Green Pass, il costituzionalista Guzzetta: conflitto insanabile fra norma italiana e norma Ue

sabato 22 Gennaio 14:16 - di Paolo Lami

C’è un conflitto insanabile fra il Dpcm firmato dal governo Draghi per diminuire forzosamente la validità del Green Pass, da 9 a 6 mesi, e la relativa normativa della Ue. Al punto che, secondo il costituzionalista Giovanni Guzzetta, professore di diritto pubblico presso l’Università di Roma Tor Vergata, si aprirà un vasto contenzioso con i cittadini perché se il diritto nazionale contrasta con quello europeo non è applicabile.

È lo scenario che prospetta Guzzetta parlando con l’Adnkronos del Green Pass italiano così come lo sta concependo il governo Draghi che ha dato una sforbiciata, senza alcun motivo logico  né tantomeno scientifico all’ultima follia imposta agli italiani.

Dal primo febbraio il green pass italiano durerà 6 mesi, quello europeo 9. E arriverà una pioggia di ricorsi.

“C’è un contrasto che mi pare insanabile, un problema di legittimità e compatibilità comunitaria che a mio parere va corretto subito. Il rischio – mette in guardia Guzzetta – é che per i cittadini italiani la frequenza della vaccinazione sia maggiore che per gli altri cittadini europei”.

“Il primo febbraio si creerà una situazione di conflitto tra due norme che entrano in vigore lo stesso giorno. – avverte il costituzionalista. – Ma il diritto nazionale che contrasta con il diritto europeo direttamente applicabile non dovrebbe valere”.

“Dato che il Parlamento in questi giorni sta discutendo la Conversione del decreto, sarebbe opportuno – suggerisce il professor Guzzetta – che le Camere dedicassero una particolare attenzione a questo punto, per evitare un contenzioso molto vasto da parte dei cittadini. Anche perché più si riduce la durata della certificazione, più sono le dosi che gli italiani sono tenuti a farsi somministrare per assicurarsi di avere la certificazione verde in Italia“.

“Ci sono una serie di coincidenze abbastanza sorprendenti in questa vicenda – rileva il professore di Diritto pubblico – perché pochi giorni prima che il governo approvasse il decreto del 24 dicembre, che riduce a sei mesi la durata del green pass, la Commissione europea aveva approvato un regolamento delegato di attuazione del regolamento del consiglio del Parlamento per garantire la libertà di circolazione all’interno dell’Ue stabilendo due principi sulla validità delle certificazioni”.

“Il primo – ricorda Guzzetta – che sul primo ciclo di vaccinazione la validità del certificato verde in Europa debba essere di nove mesi; il secondo che non debbano essere stabiliti al momento limiti alla certificazione relativa al richiamo o booster.”.

E cosa è accaduto, invece? “Tre giorni dopo, il governo italiano – annota il docente – ha stabilito in via generale la riduzione del certificato a sei mesi sia per quanto riguarda le prime due dosi che la certificazione con il booster. Questa divergenza pone problemi di compatibilità comunitaria“.

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