Lo stupro di Primavalle: i genitori complici, la vittima insultata: “Giuro che gli sparo in faccia”

venerdì 21 Gennaio 11:57 - di Redazione
stupro primavalle

Mettono i brividi i dettagli dello stupro di Capodanno avvenuto in una villa di Primavalle un anno fa. In pieno lockdown. Alcune famiglie erano al corrente di quanto avvenuto. “Ci sono i silenzi – scrive Repubblica – le omissioni, la denuncia arrivata solo il giorno dopo il racconto dello stupro, le strategie per togliere i figli dai guai”. C’è pure un patrigno che chiede: “Ti sei divertito almeno?“, tutto compiaciuto per l’impresa dello stupro di gruppo.

Tutto nasce dall’incontro tra i ragazzi di Primavalle e le ragazze dei Parioli, per un festino proibito a base di droghe e alcol. “Tra Primavalle, Torrevecchia e Quartaccio, quartieri di periferia – scrive ancora Repubblica – ci sono persino papà e mamme che, una volta scoppiato il caso delle violenze, si sono messi nelle mani di un piccolo boss per cercare di togliere i figli dai guai”.

A portare cocaina alla festa era stata la figlia di una soubrette, alla festa ha preso parte anche il nipote di un politico di primo piano. Si tratta, scrive la gip Tamara De Amicis, di famiglie inaffidabili, sia quelle dei quartieri bene sia quelle dei quartieri periferici. “I genitori hanno consentito ai figli la partecipazione a una festa vietata per ragioni di salute pubblica. In alcuni casi li hanno accompagnati, e certamente li hanno riforniti di denaro sufficiente per l’acquisto di stupefacenti”. E poi ci sono le parole di uno dei due arrestati, Claudio Nardinocchi, che si scaglia contro la famiglia della vittima: «Sono infami, vermi e miserabili. Cioè tu manni tu fija a sedici anni col lockdown a ‘na festa e poi el giorno denunci? Ma che sei infame ? ».

L’invitato più in vista, nipote di un importante politico, racconta ai carabinieri che da subito c’è stata tension: «Uno dei ragazzi mi ha chiesto quanti anni avessi. Io gli ho risposto 20» . Parte un litigio sull’età, il nipote del politico insiste: « Se non ci credete, vi faccio vedere un documento». Le ragazze (tre in tutto, compresa la vittima dello stupro) raccontano che «tutti i ragazzi della casa ci hanno provato con le ragazze della casa, credo che la festa avesse proprio quello scopo». E qualcuna – come hanno scritto il giorno dopo su Tik Tok – “ce la siamo persa per strada”. Sarebbe  appunto la ragazzina stuprata, figlia di un diplomatico spagnolo.  Insultata peraltro da uno del gruppo degli stupratori. «Giuro che io vado in Spagna… la pio e gli sparo in faccia. La fo’ a pezzi».

Ai domiciliari c’è Patrizio Ranieri, un calciatore in erba. Maggiorenne. Nelle intercettazioni gli amici raccontano che sarebbe uscito dalla camera dove la ragazzina è stata stuprata per tre ore sventolando la maglietta sporca di sangue come un trofeo. Lui racconta di un rapporto consenziente. I lividi sul corpo della vittima raccontano tutta un’altra storia.

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