Terrorismo, fermato un immigrato pakistano a Bari: era libero in attesa di rimpatrio coattivo

29 Dic 2021 11:54 - di Giorgia Castelli
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Fermato per terrorismo un 31enne pakistano a Bari. A eseguire il decreto della Procura Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo dell’Aquila i militari del Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri il 15 dicembre scorso. Il fermo è stato convalidato e il Gip di L’Aquila, su richiesta della Procura, ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare a carico di Arslan Faiz con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo.

Pakistano fermato per terrorismo

Lo straniero, già residente a Francavilla al Mare (Chieti) da circa tre anni e impiegato come auto lavaggista, era stato colpito il 18 agosto scorso dal provvedimento di espulsione dal territorio nazionale per ordine e sicurezza pubblica, emesso dal prefetto di Chieti, e si trovava in attesa dell’esecuzione del rimpatrio coattivo.

Le indagini dei carabinieri del Ros

La misura cautelare è il frutto di una complessa e articolata attività di indagine dei Carabinieri del Ros, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo dell’Aquila, sotto la direzione del Procuratore della Repubblica Michele Renzo, durante la quale si dimostrava un rapido ed intenso processo di “autoradicalizzazione” islamica del pakistano, che aveva assunto connotazioni estremiste di natura salafita. Indizio, quest’ultimo, che ha spinto gli inquirenti a svolgere ulteriori attività investigative nei confronti di Faiz, che riuscivano a documentare una sua continua attività di propaganda apologetica, tramite Facebook, consistente in “post” e commenti a favore dei metodi terroristici e delle vittorie delle milizie talebane. Faiz avrebbe inoltrato a più persone, via WhatsApp, video e fotogrammi di propaganda jihadista, palesando un’esplicita attività di istigazione a commettere i delitti di partecipazione ad associazioni con finalità di terrorismo ed attentati terroristici.

Video e fotografie dei campi di addestramento in Afghanistan

A quanto emerso dalle indagini, Faiz si rivolgeva in lingua urdu ai propri concittadini, sia quelli residenti in Italia che in Pakistan, tentando di influenzarli in senso radicale, pubblicando immagini elogiative dei talebani, e in particolare dell’organizzazione terroristica Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP). Sul suo telefono, precedentemente sequestrato, sono stati infatti rinvenuti molti video e fotografie, alcuni dei quali anche pubblicati e condivisi sui social, dei campi di addestramento in Afghanistan, di miliziani armati, effigi di Osama Bin Laden e dei leader talebani, con espressioni elogiative nei confronti delle organizzazioni jihadiste, invitanti anche esplicitamente al martirio contro gli “infedeli. Il processo penale che dovrà stabilire l’eventuale responsabilità penale del Faiz rispetto alle accuse mosse dalla Procura Distrettuale sarà incardinato dinanzi al Tribunale di L’Aquila.

 

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