«Sciopero politico». La mobilitazione generale di Cgil e Uil contro la manovra fa infuriare Draghi

7 Dic 2021 8:59 - di Redazione
sciopero

Uno sciopero “politico”. A Palazzo Chigi non dicono proprio così, ma la sostanza è quella. Il più stupito della scelta di Cgil e Uil (la Cisl si è chiamata fuori) di indire per il 16 dicembre la mobilitazione generale contro la manovra di bilancio del governo è proprio Mario Draghi. Il premier era convinto di aver fatto più del possibile per andare incontro alle richieste di Landini e Bombardieri, ma tutto quel che ne ha ricavato è stato appunto lo sciopero. «La realtà è che Cgil e Uil volevano dettare l’agenda del governo alle pensioni», fanno trapelare dalla presidenza del Consiglio. In parte è così, ma i due sindacati hanno espresso insoddisfazione anche per altre questioni a loro avviso non sufficientemente trattate nella manovra.

Per Palazzo Chigi lo sciopero del 16/12 è «immotivato»

A cominciare dal contrasto alle delocalizzazioni aziendali per finire al mancato contributo di solidarietà sul taglio dell’aliquota Irpef in favore dei redditi più bassi. Obiettivo, quest’ultimo, che Draghi aveva anche tentato in verità di centrare. Se non gli è riuscito è stato solo per la ferma opposizione in Consiglio dei ministri di Forza Italia, Lega e Italia Viva. In ogni caso – obiettano da Palazzo Chigi – tutti gli altri obiettivi di carattere “sociale” o ridistribuito della ricchezza sono stati assicurati. Incontestabile.

La Cisl non aderisce

La manovra rifinanzia infatti il reddito di cittadinanza (seppur rivisto), introduce l’assegno unico per le famiglie meno abbienti, stanzia risorse per fronteggiare il “caro bollette“, stanzia 4 miliardi per la sanità, estende gli ammortizzatori sociali anche a chi lavora per periodi brevi. Se a questo aggiungiamo le agevolazioni per i mutui destinate ai giovani e il taglio fiscale di 7 miliardi per favorire pensionati e dipendenti, lo sbigottimento di Draghi per la proclamazione dello sciopero si capisce ancora meglio. La sensazione è che Cgil e Uil abbiano voluto supplire con un surplus di protagonismo (più che sociale) la debolezza della sinistra. Della serie: laddove non arriva Letta, c’è Landini e laddove il Pd arretra, ci pensa la Cgil. Più sciopero politico di così…

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