Il fondatore della Ong Open Arms: rispetto la legge del mare piuttosto che la legge italiana

venerdì 17 Dicembre 12:34 - di Roberto Frulli

Se deve scegliere fra la legge del mare e quella degli uomini, in questo caso la legge italiana, Oscar Camps, fondatore della Ong Open Arms, assicura che preferisce rispettare quella del mare. E violare, dunque, la legge degli uomini, cioè quella italiana.

Un affermazione vera ma fino ad un certo punto quella che fa il fondatore di Open Arms prima di entrare nell’aula Bunker della Casa Circondariale Pagliarelli di Palermo dove da oggi è in corso l’udienza del processo, contro l’ex-ministro dell’Interno, Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona per aver impedito, con una ordinanza, lo sbarco degli immigrati dalla nave dell’organizzazione non governativa che li era andati a prendere, come un vero e proprio taxi del mare, a ridosso delle coste libiche con il preciso obiettivo di portarli in Italia violando la normativa e mettendo in crisi il nostro Paese.

E, infatti, la Open Arms rifiutò categoricamente un Pos, un porto sicuro a Malta che era competente dal punto di vista della zona Sar, proprio perché voleva entrare in Italia. Un gesto politico di contestazione della normativa italiana più che umanitario. Perché se davvero, come sostiene Camps, avesse avuto a cuore alla salute e alla sicurezza degli immigrati li avrebbe sbarcati nel primo porto sicuro, cioè Malta.

Preferisco rispettare la legge del mare che quella degli uomini, perché la legge del mare dice che gli uomini vanno salvati”, dice Oscar Camps fingendo di non rendersi conto che se avesse davvero voluto salvare gli immigrati avrebbe accettato il Pos di Malta. – Non c’è cosa più importante che salvare una vita umana – dice ancora Camps – Una persona per annegare ci mette 3 minuti e sono tre minuti di sofferenza terribile”.

Commentando le parole di Salvini che ha definito il processo “politico”, Camps dice: “Salvini è Salvini”. E aggiunge: “Oggi è un giorno troppo importante, vediamo se ci troveremo di fronte la Guardia costiera che oggi non soccorre e che aspetta le segnalazioni o quella di prima del 2018″.

“Mi aspetto giustizia per tutte le persone che hanno subito sofferenza”, insiste Camps. “Non ci sono navi governative che soccorrano – conclude – noi assistiamo a respingimenti, milizie libiche che intervengono”.

Ed è proprio il primo teste schierato dalla Procura contro Salvini che smentisce più volte il teorema buonista del fondatore di Open Arms, Oscar Camps.

Open Arms, dice in sostanza in aula l’ammiraglio Sergio Liardo, capo del terzo reparto del Comando generale delle capitanerie di Porto, chiamato dai magistrati palermitani a ricostruire i fatti avvenuti nell’agosto del 2019 nel processo contro Matteo Salvini, rifiutò il porto sicuro offerto da Malta e quello offerto dalla Spagna. Insomma voleva palesemente sbarcare gli immigrati in Italia.

La nave Open Arms dopo il soccorsonon accettò il pos dato da Malta. – sottolinea l’ammiraglio Liardo in aula – Riteneva a quel punto che sbarcare i migranti – è una comunicazione via mail – avrebbe potuto creare dei problemi”. Quali, non si capisce.

Non solo. “Nel frattempo erano state fatte diverse evacuazioni mediche sotto il coordinamento di Malta”, ricostruisce Liardo in aula. Ma, appunto, Open Arms decise di non sbarcare li gli immigrati puntando, invece, la prua su Lampedusa.

E ancora: Open Arms preferì lasciare gli immigrati sulla nave in balia delle onde piuttosto che sbarcarci  a Malta. E perse altro tempo utile rivolgendosi al Tar del Lazio. Intanto il mare ingrossava, arrivando, poi, a forza 4 con 25 nodi di vento.

Ma Camps preferiva ingaggiare testardamente un braccio di ferro con l’Italia piuttosto che accettare altri porti sicuri.

“Fu offerto un Pos da altro paese, la Spagna – ricorda il teste dell’accusa, il  Liardo – Noi demmo a Open arms la possibilità di prendere parte dei migranti a bordo per consentire alla nave di fare la navigazione verso la Spagna“. Che era, fra l’altro, la bandiera della nave stessa. Ma Camps rifiutò per l’ennesima volta. Se questo significa avere a cuore la sicurezza e la salute degli immigrati e rispettare la legge del mare

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