M5S al bivio, braccio di ferro tra Conte e Di Maio: all’ombra del Colle si consuma il congresso interno

giovedì 27 Gennaio 21:11 - di Lara Rastellino
M5S Conte

Conte sulla graticola. L’elezione quirinalizia si sta trasformando in un congresso del M5S, con al centro la prova muscolare tra il leader e il ministro Di Maio, alle prese con un braccio di ferro, tutto interno al Movimento, ma che gioca con il nome di Sergio Mattarella. Sui 166 voti ottenuti dal Capo dello Stato in carica nella quarta votazione di oggi, c’è il timbro di molti grillini. Quelli ostili a Giuseppe Conte e fiancheggiatori di Luigi Di Maio. Militanti pronti a vestire la casacca dei franchi tiratori, nel caso in cui il leader dovesse optare per soluzioni poco gradite. O, addirittura peggio, qualora dovesse decidere senza condividere passaggi e soluzione individuata. E così, arriva la votazione.

M5S, Conte sulla graticola a sotto attacco di Di Maio

Il M5S dilaniato e spacchettato in mille rivoli e correnti, in questa corsa per il Quirinale sta mostrando il fianco scoperto. La strada per il Colle, a detta di Giuseppi, sembrerebbe biforcarsi tra Draghi e Mattarella. Mettendo il Movimento al bivio e Conte all’angolo, isolato dal pressing di Di Maio. Ed è lo stesso leader della frastagliata galassia pentastellata ad ammetterlo, dicendo: «Siamo su un piano inclinato: da una parte si va verso Mario Draghi. Dall’altra si va verso il bis di Sergio Mattarella». A parlare con l’Adnkronos, nel pomeriggio infuocato della Camera, è una fonte “contiana” di primo piano, che disegna un quadro dello stallo in atto nella partita per il Colle, nel giorno della quarta fumata nera.

Una prova muscolare e un clima da congresso interno…

Nel mezzo, tra il nome del premier (che il leader M5S Giuseppe Conte vorrebbe “congelare” a Palazzo Chigi) e quello del Presidente della Repubblica uscente (che ha più volte rimarcato la sua indisponibilità a una riconferma) c’è una girandola di figure – da Andrea Riccardi, la “carta” del Pd che il M5S ha approvato sul tavolo nei giorni scorsi. Alla direttrice del Dis Elisabetta Belloniche puntualmente finiscono nel tritacarne dei veti incrociati. «Salvini – il ragionamento espresso dalla stessa fonte – purtroppo ha la pretesa di conservare l’integrità della coalizione di centrodestra e della maggioranza di governo allo stesso tempo. Mattarella? Non sta bene alla Meloni. Draghi? Non sta bene a noi e alla Lega… E così via”.

L’opzione Mattarella e il messaggio dei “dimaiani” a Conte

Dall’inner circle di Conte inizia a filtrare una certa consapevolezza del fatto che il Mattarella bis può diventare un’opzione davvero concreta. «Il voto di oggi è un segnale del Parlamento di cui le forze politiche, tutte quante, devono tenere conto. Noi lo riteniamo un segnale da accogliere con favore. Mattarella è sempre stato l’esempio di alto profilo che noi cerchiamo», commenta il vicepresidente del M5S Riccardo Ricciardi, intercettato a Montecitorio.

M5S, Conte intanto continua le sue interlocuzioni. Dov’è andato?

Giuseppe Conte però non sembra convinto. E prosegue le sue interlocuzioni. Nel pomeriggio il capo politico 5 Stelle lascia la Camera per diverse ore. Dov’è andato? Chi sta incontrando? Si chiedono deputati e senatori. «Sta continuando la girandola di incontri, senza per questo doverlo sbandierare ai quattro venti», dicono fonti M5S a lui vicine. E ancora: «Sta premendo sull’acceleratore: è determinato e fiducioso sul nome condiviso», assicurano dallo stato maggiore pentastellato. Sarà, ma intanto sembra che non ci sia accordo nemmeno sulle indicazioni arrivate dall’alto via sms.

M5S tra Conte e Di Maio, indicazioni di voto e libertà di coscienza…

I vertici del M5S avevano dato indicazione di votare scheda bianca, per poi precisare che ai parlamentari è stata lasciata «anche la possibilità di esprimersi in libertà di coscienza», dice qualcuno. «Nell’sms che abbiamo ricevuto c’era solo l’indicazione di lasciare scheda bianca…», commenta però un eletto pentastellato nel cortile di Montecitorio (smentendo il primo). Insomma, tra equivoci e incomprensioni. Divisioni e provocazioni, anche il voto di oggi è stata per i “dimaiani” un’occasione per contarsi. Nei conciliaboli in Transatlantico diversi parlamentari ascrivibili all’area del ministro degli Esteri, conversando con l’Adnkronos, hanno ammesso di aver votato per il Presidente della Repubblica uscente.

Il M5S spaccato tra lodo “contiano” e “desiderata dimaiani”

A questi si aggiunge il gruppo dei senatori “ribelli M5S”, sempre più vicini al titolare della Farnesina, che già ieri avevano scritto sulla scheda il nome dell’attuale Capo dello Stato. Di Maio continua a giocare la sua partita: interpellato dai cronisti sull’ipotesi Belloni, il ministro ha colto di nuovo la palla al balzo per sottolineare l’importanza di preservare la coalizione che sostiene l’attuale esecutivo. Con Elisabetta Belloni “ho lavorato insieme alla Farnesina, si tratta di un profilo alto, ma non giochiamo a bruciare nomi. E, soprattutto – ha messo in guardia – non spacchiamo la maggioranza di governo».

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