Crosetto contro la dittatura ‘coreana’ di Draghi: “Ha deciso che se va al Quirinale non si vota…”

lunedì 27 Dicembre 8:26 - di Lucio Meo

Il presidente del Consiglio che spadroneggia, si fa accogliere dagli applausi dei giornalisti, lancia messaggi ai parlamentari rassicurandoli che se lui va al Colle non si voterà mentre porta a casa una manovra super blindata, non piace a Guido Crosetto, voce isolata nel coro dei laudatores di Mario Draghi. Nella lunga intervista alla Verità, l’esponente di Fratelli d’Italia non le manda a dire al premier, pur riconoscendogli autorevolezza e capacità di restituire credibilità all’Italia sui mercati finanziari internazionali. Ma la democrazia? “Sono in crisi le istituzioni dove la politica dovrebbe trovare la sua forza suprema. Senza precedenti nella storia della Repubblica italiana, e senza alcuna giustificazione costituzionale, la legge finanziaria è stata approvata in assenza di un voto né in Parlamento né in Commissione. È passata come passa una modella in passerella”.

Crosetto, Re Draghi e le preoccupazioni di Fratelli d’Italia

“I giornalisti che applaudono al premier prima di fargli domande alla conferenza stampa di fine anno fanno molto Corea del Nord, no? Almeno nell’idea romantica che tutti noi abbiamo del mondo, la stampa dovrebbe essere distaccata, addirittura a-politica”, aggiunge Crosetto alla Verità, provando poi a svelare le reali intenzioni di Mario Draghi. “Credo di aver letto tra le righe del discorso di Draghi questa rassicurazione: se mi eleggete, sappiate non ci saranno elezioni. Ha tolto il dubbio ai deputati che temono di essere mandati a casa… ha una sua logica, nel racconto mainstream del periodo, visto che il Pnrr è da implementare, ed è fondamentale. Penso che se Draghi sarà eletto al Quirinale sarà più forte di adesso, e individuerà lui stesso un premier che non faccia ombra a nessun partito, un altro tecnico”.

Il prestigio internazionale e il ruolo del premier

L’Economist dice che siamo il Paese dell’anno, e Crosetto se ne compiace: “La credibilità del premier sui mercati internazionali è innegabile. Le dico una cosa molto pesante: in una situazione di sovranità limitata come la nostra, in cui cioè la sostenibilità del debito dipende più dall’esterno che dall’interno, ci sono momenti in cui penso che Draghi sia un’alternativa buona alla troika”.

Poi si parla di Berlusconi e del centrodestra. “Occorre fare di necessità virtù, o si è uniti o il centrodestra non c’è. Berlusconi ha governato proprio perché è stato un mago nel tenere insieme anche chi nemmeno si parlava fino al giorno prima. Probabilmente è quello che ha più chance di tutti, visti i voti della coalizione e visto che potrebbe fare simpatia a insospettabili esterni. Gli ultimi 20 anni ci hanno insegnato che Berlusconi non è mai vinto, mai sconfitto, e che ha risorse inaspettate. Certo, non ci può fare da ombrello sul fronte della credibilità internazionale. I mercati sono i suoi nemici, nel 2011 ne abbiamo avuto la prova”.

Il presidenzialismo svolta politica per l’Italia

Quindi l’intervista si snoda sul tema del presidenzialismo proposto da Fratelli d’Italia: “C’è la necessità di uno Stato che decida in tempi brevi, adeguandosi alla velocità del mondo dell’economia e alla grandezza dei problemi. Con una persona che si assume le responsabilità delle sue azioni. Pur con un fortissimo contrappeso parlamentare, come accade negli Stati Uniti”. Ed ancora, il caro bollette, il Covid, la Cina, il Green pass, su cui Crosetto non lesina critiche al governo. “I manifestanti sono chiaramente una minoranza. Ma nella mia concezione di democrazia si ascolta anche una sola persona. Capisco di essere strano, forse troppo poco fascista rispetto a uno di sinistra che non ascolta oggi nemmeno 6 milioni di persone. Occorre ragionare con chi protesta, non ghettizzarli. La ghettizzazione è sempre un male”.

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