l’andamento generale del mercato a -25,1%. L’andamento migliore, sia pure in negativo, si registra al Centro con -23%, seguito dal Sud -23,6% e dal Nord-ovest -25,2%. Nord-est l’area peggiore -28,3%.

Consumi a picco, Pil in frenata: “Le abitudini di spesa non cambieranno”

La pandemia ha comportato cambiamenti senza precedenti nelle abitudini dei consumatori che potrebbero potenzialmente continuare a evolversi e trasformarsi nel tempo. Per Stefano Vittucci, consumer products and retail sector leader di EY in Italia, la situazione è grave perché duirerà nel tempo:  il mese di gennaio “ha subito la forte ascesa dei contagi che ha influito particolarmente sulle occasioni di consumo e spesa degli italiani. Gli ultimi 24 mesi di pandemia hanno trasformato in maniera strutturale le abitudini di consumo degli italiani. Parte di questi cambiamenti rimarranno nelle abitudini di vita e di consumo anche quando l’emergenza pandemica verrà superata definitivamente. Impattando di conseguenza sul tessuto territoriale dei comparti analizzati”.

Il quadro congiunturale si fa più incerto. Si susseguono revisioni al ribasso, ancorché di entità moderata, del tasso di variazione del Pil italiano per il 2022: il cui target difficilmente può collocarsi attorno al 4,5%. I problemi sono noti, e ancora non risolti, derivanti dalle tensioni sui prezzi della materie prime, dalle difficoltà di approvvigionamento in alcune filiere;e dall’incertezza sull’evoluzione pandemica. Si sono aggiunti, negli ultimi giorni, i timori di un conflitto Russo-Ucraino. Questa situazione rischia, nel suo insieme, di prolungare ed amplificare le tensioni sui prezzi al consumo. Non vedendosi a breve una soluzione a questo problema, crescono i timori di repentine modifiche nella politica monetaria. Col passare del tempo, i tentativi di rassicurazione a tale riguardo sembrano perdere efficacia. Lo indica l’Indicatore dei consumi (Icc) di Confcommercio.

Febbraio da dimenticare: l’allarme di Confcommercio

“A febbraio, il Pil, stando alle nostre stime, ha consolidato la tendenza al rallentamento emersa nei mesi precedenti:con una riduzione dell’1,0% congiunturale. Nel confronto annuo la crescita si dovrebbe attestare al 4,2%, in forte calo, quindi, rispetto ai mesi precedenti”. Continua Confcommercio: “Alle incertezze produttive si associano i timori degli effetti sui consumi derivanti dalla ripresa dell’inflazione. Nel mese di febbraio, la variazione annua dei prezzi al consumo dovrebbe attestarsi al 5,6%. Come paventato da alcuni mesi, le perduranti tensioni sui mercati internazionali e nelle catene di approvvigionamento cominciano a produrre rialzi anche in settori diversi dall’energetico. Situazione nera.

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