La metà degli italiani non si fida dei virologi: hanno creato allarme e disorientamento

martedì 28 Dicembre 19:00 - di Redazione

Chi ha l’ultima parola sul virus? In questo campo la confusione regna sovrana. Per il 61% degli europei la più attendibile fonte di informazione sono virologi, medici e personale sanitario ma tra i no vax la quota scende al 32%

Un evento inaspettato come l’epidemia da Covid-19 ha scatenato la domanda di informazione a livello globale. Dall’analisi dell’Osservatorio permanente Censis-Ital Communications sulle Agenzie di comunicazione in Italia, presentato oggi, emerge che una recente indagine di Eurobarometro ha rilevato che  il 44% dei cittadini della Ue fa affidamento su quanto comunica l’autorità sanitaria nazionale, ma tra i no vax la quota è del 12%.

Il 10% di chi non è vaccinato attribuisce fiducia ai siti web per l’informazione sui vaccini e l’8% ai social network contro il 5% della popolazione. Significativo che il 41% di chi ha deciso di non vaccinarsi non giudichi affidabile nessuna fonte informativa. Oltre la metà degli italiani (54,2%) ritiene positiva la presenza mediatica degli esperti nei vari campi della medicina.

I giudizi sono invece negativi per il restante 45,8%, in quanto virologi ed epidemiologi hanno creato confusione e disorientamento (34,4%) o sono stati addirittura dannosi, perché hanno provocato allarme (11,4%). In tal senso, l’86,8% degli italiani segnala che le notizie che viaggiano sul web dovrebbero essere sottoposte a regole e controlli più stringenti, a garanzia dell’utente e della qualità dell’informazione, chiamando in causa i gestori dei social network.

L’intervento più urgente per arginare il proliferare di fake news sul web, segnalato dal 56,2% degli italiani, è quello di prevedere pene più severe per chi diffonde deliberatamente false notizie.

All’inizio di dicembre il Censis aveva quantificato in 3 milioni il numero di persone che sostengono che il Covid non esiste, per il 10,9% degli italiani il vaccino è inutile e inefficace. Per il 31,4% è un farmaco sperimentale e le persone che si vaccinano fanno da cavie. Per il 12,7%, infine, la scienza produce più danni che benefici.

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