Acca Larentia, l’Anpi senza vergogna, prova a strumentalizzare il ricordo delle nostre vittime

venerdì 7 Gennaio 17:42 - di Paolo Lami
acca Larenzia

Senza vergogna i cosiddetti “partigiani” dell’Anpi, l’Associazione che, da anni, vive grazie ai soldi che il governo sottrae dalle tasche degli italiani, prova a strumentalizzare il ricordo delle nostre vittime di Acca Larentia, quei ragazzi a cui è stato strappato il futuro da un gruppo di vili assassini comunisti.

“Il problema non è la commemorazione e riconoscere la tragicità di questi fatti. Il problema è che queste commemorazioni si trasformano, ogni anno, in parate fasciste e saluti romani“, si azzarda a dire , senza un briciolo di vergogna, Fabrizio De Sanctis, componente della segreteria nazionale Anpi e presidente dell’Anpi provinciale di Roma  riguardo alle iniziative nel giorno della commemorazione della strage di Acca Larentia.

“Solidarietà ai giornalisti che dovranno coprire l’evento perché negli anni scorsi ci sono stati numerosi episodi di aggressione nei loro confronti – continua a provocare De Sanctis parlando con l’Adnkronos. – Il problema è che si svolgono come cerimonie di tipo fascista, con continue apologie del fascismo e ciò è intollerabile per la città di Roma e per il Paese. In una città medaglia d’oro per la resistenza è intollerabile che il 7 gennaio si continuino a fare parate fasciste“.

Il Comitato provinciale dell’Anpi di Roma aveva chiesto di vietare “ogni manifestazione o raduno fascista“, ma se le manifestazioni per il ricordo delle giovani vittime di Acca Larentia si terranno, conclude De Sanctis “chiediamo di vigilare e reprimere episodi di apologia del fascismo“.

“Le polemiche sulla commemorazione della strage di Acca Larentia ci sono sempre state e sempre sono state strumentali. – aveva avvertito, oggi, in un’intervista al ‘Tempo‘, l’ex-senatore e oggi segretario generale del ‘Centro iniziative socialiDomenico Gramazio. – Oggi ricordiamo, come è giusto che sia, tre ragazzi brutalmente assassinati, e niente di più. Piuttosto che polemizzare, sarebbe molto più utile chiedere di fare chiarezza una volta per tutte su quanto accaduto 43 anni fa“.

“Nell’anniversario della tragedia di Acca Larenzia, cerchiamo ancora la verità su chi ha ucciso Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, giovani militanti che persero la vita sotto i colpi di una mitraglietta Skorpion, proveniente dall‘Est Europa, finita fino nelle mani di un commissario di polizia, misteriosamente persa, mentre uscivano dalla storica sezione – ricorda Federico Mollicone, deputato di Fratelli d’Italia e presidente dell’IntergruppoLa verità oltre il segreto”. – La sera in cui venne ucciso Recchioni, come descrive Valerio Cutonilli, erano presenti elementi provocatori che spararono mai poi identificati”.

”Sono vittime del terrorismo riconosciute dallo Stato: sotto il governo capitolino di centrodestra venne approvato il toponimo. Il sindaco Gualtieri individui – esorta Mollicone – nell’ottica della conciliazione nazionale, una strada o uno slargo nella vicina Villa Lazzaroni per l’intitolazione.”

Non può esserci pace senza giustizia. Non può esserci giustizia senza verità. A quarantaquattro anni dalla strage di Acca Larentia cerchiamo sia l’una che l’altra – dice il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli partecipando all’iniziativa di commemorazione della tragedia. – Chi ha ucciso Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta sotto i colpi di una mitraglietta Skorpion? Chi ha freddato il giorno dopo Stefano Recchioni con un colpo di pistola ad altezza d’uomo sparato dalle forze dell’ordine?”.

”Oggi come da 44 anni a questa parte vogliamo ricordare quei ragazzi innocenti e lo facciamo ribadendo l’esigenza di riaprire le indagini sui crimini impuniti sui quali, come nel caso di Acca Larentia, siano emersi elementi di novità – chiede Rampelli. – E quella di istituire una Commissione d’inchiesta sugli anni della violenza politica, proposta di legge inevasa agli atti della Camera dei Deputati che può contribuire a diradare la nebbia su quella strategia della tensione che avvolge vent’anni di storia italiana”.

È l’”unica possibilità per fare piena luce sul sangue ingiustamente versato e favorire l’apertura di nuove inchieste, doverose per chi ha a cuore il perseguimento della verità”.

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