Trento, un paziente no vax rifiuta di essere intubato e muore. I medici: «Fatto di tutto per salvarlo»

sabato 11 Dicembre 17:20 - di Redazione
Trento

Ancora un altro caso. Ricoverato per Covid con una grave forma di insufficienza respiratoria un uomo di 50 anni è morto all’ospedale Santa Chiara di Trento per aver rifiutato le cure. L’uomo, come riporta Tgcom24, un convinto no vax, ha espresso al personale sanitario il proprio convincimento dicendo no, in sede di consenso informato, alle terapie di ossigenazione artificiale che gli avrebbero dato possibilità di sopravvivenza.

Paziente no vax muore a Trento

A rendere pubblica la notizia è stata Rai Trentino che puntualizza che si trattava di un paziente che, oltre all’obesità, non aveva patologie pregresse. Per questo la terapia con l’ossigeno avrebbe avuto buone possibilità di salvarlo. Ma senza il consenso all’intubazione, registrato in fase di ricovero, non è stato possibile procedere con le normali terapie.

L’ordine dei medici di Trento: «Fatto di tutto per salvargli la vita»

«I sanitari hanno fatto di tutto per salvare la vita al 50enne» non vaccinato. Lo dice  all’Adnkronos Salute Marco Ioppi, presidente dell’Ordine dei medici di Trento, commentando quanto accaduto nel nosocomio trentino. «Hanno cercato in ogni modo di convincerlo ma lui ha rifiutato l’aiuto del respiratore che avrebbe migliorato le sue condizioni». Di fronte alla sua decisione «hanno cercato anche di parlare con la sua compagna per farlo ragionare, ma non c’è stato nulla da fare». E poi aggiunge: «Noi medici abbiamo come missione quella di curare e salvare vite ma di fronte all’autodeterminazione di un paziente, capace di intendere e di volere, dobbiamo rispettarla».

«I medici devono rispettare la volontà del paziente»

«Anche se i medici ritengono che la loro scelta sia vincente e abbia buone probabilità di salvare una vita, devono rispettare, a malincuore, la volontà del paziente, dopo aver fatto ogni tentativo per farlo desistere da decisioni che mettono a repentaglio la vita. Purtroppo – conclude – è sempre una sconfitta per noi medici».

 

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